
16 gennaio 2009
Un team congiunto delle Nazioni Unite è riuscito a raggiungere Duru, teatro di nuovi attacchi del Lord’s Resistance Army, nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo. Duru, già bersaglio del LRA a settembre, è stata nuovamente attaccata dal gruppo ribelle ugandese all’inizio di questa settimana. L’attacco ha causato 4 morti e Duru è diventata una città fantasma.
Lo staff dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), che mercoledì ha raggiunto l’area in elicottero, ha riferito che il villaggio, un tempo pieno di vita, è attualmente deserto e ricoperto di vegetazione. I sopravvissuti di Duru si sono avventurati fuori dai loro nascondigli per incontrare il team. Gli operatori umanitari sono rimasti scioccati dalle condizioni fisiche degli abitanti, molti di loro vestiti di stracci, evidentemente denutriti e deboli dopo aver passato tante notti nella boscaglia senza coperte né alloggio. L’UNHCR ha raccolto storie agghiaccianti sulle atrocità commesse dal gruppo ribelle ugandese che, secondo i sopravvissuti, avrebbe razziato il villaggio nelle giornate di lunedì e martedì, uccidendo 4 persone, ferendo una bambina di 4 anni e sequestrando un bambino di 9.
Il team dell’UNHCR nel centro regionale di Dungu, 90 km a sud di Duru, stima che siano 567 i morti nella Provincia Orientale della Repubblica Democratica del Congo, al confine con Uganda e Sudan meridionale, dall’inizio degli attacchi del LRA nel settembre scorso. La stima include anche le vittime degli attacchi di questa settimana a Duru e Diagbe, più a nord. Il numero di sfollati in questa parte della Repubblica Democratica del Congo ha ormai superato le 115.000 persone ed è presumibile che continui ad aumentare.
Secondo gli abitanti del villaggio di Duru, i ribelli avrebbero razziato e poi bruciato le loro case, costringendo i residenti a fuggire nella foresta. Alcuni di loro sono scappati verso Dungu. Altri 2.000 hanno attraversato il confine con il Sudan. Quelli rimasti a Duru sono gravemente sotto shock e hanno urgente bisogno di assistenza.
I locali hanno anche riferito al team dell’UNHCR di non sentirsi al sicuro e di temere nuovi assalti, stupri e rapimenti. Non c’è personale medico al villaggio che curi i malati e i feriti e non ci sono neanche medicine. Gli abitanti rimasti hanno anche riferito che è pericoloso bere l’acqua dei pozzi.
Al momento del primo attacco del LRA, nel settembre 2008, Duru contava 6.000 abitanti. Ora restano meno di 1.000 persone (180 famiglie).
Le agenzie umanitarie devono affrontare enormi sfide logistiche per raggiungere le comunità vittime degli attacchi del LRA. Ad esempio, Duru può essere raggiunta solo in elicottero con la scorta di sicurezza della missione di pace delle Nazioni Unite (MONUC). Il limitato accesso, la scarsa sicurezza e le strade impraticabili stanno ostacolando sia la consegna che la distribuzione degli aiuti d’emergenza.
Comunque gli aiuti stanno giungendo in altre zone del distretto di Dungu. Martedì è arrivato a Dungu un convoglio delle Nazioni Unite che trasportava 70 tonnellate di cibo e aiuti non alimentari, forniti dalle agenzie umanitarie dell’ONU, incluso l’UNHCR. I camion, partiti 10 giorni fa da Goma, capitale di Nord Kivu, hanno trasportato granoturco, sale, olio da cucina e piselli del Programma Alimentare Mondiale (WFP) e coperte, materassini, set da cucina, taniche e sapone da parte dell’UNHCR. Nei prossimi giorni e settimane l’UNHCR, unendo gli sforzi con i suoi partner, spera di raggiungere circa 100.000 sfollati in località come Duru, Faradje, Doruma, Watsa e Isiro, che non ricevono assistenza dallo scorso settembre.
Durante il weekend l’UNHCR parteciperà ad altre missioni congiunte nelle zone di conflitto per ottenere maggiori informazioni sull’entità dei movimenti forzati e sui bisogni della popolazione.