
12 luglio 2010
Seppur con un team molto ridotto, l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha svolto negli ultimi sei mesi un ruolo di supporto molto importante ad Haiti, collaborando con l’OHCHR, il governo locale ed altri partner. Dal 12 gennaio, giorno del terremoto, l’intervento umanitario ha attraversato diverse fasi: dall’invio di aiuti di emergenza per via aerea all’assistenza di coloro che erano feriti ed evacuati in Repubblica Dominicana, fino all’intervento per dare un futuro al gran numero di sfollati a e dintorni.
Rimangono molte lacune e altrettante sfide. All’apice dell’esodo circa 2.3 milioni di persone erano costrette a vivere lontano dalle proprie case. Oggi 1,5 milioni di sfollati continuano a vivere in insediamenti spontanei e la maggior parte di loro si trova a Port-au-Prince e nei suoi dintorni. Coloro che sono tuttora ospitati da altre famiglie non hanno ancora ricevuto assistenza adeguata e mancano soluzioni più durature per gli altri sfollati.
L’UNHCR e l’OHCHR collaborano per coordinare con i principali attori nazionali e internazionali risposte adeguate ai bisogni di tutela degli sfollati. La sicurezza è ancora insufficiente, le condizioni possone essere ancora molto misere, e in mancanza di soluzioni durature molte persone vivono in proprietà private pressati perché vadano via quanto prima. Tra questi, i più poveri ora non hanno più un posto dove tornare.
In appoggio al Dipartimento di Protezione guidato dall’OHCHR, l’UNHCR continua ad attuare progetti a impatto rapido lungo il confine con la Repubblica Domenicana, come anche in aree remote fuori Port-au Prince. L'obiettivo è quello di fornire maggiore protezione aelle popolazioni sfollate più vulnerabili e alle comunità ospitanti. L’UNHCR ha fornito assistenza d'emergenza ad oltre 200mila persone a Port-au-Prince e dintorni.