
03 settembre 2010
L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) è estremamente preoccupato per il proseguire delle espulsioni di cittadini iracheni dai paesi dell’Europa occidentale. Il 1° settembre 2010 è atterrato all’aeroporto di Baghdad un volo charter con 61 persone a bordo, principalmente iracheni che risiedevano in Svezia, Norvegia, Danimarca e Regno Unito. L’UNHCR non è stato finora in grado di confermare la notizia che riferisce della presenza di tre iraniani tra i passeggeri del volo.
Le linee guida dell’UNHCR per l’Iraq richiedono che i governi non costringano i cittadini iracheni originari dei governatorati di Baghdad, Diyala, Kirkuk, Ninewa e Salah Al-din ad un rimpatrio forzato, viste le gravi violazioni dei diritti umani e la mancanza di sicurezza in tali aree. La posizione dell’UNHCR è che i richiedenti asilo iracheni, originari dei suddetti cinque governatorati, abbiano il diritto in base alla Convenzione di Ginevra del 1951 di beneficiare della protezione internazionale attraverso il riconoscimento dello status di rifugiati o di altre forme di protezione.
L’UNHCR ritiene che questi gravi rischi, tra cui minacce di morte indiscriminate, danni all’integrità fisica o limitazioni alla libertà derivanti dalla violenza o da eventi che disturbano l’ordine pubblico, siano ragioni valide per riconoscere una forma di protezione internazionale.
Alcune delle persone appartenenti al gruppo rimpatriato mercoledì, potrebbero essere dirette in aree più sicure, come la regione del Kurdistan mentre altre potrebbero fare ritorno su base volontaria. Tuttavia le 11 persone che lo staff dell’UNHCR ha intervistato erano originarie di Baghdad e almeno una era un cristiano di Mosul, nel governatorato di Ninewa dove le condizioni di sicurezza restano ancora estremamente instabili.
Anche nel governatorato di Baghdad le condizioni di sicurezza sono molto critiche: stanno aumentando gli scontri e si sono recentemente verificati gravi incidenti. Il 25 agosto, ad esempio, una serie di attacchi coordinati nel paese, inclusi kamikaze, hanno causato 62 morti e 250 feriti. Esplosioni di automobili, bombe ai margini delle strade, attacchi con i mortai e rapimenti, sono eventi che minacciano quotidianamente gli iracheni.
L’UNHCR chiede con urgenza ai governi europei di riconoscere una forma di protezione agli iracheni fin quando la situazione nelle loro zone d’origine in Iraq non permetta rimpatri sicuri e volontari. In questo momento di transizione estremamente critico, l’UNHCR incoraggia ogni sforzo volto a migliorare le condizioni in Iraq al fine di creare le condizione per rimpatri sostenibili e su base volontaria.
L’incessante violenza in Iraq ha causato movimenti forzati della popolazione irachena su larga scala sia all’interno che all’esterno del paese. Oltre un milione e mezzo di persone sono ancora sfollate all’interno dell’Iraq, mentre centinaia di migliaia di persone hanno trovato rifugio nei paesi confinanti, principalmente in Siria e Giordania. L’UNHCR è preoccupato per il segnale che i rimpatri forzati dall’Europa occidentale potrebbero inviare ai paesi confinanti con l’Iraq, che, nonostante una serie di priorità nazionali, continuano ad ospitare un gran numero di rifugiati iracheni.