Premio Nansen

Il Premio

Pochi premi umanitari possono vantare la stessa ricca eredità del Premio Nansen per i Rifugiati dell’UNCHR. Istituito nel 1954, il premio dà riconoscimento a una straordinaria e comprovata azione umanitaria in favore di rifugiati, sfollati o apolidi. Attualmente il premio consiste in una medaglia commemorativa e in un premio in denaro del valore di 100.000 dollari. Il premio monetario viene utilizzato dal vincitore, in stretta concertazione con l’UNHCR, per finanziare un progetto che valorizzi il lavoro che già compie in favore delle persone sfollate.

Il Premio Nansen per i Rifugiati prende il nome da Fridtjof Nansen, esploratore polare e umanitarionorvegese che negli anni venti ha ricoperto il ruolo di primo Alto Commissario per i Rifugiati per la Società delle Nazioni. Nel 1922 Nansen ha vinto il premio Nobel per la pace in riconoscimento del suo coraggioso e infaticabile lavoro in favore dei rifugiati della Prima Guerra Mondiale. Il Premio Nansen per i Rifugiati, attraverso i suoi vincitori, si propone di ricordare i valori di perseveranza e tenacia di fronte alle avversità che lo hanno guidato durante il suo mandato.
Il Premio Nansen per i Rifugiati vanta una lunga lista di vincitori, tra cui Eleanor Roosevelt, Graça Machel, Medici senza Frontiere e altri eroi meno noti che hanno lavorato in contesti pericolosi per salvare vite e sostenere la causa dei migranti forzati. Anche se provenienti da ambienti diversi, tutti i vincitori condividono una caratteristica: l’eccezionale impegno e la disinteressata dedizione alla causa dei rifugiati. Approfonsdisci le loro storie, qui.


Il vincitore del Premio Nansen 2018

Il Premio Nansen di quest’anno è stato vinto dal dottor Evan Atar Adaha per i suoi meriti eccezionali nel fornire instancabilmente assistenza medica ai più bisognosi in una regione tesa e instabile del Sud Sudan.

Il suo è l’unico ospedale nello Stato dell’Alto Nilo, e si occupa di oltre 200.000 persone, di cui circa 144.000 rifugiati dallo stato del Nilo Azzurro in Sudan.

Il suo team esegue in media 58 operazioni settimanali in condizioni difficili, con forniture e attrezzature limitate: non ci sono anestetici, la sala operatoria non è illuminata in modo adeguato, i pazienti sono spesso costretti a dormire all’aperto e il generatore di corrente salta regolarmente.

Il Sud Sudan, la nazione più giovane del mondo, ha ottenuto l’indipendenza dal Sudan nel 2011 dopo un referendum pacifico. Ma la guerra civile, giunta al suo quinto anno, ha creato in Sud Sudan la peggior crisi di rifugiati in Africa in termini numerici e la terza crisi peggiore a livello mondiale.

“Il lavoro del Dr. Atar attraverso decenni di guerra civile e conflitti è un esempio luminoso di profonda umanità e altruismo”, ha detto Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati.

“Durante i suoi instancabili sforzi, ha salvato migliaia di vite e dato ad innumerevoli uomini, donne e bambini una nuova possibilità di ricostruire il loro futuro”.