Reinsediamento

Un nuovo inizio in un Paese terzo

Alcuni rifugiati non possono o non vogliono tornare a casa perché sarebbero sottoposti a continue persecuzioni. Molti, inoltre, vivono in situazioni rischiose o hanno necessità specifiche che non possono essere soddisfatte nel paese in cui hanno cercato protezione. In simili circostanze l’UNHCR, come unica soluzione durevole sicura e percorribile, assiste i rifugiati nel reinsediamento in un paese terzo. Soltanto circa l’uno per cento dei 10,5 milioni di rifugiati che rientrano nella competenza dell’UNHCR in tutto il mondo viene individuato dall’agenzia come possibile beneficiario di reinsediamento.

Solo un ridotto numero di paesi prende parte ai programmi di reinsediamento. Gli Stati Uniti sono il principale paese ad attuare simili programmi, ma anche Australia, Canada e i paesi del nord Europa garantiscono ogni anno un ragguardevole numero di posti. Negli ultimi anni in Europa e in America Latina è aumentato il numero dei paesi coinvolti nei programmi di reinsediamento. Anche l’Italia è diventato un nuovo paese di reinsediamento.

I paesi di reinsediamento garantiscono ai rifugiati protezione fisica e legale, che include anche un accesso ai diritti civili, politici, economici, sociali e culturali simile a quello riconosciuto ai propri cittadini. Essi dovrebbero inoltre consentire ai rifugiati di diventare cittadini naturalizzati.

Il reinsediamento è un’esperienza che cambia la vita. È una vera e propria sfida, ma è anche gratificante. Spesso i rifugiati sono reinsediati in un paese con una società, una lingua e una cultura completamente diverse e nuove rispetto alle loro. Fornire un’accoglienza dignitosa ed un percorso d’integrazione efficace porta beneficio sia ai rifugiati che al Paese che li riceve. Per facilitare l’integrazione i governi e le organizzazioni non governative partner offrono servizi come orientamento culturale, formazione linguistica e professionale, e programmi per favorire l’accesso ad istruzione e lavoro.

Un numero crescente di Paesi partecipa al programma di reinsediamento dell’UNHCR, con 33 Stati che nel 2015 hanno offerto il reinsediamento o l’ammissione umanitaria sul proprio territorio (rispetto ai 27 del 2014, Global Trends). Il programma di reinsediamento solidale da parte dei governi di Argentina, Brasile, Cile, Paraguay e Uruguay – condotto con il sostegno tecnico dell’UNHCR – è un esempio di collaborazione regionale per migliorare le opportunità di reinsediamento nel quadro del Piano d’azione del Brasile. L’UNHCR continua ad adoperarsi affinché più Paesi offrano posti per il reinsediamento, soprattutto in considerazione del crescente numero di rifugiati che necessitano di una soluzione duratura.

Negli ultimi anni, l’UNHCR e gli Stati hanno lavorato per espandere i proprio sforzi oltre i tradizionali programmi di reinsediamento. Altri percorsi umanitari, come i programmi di sponsorizzazione privata, i visti umanitari e l’ammissione per motivi di salute, possono assicurare protezione e soluzioni per i rifugiati a rischio. Anche i programmi di ricongiungimento familiare, i programmi di mobilità lavorativa, le borse di studio e i tirocini sono in grado di fornire opportunità per i rifugiati in un Paese terzo. Questi percorsi sono stati promossi a complemento dei programmi di reinsediamento esistenti, soprattutto per trasferire, in condizioni di sicurezza, i rifugiati siriani che necessitavano di urgente assistenza.

Secondo quanto riportato da statistiche governative, il numero totale di rifugiati ammessi per il reinsediamento nel corso del 2015 è pari a 107.100. Si tratta di un leggero aumento rispetto ai 105.000 riportati nel 2014.

Tra i Paesi di reinsediamento che hanno accolto rifugiati nell’anno 2015, gli Stati Uniti d’America hanno ammesso il 60% del numero totale (pari a 66.500 persone). Altri Paesi che hanno ammesso un elevato numero di rifugiati nell’ambito di programmi di reinsediamento nel corso del 2015 sono il Canada (20.000), l’Australia (9.400) e la Norvegia (2.400).

Secondo le statistiche relative al reinsediamento fornite dai governi di 23 Paesi, i rifugiati del Myanmar sono stati la popolazione che più largamente ha beneficiato del reinsediamento (19.500 persone). Seguono i rifugiati siriani (13.800), i rifugiati provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo (10.700) e i rifugiati somali
(8.400). Nel complesso, i rifugiati reinsediati nel corso dell’anno appartengono a 65 diverse nazionalità.

Nel corso del 2015 , l’UNHCR ha segnalato per il reinsediamento 134.000 rifugiati, cifra che rappresenta un aumento del 29% rispetto al 2014 e il numero più alto in circa due decenni. I siriani costituiscono il più ampio singolo gruppo nazionale segnalato per il reinsediamento, con 53.300 individui interessati. Il secondo maggior gruppo è costituito da rifugiati provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo (20.500), seguiti da quelli di Iraq (11.200), Somalia (10.200) e Myanmar (9.700). Queste cinque nazionalità insieme rappresentano quasi l’80% di tutte le richieste. L’85% di tutte le richieste di reinsediamento presentate dall’UNHCR nel corso dell’anno sono state ricevute da Stati Uniti d’America (82.500), Canada (22.900) e Australia (9.300). In totale sono state presentate, da parte di 84 Paesi o territori di asilo, richieste di reinsediamento riguardanti rifugiati di 70 diverse nazionalità verso 27 Paesi di reinsediamento. È importante notare che non tutte le domande di reinsediamento sono presentate dall’UNHCR e che un certo numero di Stati accetta casi di rinsediamento indipendentemente dalla segnalazione dell’UNHCR.

L’Italia aderisce al programma dal 2015. L’UNHCR collabora con diversi attori alla sua realizzazione, in particolare, affianca le autorità del Ministero dell’Interno nelle fasi relative all’accoglienza e alla predisposizione di specifici programmi di assistenza e integrazione.