Rimpatrio

Tornare a casa

Per milioni di rifugiati in tutto il mondo, tornare a casa resta la speranza più grande per porre fine al proprio esilio. Il rimpatrio volontario in condizioni di sicurezza e dignità è la soluzione prescelta dal maggior numero di rifugiati e richiede il pieno impegno da parte del paese d’origine nell’aiutare i propri cittadini a reintegrarsi. È inoltre necessario il costante sostegno della comunità internazionale durante la cruciale fase successiva al conflitto, per fare in modo che coloro che prendono questa coraggiosa decisione possano ricostruirsi una vita in un ambiente stabile.

Nel caso del rimpatrio, le priorità dell’UNHCR sono di promuovere le condizioni che favoriscono il rimpatrio volontario, garantire l’esercizio di una scelta libera e informata e mobilitare il sostegno in favore di coloro che sono rimpatriati. Nella pratica, l’UNHCR promuove e facilita il rimpatrio volontario in vari modi, ad esempio organizzando per i rifugiati le cosiddette visite go-and-see, attraverso le quali i rifugiati ancora in esilio si recano per brevi periodi nel proprio paese d’origine per rendersi conto di persona delle condizioni e disporre di più informazioni per compiere una scelta consapevole sul proprio rimpatrio. Inoltre, l’Agenzia raccoglie informazioni aggiornate sui paesi e sulle regioni d’origine, promuove la restituzione delle abitazioni e delle proprietà – che potrebbero essere state occupate durante l’esilio – e fornisce assistenza materiale e legale a coloro che hanno deciso di far ritorno nel proprio paese.

Il rimpatrio volontario è stato, in termini numerici, la prima soluzione a cui si è ricorsi nel 2017, anche se con numeri ridotti rispetto all’entità delle migrazioni forzate a livello globale (Global Trends). Nel frattempo, nel corso del 2017 conflitti irrisolti, l’instabilità politica e l’insicurezza generalizzata hanno continuato a rendere impossibile il ritorno a casa per milioni di persone costrette alla fuga.

Durante il 2017, 667,400 rifugiati hanno fatto ritorno nei loro Paesi di origine, la maggioranza dei quali (518,700 persone) assistiti dall’UNHCR. Si tratta di un aumento significativo rispetto al 2016, quando erano state registrate 552,200 persone rimpatriate.

Nel corso del 2017, i rifugiati sono tornati a casa in 43 paesi di origine, da 94 ex paesi di asilo. Va notato che i paesi di origine hanno segnalato solo il numero di rifugiati tornati nel loro Paese, senza distinzione tra coloro che sono ritornati attraverso il rimpatrio volontario o spontaneamente o in condizioni che non erano favorevoli a soluzioni durature.

La maggior parte dei rimpatriati erano rifugiati nigeriani (282.800) che sono tornati nel loro paese principalmente dal Camerun (150.000) e dal Niger (132.400). L’UNHCR ha espresso preoccupazioni  sulla sostenibilità e volontarietà di alcuni dei rimpatri dal Camerun.

Il secondo maggior numero di rimpatri di rifugiati è stato segnalato dalla Repubblica Centrafricana (78.600), per lo più di persone che avevano trovato rifugio in Repubblica Democratica del Congo (33.500), Ciad (28.500) e Camerun (16.500). Un totale di 77.200 siriani sono stati riportati al loro paese, principalmente dalla Turchia (44.900), dall’Iraq (12.200), dal Libano (11.900) e dalla Giordania (8.000). Il Burundi ha registrato 70.600 ritorni di rifugiati; il paese di asilo nella maggior parte dei casi non era noto (57.400) mentre 13.100 ritorni erano dalla Tanzania. Sono stati segnalati circa 60.500 ritorni in Afghanistan, la maggior parte dal Pakistan (59.000) e in numero minore dalla Repubblica Islamica dell’Iran (1.200). Inoltre, 41.500 cittadini della Somalia sono tornati nel loro paese dal Kenya (35.400) e dallo Yemen (5.500). Altri paesi con numeri importanti di rimpatriati nel 2017 sono stati il ​​Ruanda (18.100) e il Sudan (11.700).

In termini di ex paesi di asilo, il maggior numero di partenze proveniva dal Camerun (166.600), principalmente in Nigeria (150.000) e Repubblica Centrafricana (16.500). Altri paesi che hanno segnalato un gran numero di partenze sono stati ​​Niger (134.600, principalmente in Nigeria), Pakistan (59.000, in Afghanistan), Repubblica Democratica del Congo (51.600, in Repubblica Centrafricana e Ruanda), Turchia (44.900, in Siria), Ciad (38.900, in Repubblica Centrafricana e Sudan), Kenya (35.400, in Somalia) e Tanzania (13.100, in Burundi).