50.000 persone in fuga in seguito ad attacchi di Boko Haram in Niger

Pubblicato il 07 giugno 2016 alle 15:08

Decine di migliaia di persone sono fuggite dalle loro case nel sud-est del Niger a seguito di una serie di attacchi, cominciati a partire da venerdì scorso, da parte dei ribelli di Boko Haram contro la città di Bosso, nella regione travagliata di Diffa.

Gli attacchi sono avvenuti venerdì, domenica e lunedì. Questa mattina la situazione a Bosso era ancora incerta. L’UNHCR aveva lanciato un appello lo scorso mese sul peggioramento della situazione di sicurezza e umanitaria nella regione di Diffa. Non abbiamo lavorato direttamente a Bosso da febbraio 2015, quando l’insurrezione dalla Nigeria ha raggiungo il Niger, ma continuiamo ad operare attraverso partner locali per la distribuzione degli aiuti.

L’UNHCR sta lavorando con le autorità e con i partner ad una risposta coordinata alla situazione di sfollamento. Una squadra di emergenza dell’UNHCR sarà inviata nella regione di Diffa questa settimana.

La violenza si è intensificata durante il mese di maggio a Bosso e nelle aree circostanti, incluso un attacco in data 31 maggio nella vicina città di Yebi, dove sono state uccise nove persone e circa 15.000 tra residenti e sfollati sono stati costretti a cercare riparo a Bosso. Molti di questi erano stati evacuati un anno fa dalle isole nel Lago Ciad per ragioni di sicurezza.

Si stima che 50.000 persone siano fuggite durante l’attacco di venerdì, la maggior parte si sono messe in cammino verso Toumour, che si trova circa a 30 km a ovest di Bosso. Molte persone sono traumatizzate e preoccupate per la loro sicurezza. In molti stanno dormendo all’aperto e hanno urgentemente bisogno di riparo e altre forme di assistenza.

Alcune delle persone sfollate si sono spostate da Toumour e sono dirette alla cittadina di Diffa, 140 chilometri ad ovest da Bosso, e a nord verso Kabelawa, dove è allestito un campo per sfollati con una capienza di circa 10.000 persone.

Desta grande preoccupazione il benessere di queste e altre persone costrette a fuggire dalla violenza a Bosso. L’insicurezza e la mancanza di accesso hanno ostacolato da tempo le operazioni umanitarie in alcune parti della regione di Diffa, anche se Bosso è l’unica zona dove le operazioni non sono implementate direttamente dall’UNHCR.

Da Febbraio dell’anno scorso, l’UNHCR ha fornito protezione e assistenza agli sfollati a Bosso attraverso partner locali e ONG internazionali. Ci sono almeno 240.000 persone costrette a spostarsi nella regione di Diffa, tra cui rifugiati Nigeriani, persone che sono ritornate volontariamente e sfollati. Prima dell’ultimo attacco a Bosso, uno ogni tre abitanti nella regione di Diffa è stato costretto a spostarsi.

È urgente un ulteriore sostegno da parte della comunità di donatori. Si tratta di una zona estremamente povera, dove l’insicurezza generale ha distrutto il tessuto sociale ed economico. La capacità di autosostentamento degli sfollati e delle comunità ospitanti è estremamente limitata.

Gli attacchi a Bosso sono accaduti in seguito a una riunione ad alto livello tenutasi da lunedì a mercoledì ad Abuja, per discutere sulle sfide più grandi a livello di protezione nella zona del bacino del Lago Ciad, che include il Niger. Questo dialogo è stato organizzato dal governo della Nigeria, con supporto tecnico da parte dell’UNHCR, e tra i partecipanti ci sono alti funzionari di Nigeria, Ciad, Camerun e Niger.