CARESTIA IN CORNO D’AFRICA, YEMEN E NIGERIA: IN MIGLIAIA A RISCHIO E SFOLLATI IN AUMENTO

Pubblicato il 11 aprile 2017 alle 16:14

L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), denuncia l’aggravarsi della carestia tra le popolazioni del Corno d’Africa, dello Yemen e della Nigeria che può causare la morte di migliaia di persone. L’attuale preoccupante situazione è dovuta alla grave siccità, che sta colpendo anche molti Paesi confinanti, e alla crisi economica diventata talmente pesante che sta rendendo inevitabile una crisi umanitaria nella Regione, che si preannuncia perfino peggiore di quella del 2011, sebbene poteva invece essere evitata.

Il crescente numero di sfollati nella Regione ha costretto l’UNHCR a rivedere, aumentatole, le stime sul numero di persone che saranno costrette ad abbandonare le proprie case nel 2017. In Sudan, per esempio, le stime iniziali parlavano di 60.000 arrivi dal Sud Sudan in un anno: la revisione delle previsioni ha portato a nuove stime di oltre 180.000 persone. Allo stesso modo, in Uganda dai 300.000 sfollati previsti si è passati a 400.000.

In generale, circa 20 milioni di persone in questi Paesi, 4,2 milioni dei quali sono rifugiati, vivono in aree duramente colpite dalla siccità. Numerosi raccolti sono andati perduti mentre il conflitto in Sud Sudan, insieme alla siccità, sta portando alla carestia e alla fuga di migliaia di persone. L’insicurezza in Somalia ha generato un grande numero di sfollati interni e rimane molto alto il tasso di malnutrizione, in particolare tra bambini e donne che allattano. Nell’area di Dollo Ado, nel sudest dell’Etiopia, per esempio, il tasso di malnutrizione acuta tra i bambini rifugiati somali di età compresa tra i 6 mesi e i 5 anni è del 50-79 per cento.

I bambini rappresentano la maggioranza dei rifugiati, sono infatti il 62 per cento tra coloro che fuggono dal Sud Sudan, e come gran parte dei rifugiati sono interamente dipendenti, per cibo e sostentamento, dall’Agenzia ONU World Food Program (WFP). Senza i soldi per poter comprare il cibo pero’, le razioni vengono tagliate A Djibouti sono state ridotte del 12 per cento, in Etiopia, Tanzania e Rwanda tra il 20 e il 50 per cento mentre in Uganda di oltre il 75 per cento. Molti rifugiati non hanno accesso ai mezzi di sostentamento di base e a terreni per l’agricoltura o la produzione di cibo e la capacità di provvedere a se stessi è pertanto molto limitata.

In questo contesto, il rischio per i bambini e’ altissimo e gia’ adesso molti di loro sono costretti ad abbandonare la scuola: in Kenya 150.000 studenti delle aree colpite dalla siciita’ non frequentano più la scuola; in Etiopia circa 600 scuole sono state chiuse. Piu’ in generale, circa 5 milioni di bambini nelle prossime settimane e nei prossimi mesi vedranno interrotta la loro istruzione.

Anche in Somalia la condizione degli sfollati interni sta cambiando rapidamente: del mezzo milione di persone costrette a lasciare la propria casa da novembre 2016, 278.000 lo sono state nel primo trimestre del 2017. Piu’ di 72.000 tra queste si sono spostate nella capitale Mogadishu mentre altre 69.000 sono arrivate a Baidoa, nel sudest del Paese. La situazione in Somalia resta estremamente complicata a causa dei continui flussi di persone che lasciano il Paese e che vi fanno ritorno (principalmente dallo Yemen).

La carestia colpisce intere aree del Sud Sudan dove già a febbraio le agenzie Onu avevano avvertito che scontri, insicurezza, impossibilita’ di accedere agli aiuti e crollo economico avrebbero lasciato 100.000 persone in alcune zone del Paese in condizioni di fame. Oggi un altro milione di persone rischia di essere travolto dalla carestia.

In Yemen, che sta vivendo la peggior crisi umanitaria del mondo con circa 19 milioni di persone in urgente bisogno di aiuti umanitari, circa 17 milioni di persone soffro di insicurezza alimentare. Il bisogno di cibo e’, in assoluto, il fattore principale che porta le persone a lasciare le proprie case: e’ citato come tale nei tre quarti dei luoghi dove si sono stabiliti gli sfollati interni.

Nel nord della Nigeria 7 milioni di persone stanno in questo momento lottando con l’incertezza alimentare e il bisogno di assistenza. La situazione e’ particolarmente drammatica negli Stati di Borno, Adamawa e Yobo dove da giugno e’ previsto che circa 5,1 milioni di persone saranno classificate di livello da 3 a 5 (il peggiore) nella classificazione “Integrated Food Security Phase”.

L’UNHCR, con i suoi partner, sta rafforzando il suo impegno in questa Regione. L’UNHCR ricorda alla comunità internazionale che la siccita’ del 2011 causò più di 260.000 morti nel Corno d’Africa, più della meta’ dei quali erano bambini sotto i 5 anni. Deve essere impedito a tutti i costi che questo accada di nuovo. I progetti dell’UNHCR in Sud Sudan, Somalia e Yemen hanno, ad oggi, ricevuto finanziamenti solo tra il 3 e 11 per cento. E’ urgente che questa mancanza di fondi sia affrontata e risolta al piu’ presto.