Francia: trasferiti i residenti della “Giungla” di Calais

Pubblicato il 25 ottobre 2016 alle 14:58

Il campo informale per rifugiati e migranti di Calais, noto come “La Giungla”, non è uno spazio adatto per viverci. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) da tempo raccomanda che venga chiuso e che al suo posto venga garantita una sistemazione adeguata per migranti e richiedenti asilo. Ieri, le autorità francesi hanno trasferito circa 1.900 persone che hanno lasciato volontariamente il campo, molte delle quali erano in fila dalle prime ore del mattino per salire sugli autobus destinati ai vari centri di accoglienza del territorio francese. Sono stati segnalati alcuni incidenti non gravi e l’UNHCR ha seguito l’intero processo di trasferimento, fornendo informazioni sui diritti legali e contribuendo a identificare le persone con bisogni specifici, tra cui centinaia di minori non accompagnati.

L’UNHCR ha sollecitato che vengano attuate disposizioni specifiche a tutela della sicurezza e del benessere di questi bambini, prima della chiusura del campo. Queste misure sono di grande importanza per far sì che i minori non si dirigano verso altre destinazioni esponendosi al rischio di sfruttamento da parte dei trafficanti o finendo a vivere per strada senza alcun supporto. Le misure, tra cui la ricerca dei famigliari, devono mirare al ricongiungimento dei minori con i parenti residenti in Europa, laddove sia nel loro superiore interesse, come nel caso dei 200 minori non accompagnati che hanno lasciato Calais per raggiungere il Regno Unito.

A questo proposito, l’UNHCR accoglie con favore il trasferimento, iniziato il 17 ottobre, degli oltre 100 minori non accompagnati da Calais al Regno Unito ai sensi del Regolamento Dublino, così come l’impegno del Regno Unito a trasferire un consistente numero di minori non accompagnati ai sensi del cosiddetto “Dubs Amendment” (Emendamento ‘Dubs’).

Nonostante il difficile contesto, è estremamente importante che siano attivate le procedure e le tutele volte a garantire che eventuali trasferimenti nel Regno Unito o in qualsiasi altro Paese avvengano nel superiore interesse del minore e che, una volta nel Regno Unito, venga fornita assistenza adeguata. Misure che spesso attualmente non sono messe in pratica. Il Regno Unito non può rappresentare l’unica soluzione per i minori non accompagnati a Calais.

Le autorità hanno dichiarato che tutti gli altri minori saranno trasferiti in una località nei pressi della “Giungla”, nota come “camp d’accueil provisoire (CAP – campo d’accoglienza provvisorio)”, dove saranno alloggiati in prefabbricati (containers) in un ambiente protetto. Nei prossimi giorni, si prevede che ci saranno dei colloqui individuali al fine di determinare il loro superiore interesse. Personale dell’UNHCR – un esperto nella protezione dei bambini, operatori responsabile della protezione e interpreti – sono a disposizione in loco per contribuire a gestire i vari casi e garantire l’attuazione delle procedure di determinazione del superiore interesse. In questo modo dovrebbe essere possibile individuare la soluzione migliore per ogni singolo bambino e garantire che venga preso in considerazione il suo superiore interesse, in maniera prioritaria.

La situazione a Calais ha evidenziato la necessità di maggiore condivisione di responsabilità e coordinamento tra gli Stati membri dell’UE per colmare le attuali lacune in materia di asilo e di accoglienza, e rafforzare le azioni di solidarietà come il ricollocamento e altri canali legali che tutelino la sicurezza delle persone. È necessaria una risposta europea che sia davvero collettiva e di vasta portata, basata su principi umanitari, sull’accesso alla protezione, sulla solidarietà e la condivisione delle responsabilità, all’interno dell’UE ma anche con i Paesi esterni.

L’UNHCR ribadisce la propria disponibilità a continuare ad assistere la Francia, il Regno Unito e altri Stati membri dell’UE nella ricerca di soluzioni pratiche e durevoli.