Il numero di persone costrette alla fuga in Repubblica Centrafricana ha raggiunto livelli senza precedenti nel 2017

Pubblicato il 23 gennaio 2018 alle 17:46

A causa del perdurare del clima di violenza nella Repubblica Centrafricana (CAR), in particolare nel nord-ovest del paese, gli spostamenti forzati hanno raggiunto livelli mai registrati dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) dall’inizio della crisi nel 2013. Secondo i dati disponibili a fine dicembre, gli sfollati interni erano 688.700, il 60 percento in più rispetto a un anno fa.

Nello stesso periodo si è inoltre registrato un aumento rispetto allo scorso anno del 12 percento del numero di rifugiati provenienti dal CAR negli stati confinanti, per un totale di 542.380 persone. Per un paese in cui la popolazione è di circa 4,6 milioni di abitanti, questi due fattori insieme hanno fatto salire in maniera impressionante il numero di persone che soffrono e hanno bisogno di aiuto.

La recente ondata di violenze nel nord-ovest del paese ha costretto oltre 17.000 cittadini centrafricani a fuggire nel vicino Ciad, a partire da fine dicembre: una cifra circa dieci volte superiore rispetto a tutto il 2017. Anche se il flusso sta rallentando in concomitanza con il diminuire dei conflitti, si calcola che dal 2014 questo sia per il Ciad il più grande afflusso di rifugiati provenienti dal CAR.

L’UNHCR e le autorità stanno individuando villaggi che siano lontani dal confine con il Ciad e possano accogliere i rifugiati. Gli operatori dell’UNHCR sono impegnati a distribuire gli aiuti alimentari forniti dal World Food Programme e beni di prima necessità, tra cui coperte, materassini, zanzariere, utensili da cucina e teli di plastica. I partner dell’UNHCR forniscono assistenza medica ai nuovi arrivati, alcuni dei quali sono affetti da malaria, diarrea e infezioni respiratorie. In totale, il Ciad ospita 77.122 rifugiati provenienti dal CAR.

Il conflitto nel nord-ovest del CAR ha costretto circa 65.000 cittadini a fuggire nella città di Paoua, che ha visto triplicare la sua popolazione. Le persone costrette alla fuga, appena arrivate hanno riferito all’UNHCR che gruppi armati hanno attaccato i loro villaggi, incendiando case, saccheggiando cibo e uccidendo chiunque si trovasse sulla loro strada.

Secondo quanto riportato dalle autorità locali, in tutto il nord-ovest del paese sono state bruciate 15.000 case e uccise 487 persone. Tuttavia, l’UNHCR e i suoi partner temono che il numero sia più alto, poiché ad oggi è ancora impossibile accedere ai luoghi dove le persone si nascondono.

La presenza di gruppi armati attorno a Paoua ha limitato le attività commerciali, causando un forte aumento dei prezzi dei prodotti alimentari. Le persone vivono all’aperto, nei cimiteri o presso famiglie ospitanti, alcune delle quali accolgono fino a 15-20 persone in una stanza.

L’UNHCR è impegnato a distribuire beni di prima necessità e collabora con i suoi partner per costruire nuovi rifugi collettivi, esprime inoltre preoccupazione per il fatto che se per queste persone non sarà possibile fare ritorno alle proprie case nei prossimi mesi, i villaggi colpiti perderanno la stagione della semina, e questo potrebbe causare scarsità di cibo nei mesi successivi.

Attualmente, gli operatori umanitari stimano che circa la metà dei 4,6 milioni di centrafricani dovranno affrontare il problema dell’insicurezza alimentare nel 2018. In totale, saranno circa 2,5 milioni le persone bisognose di assistenza umanitaria.

A fronte del clima di insicurezza e degli elevati flussi di sfollati, la priorità dell’UNHCR rimane quella di fornire protezione e assistenza per salvare vite umane. Ciononostante, la crisi umanitaria in CAR continua ad essere tra quelle più dimenticate al mondo.

Nel 2017, si stima che i finanziamenti necessari per far fronte alla situazione ammontassero a 209,2 milioni di dollari e solo il 12 percento è stato finanziato, poco più di un dollaro ogni 10 richiesti. Nel 2018, i fondi necessari all’UNHCR sono pari a 176,1 milioni di dollari.