A un anno dalla morte di Alan Kurdi, aumenta il tasso di morti e dispersi nel Mediterraneo

Pubblicato il 02 settembre 2016 alle 13:33

Il 2 settembre di un anno fa il mondo si commosse di fronte alla fotografia del bambino siriano Alan Kurdi, annegato mentre la sua famiglia, come centinaia di migliaia di altri rifugiati, stava disperatamente tentando di raggiungere la sicurezza in Europa. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) stima che siano 4.176 le persone morte o disperse nel Mediterraneo dopo la morte di Alan. In media, 11 tra uomini, donne e bambini sono morti ogni giorno negli ultimi dodici mesi.

Nei primi otto mesi del 2016 circa 281.740 persone hanno tentato la pericolosa traversata in mare verso l’Europa. Il numero di rifugiati e migranti in arrivo in Grecia è considerevolmente diminuito a seguito dell’attuazione dell’accordo tra Unione Europea e Turchia e della chiusura della cosiddetta rotta balcanica, passando dagli oltre 67.000 arrivi di gennaio ai 3.437 di agosto. Il numero di arrivi in Italia è rimasto sostanzialmente stabile con circa 115.000 rifugiati e migranti sbarcati nel paese alla fine di agosto, in linea con i 116.000 arrivi registrati nello stesso periodo dello scorso anno.

Il cambiamento principale, tuttavia, riguarda il numero delle vittime. Dall’inizio del 2016 una persona ogni 42 che hanno tentato la traversata dal Nord Africa verso l’Italia ha perso la vita, rispetto al  dato di  1 ogni 52 dello scorso anno. A fronte di questi dati, il 2016 risulta ad oggi l’anno col tasso di mortalità più alto mai registrato nel Mediterraneo centrale. Le probabilità di perdere la vita lungo la rotta che dalla Libia porta all’Italia sono dieci volte superiori a quelle che si corrono tentando la traversata dalla Turchia alla Grecia.

Questi numeri evidenziano la necessità che gli Stati aumentino con urgenza i canali di accesso alternativi per i rifugiati, tra cui reinsediamento, programmi di sponsorizzazione privata, il ricongiungimento familiare e borse di studio per gli studenti, affichè non debbano ricorrere a queste pericolose traversate ed affidarsi ai trafficanti.

Alla morte di Alan Kurdi sono seguite manifestazioni senza precedenti di simpatia e solidarietà nei confronti dei rifugiati in tutta Europa. Molte persone si sono volontariamente offerte di dare una mano e di loro iniziativa hanno portato cibo, acqua e vestiti per i rifugiati, offrendosi persino di accoglierli nelle loro case. Per documentare e richiamare l’attenzione su alcuni di questi atti di solidarietà, l’UNHCR e il fotografo Aubrey Wade hanno realizzato una serie di ritratti di famiglie che ospitano rifugiati in Austria, Germania e Svezia.

L’arrivo di oltre un milione di rifugiati e migranti in Europa lo scorso anno ha anche provocato atti d’ostilità e tensioni nelle comunità ospitanti. Rifugiati e migranti sono stati oggetto di attacchi razzisti e xenofobi e vittime di pregiudizi e discriminazioni. Ora, per l’Europa, la sfida principale rimane quella di fornire ai rifugiati il supporto e i servizi di cui hanno bisogno per integrarsi con successo e poter contribuire attivamente alla società, dandogli la possibilità di mettere a disposizione le loro capacità e la loro determinazione e arricchendone la cultura, nel loro impegno a ricostruirsi una vita nei paesi che li hanno accolti.

L’UNHCR esorta vivamente i governi e i loro partner nazionali ad impegnarsi per lo sviluppo e l’attuazione di piani nazionali complessivi di integrazione. I numerosi contributi che i rifugiati apportano alla loro nuova società devono essere riconosciuti. L’UNHCR chiede inoltre un chiaro impegno per la prevenzione della discriminazione, la promozione dell’inclusione e la lotta contro il razzismo e la xenofobia.