Yemen: in 10 settimane 85.000 persone costrette alla fuga a causa dell’escalation di violenze

Pubblicato il 09 febbraio 2018 alle 4:21

L’UNHCR, l’Agenzia ONU per i Rifugiati, è allarmata dall’aumento delle persone costrette alla fuga a causa dell’escalation di violenze in tutto lo Yemen. Secondo i dati di UNHCR e degli altri partner, dal 1 dicembre 2017 più di 85.000 persone sono state costrette a fuggire lungo tutto il territorio nazionale.

La zona più colpita è la costa occidentale dello Yemen, il 71 percento delle persone in fuga (circa 61.000) arriva dai governatorati di Al Hudaydah e Taizz.

Centinaia di persone, provenienti anche dai distretti di Al Garrahi e di Hays a sud di Hudaydahe e da Mokha e Mawza nel Taizz, sono state costrette ad abbandonare le proprie case all’improvviso in seguito all’escalation militare lungo la costa occidentale.

Tra le persone in fuga dalla costa occidentale, la maggior parte, oltre 21.000 persone, sta cercando riparo ad est verso Abyan, altri invece cercano riparo in altri luoghi all’interno dei governatorati di Taizz e Hudaydah. Nell’area di Taizz, gli sfollati appena arrivati sono circa 13.600, più di 12.300 quelli di Al Hudaydah, molte altre sono le persone in fuga dalla costa occidentale in tutto il paese verso Lahj, Al Maharah, Aden, Ibb, Dhamar, Hadramaut e Shabwah.

L’UNHCR è estremamente preoccupato per coloro che rimangono invece nelle aree di Taizz e Hydaydah in prossimità degli scontri. In seguito al protrarsi dei combattimenti le condizioni dei due governatorati si sono deteriorate rapidamente esponendo le persone alla violenza e al rischio di contrarre malattie, in assenza di servizi sanitari di base.

Molte tra le persone sfollate che si trovano tra i governatorati di Al Hudaydah e Taizz sono ospitate da parenti e amici, intrappolate in case o cavità tra gli spari dei cecchini, i bombardamenti aerei e gli scontri a terra.

L’UNHCR nota come ci sia un aumento delle persone costrette a fuggire non solo dalla costa occidentale, ma anche da altre aree del fronte, compresi al confine, i governatorati di Al Jawf e Hajjah e anche a est, a Shabwah.

L’aumento delle operazioni militari ad Al Jawf, in particolare le battaglie in corso nei distretti di Bart Al Anan e Khabb wa ash Sha’af, hanno provocato più di 8.000 sfollati all’interno del governatorato.

Ad Hajjah, il riacutizzarsi delle violenze, nelle ultime settimane, ha costretto alla fuga quasi 2.000 persone in tutto il governatorato, che accoglie già il 19 percento (circa 376.000 persone) dei 2 milioni di sfollati interni dello Yemen.

Più a est a Shabwah, le operazioni militari hanno costretto alla fuga almeno altre 8.000 persone.

I bisogni primari delle persone sfollate e delle altre colpite dal conflitto restano la disponibilità di ripari, l’accesso alle cure mediche, al cibo, all’acqua e ai servizi sanitari. Per rispondere alla nuova ondata di arrivi degli sfollati, l’UNHCR sta fornendo assistenza d’emergenza tra cui ripari, e altre provviste per aiutare le persone costrette a fuggire ad affrontare la situazione.

Dall’inizio del conflitto, gli aiuti d’emergenza forniti da UNHCR, quali materassi, stuoie, secchi, kit da cucina ecc., hanno raggiunto oltre 1,1 milione di persone in tutti i governatorati dello Yemen colpiti dalla guerra.

Quella in Yemen, con più di 22 milioni di persone che hanno bisogno di assistenza, è la più grave crisi umanitaria, e con i combattimenti in corso, l’economia al collasso e la diminuzione dei servizi sociali e dei mezzi di sussistenza, si sta assistendo ora ad un escalation delle necessità primarie.

L’UNHCR è preoccupata che i fondi per la risposta umanitaria non siano sufficienti a seguito all’acutizzarsi delle ostilità che dall’inizio dell’anno hanno provocato un sostanziale aumento delle persone in fuga.

L’UNHCR lancia l’appello, per chiedere quasi 200 milioni di dollari statunitensi per il 2018, per rispondere ai bisogni umanitari, ma l’anno è cominciato con solo il tre percento dei fondi disponibili.  L’UNHCR rinnova la sua richiesta alla comunità internazionale di impegnarsi a finanziare la risposta umanitaria in Yemen.