Angelina Jolie termina la visita in Bangladesh esortando a sostenere i rifugiati Rohingya

Pubblicato il 07 febbraio 2019 alle 5:17

In occasione della visita in Bangladesh questa settimana, Angelina Jolie, Inviata Speciale per l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha dichiarato che il mondo non può voltare le spalle al quasi milione di rifugiati Rohingya fuggiti dal Myanmar al Bangladesh. Ha esortato a garantire supporto continuato per quanti sono stati costretti a fuggire, fino a quando le autorità del Myanmar avranno veramente mostrato l’impegno necessario per porre fine al ciclo pluridecennale di violenza e migrazioni forzate.

Ieri nella capitale, Dhaka, l’Inviata Speciale ha tenuto una serie di meeting ufficiali con il Primo Ministro  Sheikh Hasina e con il Ministro degli Affari Esteri AK Abdul Momen, in occasione dei quali ha espresso la gratitudine dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) nei confronti del popolo e del governo del Bangladesh per la generosità mostrata nell’accogliere oltre 700.000 rifugiati a partire da agosto 2017. Ha rinnovato il supporto dell’UNHCR a favore degli sforzi collettivi volti a consentire ai rifugiati Rohingya di vivere una vita dignitosa in Bangladesh e a ricercare soluzioni durature. Angelina Jolie ha, inoltre, manifestato il timore per i rischi cui le future generazioni di bambini Rohingya sarebbero esposti senza l’espansione e il rafforzamento immediati delle opportunità di accedere all’istruzione. Durante il soggiorno a Dhaka, Angelina Jolie ha visitato inoltre due musei – il Museo della Guerra di Liberazione e il Museo Memoriale di Bangabandhu – dove ha potuto vedere diverse mostre dedicate alla storia del Paese, fra cui quella sulle migrazioni vissute su vasta scala dal Paese stesso.

Angelina Jolie ha cominciato la visita di tre giorni lunedì nei campi rifugiati di Chakmarkul e Kutupalong, dove ha potuto ascoltare i racconti di donne, bambini e uomini Rohingya vittime di persecuzioni e discriminazione nell’arco di tutta la loro vita. Qui ha assistito ad alcune delle misure di risposta umanitaria più notevoli ad oggi messe in pratica, fra le quali una procedura di registrazione gestita congiuntamente dal governo e dall’UNHCR, che sta consentendo per la prima volta di rilasciare documenti legali d’identità a molti rifugiati. L’Inviata Speciale, inoltre, ha fatto visita a un Centro di transito per rifugiati appena arrivati e a un ospedale che assicura cure e sostegno vitali a donne e bambine.

Se da un lato ha riconosciuto i risultati conseguiti, dall’altro, Angelina Jolie ha inoltre osservato quanto sia ridotta l’offerta didattica disponibile per i bambini rifugiati e ha lanciato un appello affinché vengano adottate ulteriori misure volte ad assicurare l’accesso a un’istruzione istituzionale che consenta di ottenere qualifiche riconosciute.

Martedì l’Inviata Speciale ha tenuto una conferenza stampa a Kutupalong, l’insediamento di rifugiati più esteso e densamente popolato del mondo: ha dichiarato che fino a quando i rifugiati Rohingya non potranno fare ritorno nel Myanmar volontariamente, abbiamo tutti la responsabilità collettiva di assicurare che possano continuare a vivere una vita dignitosa in Bangladesh.

La visita dell’Inviata Speciale è avvenuta proprio a ridosso di una nuova campagna di raccolta fondi, il Piano di risposta congiunta 2019 (Joint Response Plan), che sarà lanciato la settimana prossima dall’UNHCR insieme ad altre agenzie umanitarie. L’obiettivo è quello di raccogliere oltre 920 milioni di dollari USA da destinare all’assistenza dei rifugiati Rohingya e delle comunità locali coinvolte quest’anno.

Nota:

L’Inviata Speciale dedica il proprio mandato alle principali crisi legate alle migrazioni forzate, rivestendo il ruolo di rappresentante dell’UNHCR e dell’Alto Commissario a livello diplomatico. Questa è stata la sua prima visita in Bangladesh. Angelina Jolie aveva già incontrato la popolazione Rohingya sfollata in occasione di visite precedenti in Myanmar, a luglio del 2015, e in India, a novembre del 2006.

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