Bangladesh: il capo della protezione internazionale dell’UNHCR è impegnato nei colloqui sulla ricerca di soluzioni e di aiuti duraturi per la crisi dei rifugiati Rohingya

Pubblicato il 22 marzo 2019 alle 15:17

Volker Türk, Assistente dell’Alto Commissario UNHCR per la Protezione, ha concluso ieri la sua visita in Bangladesh, dopo una serie di colloqui ad alto livello con il governo del Bangladesh sulla ricerca di soluzioni per la crisi dei rifugiati Rohingya. 

Durante la visita, durata cinque giorni, Türk è stato accompagnato da Indrika Ratwatte, Direttore dell’UNHCR per la Regione dell’Asia e del Pacifico e da Dominique Hyde, Direttrice delle relazioni esterne dell’UNHCR. Türk ha incontrato molti Rohingya che vivono nell’insediamento per rifugiati di Kutupalong, il più grande al mondo, discutendo delle loro prospettive future. Ha inoltre incontrato i principali funzionari governativi, impegnati a coordinare la risposta alla situazione Rohingya nel distretto di Cox’s Bazar, per esaminare le sfide che si trovano ad affrontare e le opportunità che potrebbero presentarsi con l’evolversi della risposta.

Nella città di Dhaka, Türk è stato impegnato in consultazioni di alto livello con il governo del Bangladesh mirate alla ricerca di soluzioni che favoriscano lo sviluppo di condizioni per il rimpatrio volontario, sicuro e dignitoso dei rifugiati in Myanmar. È stato inoltre discusso come dare ai rifugiati Rohingya maggiori opportunità di rafforzare le proprie capacità e conoscenze, affinché possano contribuire alla società una volta ritornati in Myanmar.

In seguito ai colloqui, Türk ha dichiarato: “Sono confortato e profondamente grato nel vedere l’incessante impegno del governo a trovare soluzioni e migliorare la situazione dei Rohingya”. Ha poi aggiunto: “L’UNHCR e il governo hanno concordato di rafforzare gli sforzi collettivi per portare miglioramenti tangibili nelle loro vite, in particolare per le donne e le ragazze a rischio”.

Durante i colloqui con il governo, l’UNHCR ha inoltre discusso dell’importanza di sostenere le comunità ospitanti in Bangladesh. Come afferma Türk: “Il popolo del Bangladesh e, in particolare, coloro che vivono a Ukhiya e Teknaf, nel distretto di Cox’s Bazar, sono stati i primi a rispondere nel 2017 e hanno continuato a dimostrare uno straordinario spirito umanitario e una grande generosità. L’impatto della presenza dei rifugiati Rohingya nelle loro vite va riconosciuto e gestito”.

Durante il soggiorno a Cox’s Bazar, Türk ha visitato uno dei cinque centri di registrazione presso l’insediamento di Kutupalong, gestito congiuntamente dal governo del Bangladesh e dall’UNHCR, dove si stanno fornendo carte d’identità biometriche a tutti i Rohingya, nell’intento di rafforzare la protezione e di fornire, in maniera più efficace ed efficiente, assistenza umanitaria e servizi. La registrazione e la documentazione svolgeranno anche un ruolo chiave nel confermare che le persone fuggite dal Myanmar hanno il diritto di tornare al proprio Paese, quando la situazione lo permetterà.

Ad oggi, sono oltre 125.000 i rifugiati registrati, a cui è stata rilasciata la carta d’identità. “I Rohingya sono un popolo di apolidi, oltre a essere rifugiati” ha affermato Türk. “I documenti sono un mezzo importante per proteggerne l’identità e garantirne il diritto di rientrare in Myanmar. I Rohingya sono il gruppo di rifugiati apolidi più numeroso al mondo. Molti di loro non hanno mai avuto veri e propri documenti. Questo è un grande risultato per la protezione della loro identità” ha aggiunto.

Türk ha anche preso atto di tutto il lavoro svolto nella zona dal governo e dalla comunità umanitaria, tra cui l’UNHCR, come ad esempio i progetti di tutela della comunità che aiutano i rifugiati a sviluppare competenze, fiducia e capacità di soddisfare i propri bisogni, così come i preparativi in vista della prossima stagione di cicloni e monsoni.

“Sono molto colpito da quanto abbiamo raggiunto insieme, ma anche dal modo in cui i rifugiati stessi stanno guidando il cambiamento all’interno della loro comunità”, ha commentato Türk. “Guardandosi intorno, emerge chiaramente come la risposta sia molto più concreta rispetto a quanto avevo visto un anno e mezzo fa. I rifugiati stessi mi dicono di sentirsi più al sicuro, il che è estremamente importante”.

Türk ha infine aggiunto: “Con più di mezzo milione di giovani ragazze e ragazzi nei campi, ora abbiamo bisogno di dare a più rifugiati maggiori opportunità di incanalare la loro energia in attività significative e produttive e garantire un futuro alla popolazione Rohingya dopo il rimpatrio”.

Türk è responsabile UNHCR per la protezione dei rifugiati a livello globale. L’ultima visita in Myanmar e Bangladesh risaliva ai mesi di ottobre e novembre 2017.

 

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