Combattimenti in corso a Mosul e Hawiga: si teme ondata di persone in fuga

Pubblicato il 03 febbraio 2017 alle 13:56

L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) si prepara a rispondere, insieme ai propri partner, all’elevato numero di persone in fuga.

 

L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, insieme ad altre agenzie e partner, sta coordinando i piani di risposta all’elevato numero di iracheni che potrebbero essere costretti a fuggire a causa della recente offensiva militare, che si sta intensificando nella zona ovest di Mosul.

Fino a 250.000 iracheni potrebbero essere costretti ad abbandonare le proprie case a causa della prevista escalation dei combattimenti nella zona ovest di Mosul, un’area densamente popolata. Circa 161.178 civili sono dovuti fuggire dall’area di Mosul a partire dall’ottobre 2016. La maggior parte di questi, circa l’83 per cento, è stata accolta in campi rifugiati e in altre strutture d’emergenza, i restanti sono ospitati da diverse comunità o hanno trovato sistemazioni di fortuna.

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha già installato sette campi e sta completando l’allestimento di altri due. Nell’ambito del piano di risposta alla crisi dell’area di Mosul, l’UNHCR, attualmente, garantisce riparo a circa 11.000 famiglie (66.000 persone), una cifra che dovrebbe arrivare a 20.000 famiglie (120.000 persone) nel breve periodo, quando sarà disponibile ulteriore terreno su cui costruire. L’UNHCR è alla continua ricerca di terreni per l’allestimento di nuovi campi e di centri di accoglienza e di transito per assistere le persone in fuga da Mosul. Entro la fine di marzo, il governo iracheno, in collaborazione con l’UNHCR e altri partner, potrà garantire accoglienza fino a 41.155 famiglie (246.930 persone) nei campi e in altre strutture d’emergenza.

Da ottobre quasi 30.000 persone di Mosul e dintorni hanno fatto ritorno ai propri luoghi d’origine, incluse persone che avevano trovato rifugio nei campi di Hasansham e Khazer, a est di Mosul. Tutti i rimpatriati non vedono l’ora di poter ricominciare le proprie vite e hanno riferito all’UNHCR che la riapertura delle scuole e degli uffici pubblici ha rappresentato un fattore chiave per prendere la decisione di ritornare. In determinate aree le precarie condizioni di sicurezza e la mancanza di cibo e acqua continuano a rappresentare una fonte di preoccupazione. Alcune delle persone che sono tornate alle loro abitazioni continuano a dipendere dall’erogazione di servizi e risorse d’emergenza, come il kerosene.

In questi giorni il personale dell’UNHCR dislocato nei campi di Hasansham e Khazer ha riferito che diverse famiglie hanno deciso alla fine di ritornare a vivere nei campi, nonostante in precedenza avessero preferito tornare a vivere nei loro quartieri d’origine nella parte est di Mosul. Questa scelta è dipesa dalla mancanza di servizi e delle pessime condizioni dei loro quartieri in città. Alcuni quartieri di Mosul che erano stati da poco liberati e resi nuovamente accessibili, sono stati colpiti da bombardamenti da parte di gruppi armati e questo ha causato una nuova ondata di persone sfollate. L’UNHCR continua a chiedere che il ritorno nelle aree di nuovo accessibili avvenga esclusivamente in maniera volontaria, non discriminatoria e sicura.

L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati sta inoltre garantendo assistenza al crescente numero di persone in fuga da Hawiga, 130 km a sud-est di Mosul, che fuggono a causa del deteriorarsi delle condizioni di vita e all’intensificarsi delle operazioni militari. Secondo le stime delle diverse Agenzie fino a 114.000 persone potrebbero fuggire da Hawiga. Sono 82.128 le persone fuggite a partire da agosto 2016. Fino a non molto tempo fa, solo un numero limitato di civili fuggiva da Hawiga, ma ora sono centinaia a dirigersi quotidianamente verso est, in direzione di Salah al-Din e Kirkuk. Coloro che lasciano Hawiga vanno incontro a seri pericoli quali imboscate, ordigni esplosivi e armamenti inesplosi, soprattutto nel tratto attraverso le montagne di Hamreen. La maggior parte delle persone si sposta di notte per eludere i check-point e la bande armate. All’UNHCR risultano notizie di sequestri e di persone vittime delle esplosioni di ordigni lungo il percorso. Trai morti risultano anche bambini. La separazione delle famiglie, dovuta in particolare ai controlli di sicurezza, aggrava il rischio di violenze sessuali e di genere. Le agenzie umanitarie continuano a rivolgere un appello a tutte le parti coinvolte affinché rispettino e sostengano i principi del diritto umanitario internazionale e garantiscano la protezione dei civili.

A Kirkuk, le persone arrivate più di recente provengono da Hawiga e sono state accolte nei campi (6.421 famiglie / 38.526 persone). Inoltre, circa 35.814 sfollati interni provenienti da Hawiga si trovano nel governatorato di Salah al-Din, e in particolare a Tikrit, Shirqat, Balad e Samarra. Vi sono inoltre sfollati interni che stanno trovando riparo in strutture abbandonate e non finite, edifici pubblici o case affittate.

 

Protezione e finanziamenti

I bisogni delle persone che non possiedono documenti d’identità restano la sfida più grande da risolvere. Il personale dell’UNHCR ha esaminato la situazione di oltre 52.000 persone fra quelle che hanno lasciato Mosul e il 46 per cento non possedeva documenti: certificati di nascita, di matrimonio o carte d’identità. Se la posizione di queste persone non sarà regolarizzata, non potranno usufruire delle sponsorizzazioni da parte dei propri familiari, lasciare i campi o cercare lavoro. L’UNHCR continua a rappresentare tali istanze presso le autorità e a lavorare insieme ai propri partner per facilitare il rilascio di nuovi documenti.

L’appello lanciato dall’UNHCR nel 2016 per la risposta d’emergenza alla crisi di Mosul volto a raccogliere 196 milioni di dollari statunitensi è stato finanziato per il 57 per cento. Per il 2017, abbiamo bisogno di 578 milioni di dollari per assistere gli sfollati interni iracheni e i rifugiati iracheni nella regione.

L’UNHCR ha distribuito beni di prima necessità, quali coperte e lenzuola, a più di 178.000 persone e garantito protezione a quasi 53.000 persone colpite dal conflitto a Mosul.