In calo gli arrivi di rifugiati in Europa, ma abusi e morti persistono

Pubblicato il 25 agosto 2017 alle 12:32

Un nuovo rapporto prodotto dall’Agenzia Onu per i Rifugiati (UNHCR) evidenzia una diminuzione del numero di rifugiati e migranti arrivati in Europa nella prima metà del 2017. Tuttavia, in assenza di vie legali alternative, molti di loro continuano a ricorrere a trafficanti senza scrupoli e a reti criminali rischiando di subire abusi e morire.
Il rapporto mostra che, rispetto alla prima metà del 2016, il numero di rifugiati e migranti entrati in Europa attraverso le rotte del Mediterraneo è fortemente diminuito, in gran parte a causa di un calo del 94% del numero di persone che hanno attraversato il mare dalla Turchia verso la Grecia. Al contempo, il flusso degli arrivi lungo la rotta dal Nord Africa verso l’Italia è rimasto pressoché invariato rispetto all’anno precedente (83.752 persone arrivate alla fine di giugno, e numeri più bassi da giungo in poi).
Nonostante il calo negli arrivi, la probabilità di morire nel tentativo di raggiungere l’Europa rimane a livelli estremamente allarmanti. Secondo il rapporto, 2.253 persone sono morte o disperse in mare, e almeno 40 hanno perso la vita nel tentativo di entrare in Europa o di passare da un Paese europeo ad un altro attraverso rotte via terra. Considerando che molte persone si spostano clandestinamente, non è facile confermare questa informazione e questi dati potrebbero essere sottostimati. Violenze e abusi lungo il viaggio, soprattutto in Libia, sono molto comuni.
“Adottare misure per ridurre il numero di rifugiati e migranti che arrivano in Europa senza, allo stesso tempo, rafforzare azioni volte allo sviluppo, alla pace e a garantire canali sicuri è moralmente inaccettabile,” ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario per i Rifugiati. “Non possiamo ignorare gli abusi di cui abbiamo riscontri solo per il fatto che avvengono fuori dalla nostra vista”.
Dal rapporto emerge che molti migranti e rifugiati che hanno raggiunto l’Italia dalla Libia sono sopravvissuti a traversate pericolose del deserto e ad abusi, tra cui violenze sessuali, torture e rapimenti per ottenere un riscatto. In mare, una persona ogni 39 è morta in questa rotta verso l’Italia.
Mentre molte delle persone che intraprendono queste traversate sono in cerca di migliori condizioni di vita, molti altri fuggono da violenze e persecuzioni. Circa 11.400 di coloro che hanno raggiunto l’Italia nella prima metà dell’anno sono minori non accompagnati o separati dalle loro famiglie. Molte delle persone arrivate via mare, inclusi i bambini, sono vittime di violenza sessuale e di tratta. Tra gennaio e giugno, oltre il 40 per cento dei richiedenti asilo arrivati in Italia hanno ricevuto una forma di protezione.
Il rapporto evidenzia anche un aumento del numero di arrivi in Spagna, con 9.500 persone giunte da gennaio, la maggior parte via mare, rispetto alle 4.936 dello stesso periodo dell’anno precedente.
Lungo le rotte via terra, nella prima metà del 2017 movimenti secondari attraverso l’Europa, sono proseguiti anche se a un ritmo molto più lento rispetto ai primi 6 mesi del 2016. Chi si è spostato irregolarmente dalla Grecia e dalla Bulgaria ha segnalato di avere subito abusi ad opera di trafficanti, oltre al fatto di essere stato picchiato e assalito dai cani della polizia. Sono stati riportati anche casi di furti e rapimenti a scopo di estorsione da parte dei trafficanti.
Durante il periodo del rapporto, l’UNHCR e i suoi partner hanno continuato a ricevere segnalazioni di respingimenti ad opera di autorità statali in Bulgaria, Croazia, Grecia, ex Repubblica Jugoslava di Macedonia, Serbia, Ungheria, Romania e Spagna. Ci sono state anche segnalazioni di casi di diniego dell’accesso alla procedura per il riconoscimento della protezione internazionale e di violenza.
Anche se alcuni Stati hanno attuato misure in risposta a tali azioni, ad esempio hanno avviato indagini rispetto alle accuse di violazioni dei diritti umani alle frontiere, il rapporto sottolinea che ulteriori misure sono necessarie.
Il rapporto evidenzia quanto sia necessario un rinnovato sforzo per trovare soluzioni per coloro che sono costretti a fuggire prima che raggiungano la Libia, oltre che passi concreti per affrontare il traffico e la tratta. Queste misure devono essere combinate con maggiori opportunità di vie sicure e legali, inclusi maggiori posti per il reinsediamento e facilitare il ricongiungimento familiare. Ciò è cruciale se vogliamo proteggere i rifugiati e i migranti dalle reti criminali, ridurre la dipendenza dai trafficanti oltre che gli abusi e le morti.

 

La versione italiana del rapporto Viaggi Disperati è consultabile qui