Una nuova strada per la distribuzione di aiuti rafforza la risposta umanitaria ad Ar-Raqqa, in Siria

Pubblicato il 11 luglio 2017 alle 4:09

Ginevra, 11 luglio 2017 – L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha completato l’invio della prima serie di convogli umanitari via terra a Qamishli, nel governatorato nord-orientale di Hassakeh, in Siria.

I convogli sono partiti nelle ultime due settimane da Aleppo su una strada di collegamento fondamentale che permetterà di consegnare  aiuti alla popolazione vittima degli scontri a Ar-Raqqa.

Mentre il numero di persone sfollate che provengono dal governatorato di Ar-Raqqa ha superato le 190.000 persone dal primo aprile, l’apertura della strada da Aleppo a Menbij e Qamishli segna un passo in avanti importantissimo, che sta già facendo la differenza sul campo.

Il primo convoglio di tre camion dell’UNHCR ha raggiunto Qamishli il 29 giugno, con un carico di beni di prima necessità tra cui tende, coperte, taniche e altri beni essenziali per le migliaia di persone che fuggono dal conflitto in questa zona. Un secondo convoglio è arrivato il 4 luglio, mentre un terzo è giunto a destinazione il 10 luglio e un quarto convoglio è ancora in viaggio. Complessivamente sono stati inviati 22 convogli e 17 sono già giunti a destinazione. Sono previsti invii regolari lungo il percorso recentemente aperto dai magazzini di Damasco, Homs e Aleppo, consentendo all’UNHCR, alle altre agenzie ONU e alle organizzazioni partner, di raggiungere più di 430.000 persone che si trovano in condizioni di necessità nel governatorato di Ar-Raqqa.

Prima dell’invio di questi convogli, la strada era rimasta chiusa per quasi due anni a causa del conflitto. Costosi ponti aerei di portata limitata rappresentavano l’unica alternativa possibile per il rifornimento della zona. La nostra agenzia sorella, il Programma Alimentare Mondiale (WFP), è stata la prima organizzazione ad aver inviato un convoglio di prova via terra, fornendo cibo a migliaia di persone in disperato bisogno.

L’ONU stima che rimangono intrappolate all’interno della città di Raqqa tra le 30.000 e le 50.000 persone – nonostante sia difficile avere certezza su questi numeri, a causa dell’impossibilità di aver accesso alla zona. La disponibilità di cibo, acqua, medicinali, elettricità e altri beni essenziali è diminuita con il peggioramento della situazione. È indispensabile che vengono assicurati canali sicuri per evacuare i civili rimasti intrappolati e garantire loro accesso a riparo e protezione.

L’UNHCR riceve numerose testimonianze di civili che cercano disperatamente di mettersi in salvo. Molti sono costretti a dover decidere tra rimanere nascosti ad aspettare che finiscano i combattimenti o rischiare la morte cercando di fuggire con la loro famiglia. Mettere le persone di fronte a tali scelte è un affronto al nostro comune senso d’umanità. Ricordiamo a tutte le parte coinvolte gli obblighi che hanno in conformità alle leggi umanitarie internazionali: i civili non devono mai, in nessun caso, diventare degli obiettivi.

L’UNHCR continua a chiedere a tutte le parti coinvolte nel conflitto di proteggere la popolazione civile e rispettare i principi della legge internazionale sui diritti umani, inclusi quelli di distinzione, proporzionalità e precauzione.

Le famiglie in fuga dai conflitti stanno trovando riparo in diverse localita’. Nel campo di Mabrouka (a nord-est di Raqqa) sono ospitate circa 1.700 persone. L’UNHCR sta completanto la realizzazione di alcune infrastrutture come strade e allacci elettrici, mentre continua la distribuzione di beni di prima necessità e fornitura di servizi come l’evacuazione per ragioni mediche.  Nel campo di Ein Issa (circa 45 chilometri a nord della città di Raqqa), che ospita circa 7.300 persone, i lavorori di costruzione delle infrastrutture, tra cui allacci elettrici e cucine comuni, sono quasi completati. Viene fornita assistenza anche nel nuovo sito d’aggregazione vicino Basel Dam, circa 25 km a sud della citta’ di Hassakeh, che ospita 1.400 persone provenienti, per la maggior parte, da Deir-ez-Zor. Infine, la distribuzione di tende e beni di prima necessità sta avendo luogo anche a Karama, Tell Abiad e in altre località dove si sono stabilite le persone in cerca di un luogo sicuro.

L’UNHCR, le agenzie ONU e i partner stanno lavorando insieme per coordinare gli aiuti umanitari, e stanno cercando di incrementare rapidamente loro la risposta  laddove le condizioni di accesso e sicurezza lo permettono.