Con quasi 2.500 persone evacuate dalla Libia l’UNHCR chiede più posti per il reinsediamento e la fine della detenzione

Pubblicato il 23 novembre 2018 alle 16:00

Un anno dopo che l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, ha avviato le prime operazioni di evacuazione salvavita dalla Libia, quasi 2.500 rifugiati e richiedenti asilo più vulnerabili precedentemente detenuti in Libia sono stati trasferiti in Niger, Italia e Romania.

Con l’ultima evacuazione, 132 rifugiati e richiedenti asilo, tra cui donne e bambini, sono stati trasferiti ieri da Tripoli al Niger, dove sono ospitati presso un centro di transito di emergenza dell’UNHCR, mentre per loro vengono ricercate soluzioni a più lungo termine in paesi terzi.

Tutte le persone evacuate erano detenute nelle strutture di Triq Al Sikka e Abu Salim a Tripoli. Quarantuno di loro sono minori non accompagnati.

La maggior parte è stata portata in detenzione dopo essere stata intercettata o soccorsa in mare nel tentativo di attraversare il Mediterraneo dalla Libia all’Europa.

Considerati i pericoli che rifugiati e migranti corrono in Libia, l’UNHCR non ritiene che questo paese rappresenti un luogo sicuro per lo sbarco e ha anche sconsigliato i ritorni in Libia in seguito alle operazioni di ricerca e soccorso in mare.

“I rifugiati in Libia si trovano di fronte a uno scenario da incubo. Sono fuggiti dalle loro case in cerca di sicurezza e protezione solo per finire incarcerati, languendo indefinitamente in condizioni squallide”, ha detto Roberto Mignone, capo della missione dell’UNHCR in Libia.

“È riprovevole che siano detenuti invece che protetti. Ciò nonostante il fatto che possano essere trovate valide alternative alla detenzione in Libia, anche attraverso la struttura di raccolta e partenza che stiamo aspettando di aprire da luglio, e che potrebbe offrire protezione immediata e sicurezza alle persone più vulnerabili”.

Una volta aperta, la struttura di raccolta e partenza (Gathering and Departure Facility) sarebbe la prima del suo genere nel paese a proteggere i rifugiati vulnerabili fino a quando non potranno essere evacuati dalla Libia. Sebbene l’impianto sia pronto per l’uso, l’UNHCR sta ancora negoziando con le autorità libiche affinché venga aperto.

Considerate le difficili circostanze in cui si trovano i rifugiati e i richiedenti asilo intrappolati in Libia, l’UNHCR continua a sostenere alternative alla detenzione e chiede maggiore sostegno alle operazioni di evacuazione, che rimangono un’ancora di salvezza cruciale per i più vulnerabili.

Nonostante i pericoli significativi per la sicurezza e le limitazioni sui movimenti, dal novembre 2017 l’UNHCR ha portato a termine 23 evacuazioni dalla Libia. 2.476 rifugiati e richiedenti asilo vulnerabili sono stati liberati dai centri di detenzione ed evacuati dalla Libia in Niger (2.069), Italia (312) e Romania (95).

Fra questi, madri single, famiglie, persone che necessitano di cure mediche e oltre 300 minori non accompagnati e separati.
L’UNHCR esorta un numero sempre maggiore di paesi ad offrire posti di reinsediamento in più per i molti rifugiati rimasti in Libia e che necessitano di essere evacuati urgentemente.

FINE

Per maggiori informazioni:
A Tripoli, Paula Barrachina, barrachi@unhcr.org, +218 91 001 7553
A Tunisi, Tarik Argaz, argaz@uhncr.org, +216 29 961 295
Ad Amman, Rula Amin, aminr@unhcr.org, +962 790 04 58 49
A Ginevra, Shabia Mantoo mantoo@unhcr.org +41 79 337 7650
A Ginevra, Charlie Yaxley, yaxley@unhcr.org, +41 795 808 702