Rapporto sulle 10 crisi umanitarie di cui si è parlato meno nel 2017

Pubblicato il 22 gennaio 2018 alle 3:52

Il rapporto di CARE, “Suffering in Silence” (“Soffrire nel silenzio”) evidenzia le crisi umanitarie nel mondo che raramente ricevono attenzione nei media, Corea del Nord, Eritrea e Burundi sono quelle di cui si parla meno.

Oggi l’organizzazione internazionale umanitaria CARE ha lanciato un nuovo rapporto che mette in luce le 10 crisi dimenticate del 2017. Nel rapporto, dal titolo “Suffering in Silence” si evidenzia come la crisi umanitaria in Corea del Nord sia quella ad aver ricevuto la minore attenzione da parte dei media di tutto il mondo. Molti si sono focalizzati sulla minaccia nucleare tralasciando completamente la crisi umanitaria. Tra le altre crisi che raramente trovano spazio nei media, le crisi in Eritrea, Burundi, Sudan, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo (DRC), Mali, Bacino del Lago Chad (Niger, Camerun, Chad), Vietnam e Perù.

“Siamo tutti consapevoli del fatto che una singola foto può richiamare l’attenzione di tutto il mondo su un unico problema. Ma le persone dei Paesi analizzati nel report di CARE sono ben lontane dalle telecamere e dai microfoni di tutto il mondo”, dice Laurie Lee, Segretario Generale ad interim di CARE International. “Queste crisi potranno non essere sulle prime pagine dei giornali, ma ciò non significa che possiamo dimenticarcene.”

Esiste poi una linea diretta tra l’attenzione mediatica e i fondi donati per gli aiuti umanitari. “I media giocano un ruolo fondamentale nell’attrarre l’opinione pubblica su quelle crisi dimenticate e trascurate”, dichiara Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. “Nonostante le conseguenze dei conflitti ricadano tragicamente su milioni di vite umane, persiste il divario tra i bisogni umanitari e i fondi a disposizione. Le previsioni per il 2018 non sono buone, resta ancora debole la volontà politica di risolvere i conflitti e affrontare le cause che li generano, quali mancanza di governance, aumento della povertà, disuguaglianza e cambiamento climatico. I leader politici devono fare un passo in avanti e farsi carico della responsabilità di affrontare le crisi oggi dimenticate.”

“Sono proprio i Paesi di questa lista quelli su cui ci concentriamo come organizzazione no-profit che si occupa di informazione sulle crisi umanitarie,” dice Heba Aly, direttore di IRIN News. “Ma come evidenzia anche il rapporto, questo è un tipo di lavoro per cui è difficile reperire fondi ed è sempre più raro. E’ tempo di riconoscere come il giornalismo di qualità sulle crisi umanitarie sia parte della soluzione”.

Nel 2018, molti di questi disastri continueranno a dilagare. Le famiglie povere lottano per sopravvivere, poiché diminuisce la loro capacità di far fronte a future crisi, visto che i conflitti durano per decenni e i beni di sussistenza e le risorse si esauriscono. Il quadro umanitario globale delle Nazioni Unite (UN’s Global Humanitarian Overview) nel 2018 necessiterà di 22,5 miliardi di dollari statunitensi, per dare assistenza ad almeno 91 dei 135 milioni di persone che ne hanno urgente bisogno. L’attenzione mediatica può aiutare a concentrare il supporto pubblica su questi bisogni. Tra le raccomandazioni evidenziate nel report, quella di lavorare con giornalisti freelance locali e ONG per ottenere materiale aggiornato, raccogliere fondi necessarie per realizzare report in aree remote e investimenti da parte delle ONG in attività di comunicazione di situazioni d’emergenza.

Il report è disponibile dal 22 gennaio.

 

Nota agli editori:

Grazie al servizio di monitoraggio dei media di Meltwater Group, CARE ha analizzato i disastri naturali o i conflitti che nel 2017 hanno ricevuto minor attenzione dai media. Sono state monitorate più di 1,2 milioni di risorse online su scala globale, in inglese, francese e tedesco. Per filtrare questi dati, sono stati scelti quei Paesi nei quali almeno un milione di persone è stato colpito da disastri naturali o causati dall’uomo. Il risultato è una lista di almeno 40 crisi oggetto di analisi. Nel rapporto sono descritte 10 crisi che hanno ricevuto poca attenzione mediatica, che vuol dire il minor numero di coperture media. Questa è la seconda volta che CARE pubblica il rapporto “Suffering in Silence”. Nel 2016, le crisi meno documentate sono state quella in Eritrea seguita dal Burundi e dal Madagascar. In tutto, sette Paesi presenti nella lista 2016 sono rientrati tra i primi dieci del 2017. Questa analisi annuale sia utile come appello a dare spazio sui media e all’interno della sfera politica a coloro che soffrono in silenzio.

Contatti Media:

Johanna Wynn Mitscherlich, Global Humanitarian Communications Coordinator, CARE International, JMitscherlich@careinternational.org, Mobile: +962-798 606 707
Clare Spurrell, Head of Global Communications, CARE International, spurrell@careinternational.org, Mobile: +41-79 379 89 52

A proposito di CARE

Fondata nel 1945, CARE International lavora nel mondo per salvare vite umane, combattere la povertà e ottenere giustizia sociale. CARE pone al centro donne e ragazze perché sappiamo che si può sconfiggere la povertà finché non ci saranno uguali diritti ed opportunità per tutti.

L’anno scorso, CARE ha lavorato in 93 Paesi nel mondo per assistere più di 63 milioni di persone, migliorare l’assistenza medica di base e l’istruzione, combattere la fame, aumentare l’accesso ad acqua potabile a strutture igienico-sanitarie, aumentare le opportunità economiche, affrontare il cambiamento climatico e la ripresa in caso di disastri. Per maggiori informazioni visita il sito: www.care-international.org.