Un nuovo studio sottolinea come insicurezza, crisi economica, abusi e sfruttamenti in Libia spingano rifugiati e migranti in Europa

Pubblicato il 03 luglio 2017 alle 17:37

Uno studio dell’Agenzia ONU per i Rifugiati (UNHCR) sui flussi di rifugiati e migranti, rivela che circa la metà di coloro che viaggiano verso la Libia lo fanno credendo di trovarvi opportunità di lavoro, e finiscono per fuggire in Europa a causa di insicurezza, instabilità, condizioni economiche difficili, sfruttamenti e abusi diffusi.

I cittadini stranieri che viaggiano verso la Libia fanno parte dei cosiddetti flussi migratori misti, ossia persone con differenti background e motivazioni che si muovono insieme lungo rotte comuni, spesso con l’aiuto di trafficanti e bande criminali. Fanno parte di questo gruppo rifugiati, richiedenti asilo, migranti economici, minori non accompagnati, migranti ambientali, vittime di tratta e migranti bloccati.

Negli ultimi anni il numero di persone che hanno attraversato il mar Mediterraneo dal Nord Africa verso l’Europa meridionale è aumentato.

Le previsioni indicano che la tendenza molto probabilmente rimarrà immutata. Tra le tre vie principalmente utilizzate da rifugiati e migranti per raggiungere l’Europa – Mediterraneo occidentale, Mediterraneo centrale e Mediterraneo orientale – la Libia è diventata quella più comunemente utilizzata, oltre ad essere la più pericolosa.

Lo studio, commissionato dall’UNHCR, mostra come i profili e le nazionalità delle persone che arrivano in Libia si siano evoluti negli ultimi anni, con una marcata diminuzione di rifugiati e migranti provenienti dall’Africa Orientale e un aumento di quelli provenienti dall’Africa occidentale, che rappresentano ora più della metà di tutti gli arrivi in ​​Europa dal Mediterraneo centrale (Libia) verso l’Italia (oltre 100.000 arrivi nel 2016).

Secondo lo studio, i rifugiati e i migranti presenti in Libia sono prevalentemente uomini giovani (80%), in media di 22 anni che viaggiano soli (72%). Le donne tendono a transitare verso l’Europa più rapidamente e molte di loro, in particolare chi proviene dell’Africa occidentale e centrale, sono vittime di tratta. Il numero di bambini non accompagnati e separati che viaggiano da soli è in aumento, e rappresenta ora circa il 14% di tutti gli arrivi in ​​Europa attraverso la rotta del Mediterraneo centrale. I bambini provengono principalmente da Eritrea, Gambia e Nigeria.

I rifugiati e i migranti in Libia solitamente hanno un basso livello di istruzione, con un 49% avente scarsa o nessuna istruzione formale e solo un 16% con una formazione professionale o istruzione superiore. È possibile raggrupparli in quattro diverse categorie:

Cittadini dei paesi limitrofi (Niger, Ciad, Sudan, Egitto e Tunisia):

La maggior parte riferisce di viaggiare verso la Libia per motivi economici, e molti intraprendono migrazioni stagionali, circolari o ripetitive.

Cittadini di paesi dell’Africa occidentale e centrale (principalmente Nigeria, Guinea, Costa d’Avorio, Gambia, Senegal, Ghana, Mali e Camerun):

La maggior parte riferisce di esser partita per motivi economici. Alcune donne sono vittime di tratta, in particolare donne nigeriane e camerunensi. Alcune potrebbero necessitare di protezione internazionale.

Cittadini di Paesi dell’Africa Orientale (Eritrea, Somalia, Etiopia e Sudan):

Riferiscono di intraprendere il viaggio per varie motivazioni, tra cui persecuzioni politiche, conflitti e povertà nei loro paesi d’origine.

Persone provenienti da altre regioni (Siria, Palestina, Iraq, Marocco, Bangladesh e altri):

Alcuni fuggono da conflitti e violenze mentre altri cercano migliori opportunità economiche.

Lo studio ha esaminato le dinamiche mutevoli e le sfide legate alla protezione dei flussi migratori misti verso e all’interno della Libia, oltre all’evoluzione delle tendenze migratorie, le rotte e i network dei trafficanti. Ha anche mappato le comunità di rifugiati e migranti, concentrandosi sulla situazione nel sud del Paese.

Oltre alla posizione strategica della Libia, il conflitto e l’instabilità del paese hanno contribuito a creare una situazione in cui il traffico e le reti criminali prosperano. Allo stesso tempo, il crollo del sistema giudiziario e una dilagante impunità hanno portato numerosi gruppi armati, bande criminali e individui a contribuire allo sfruttamento e all’abuso di rifugiati e migranti. Lo studio è stato commissionato da UNHCR e condotto dall’Altai Consulting, una società di consulenza specializzata che si occupa di ricerca, monitoraggio e valutazione in contesti fragili, in collaborazione con IMPACT Initiatives, un think-tank con sede a Ginevra che monitora e valuta i programmi umanitari.  I risultati del rapporto sono basati principalmente su dati qualitativi, incluse interviste con rifugiati e migranti, e sono stati raccolti in Libia, Algeria, Ciad, Italia, Nigeria e Tunisia, tra ottobre e dicembre 2016.

L’UNHCR sta cercando di espandere le sue attività in Libia per soddisfare le crescenti esigenze umanitarie e di protezione di rifugiati, richiedenti asilo e cittadini libici colpiti dal conflitto in corso. Recentemente ha richiesto un finanziamento di 75,5 milioni di dollari USA per rafforzare il monitoraggio del sistema di protezione e gli interventi in Libia, e per sostenere la sua attività di advocacy per questioni legate al rispetto dei diritti umani, all’accesso ai servizi di base, alle procedure di asilo e alla libera circolazione. L’UNHCR sta inoltre moltiplicando gli sforzi in Libia e nei paesi confinanti per fornire alternative reali, trovare soluzioni durature e stabilire percorsi legali per rifugiati e richiedenti asilo, in alternativa ai pericolosi viaggi in Libia o nel Mediterraneo Centrale verso l’Europa.

Link al report: http://www.unhcr.org/595a02b44