UNHCR e OIM esortano gli Stati europei a far sbarcare i migranti e i rifugiati soccorsi in mare ancora a bordo delle imbarcazioni della Captain Morgan

Pubblicato il 21 maggio 2020 alle 15:44

L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), si stanno appellando a Malta e ad altri Stati europei affinché si adoperino rapidamente per far sbarcare circa 160 rifugiati e migranti soccorsi in mare, ancora a bordo di due imbarcazioni della Captain Morgan, permettendo loro di raggiungere finalmente la terraferma e un porto sicuro.

Un gruppo separato composto da 21 persone, principalmente famiglie, donne e bambini, era già stato fatto evacuare e sbarcare a Malta diversi giorni fa. È di fondamentale importanza che siano portate a terra quanto prima le persone restanti, a bordo da circa due settimane – il periodo standard di quarantena imposto dal COVID-19 – senza ancora alcuna certezza in merito allo sbarco. È inaccettabile lasciare persone in mare più a lungo del necessario, specialmente in condizioni difficili e inadeguate.

Negli ultimi anni, gli Stati del Mediterraneo sono stati in prima linea nell’accoglienza di persone in arrivo via mare. I loro sforzi, e quelli delle navi di ricerca e soccorso delle ONG, hanno evitato numerose tragiche morti.

Tuttavia, UNHCR e OIM esprimono allarme anche per le testimonianze che riferiscono di come gli Stati avrebbero ignorato o ritardato la risposta alle richieste di soccorso, soprattutto in un momento storico che vede una drastica riduzione delle capacità di ricerca e soccorso degli Stati e delle ONG.

La due agenzie richiamano gli Stati a onorare gli obblighi previsti dal diritto internazionale e ad assicurare assistenza immediata a quanti dovessero trovarsi in difficoltà.. Tali obblighi non possono essere barattati con l’offerta di carburante e aiuti. Gli Stati devono fare ogni possibile sforzo per soccorrere tempestivamente le persone alla deriva, dal momento che perfino un ritardo di pochi minuti potrebbe fare la differenza tra la vita e la morte.

Le misure di salute pubblica, come i periodi limitati di quarantena obbligatoria, gli screening medici e il distanziamento fisico, devono essere applicate senza discriminazioni e nell’ambito dei protocolli sanitari nazionali previsti. Gli Stati devono continuare a far sbarcare le persone soccorse in mare, in linea con gli obblighi derivanti dal diritto marittimo internazionale, e assicurare loro l’accesso alle procedure di asilo e all’assistenza umanitaria.

Le capacità di accoglienza di alcuni Stati del Mediterraneo sono messe ulteriormente a dura prova dalla necessità di implementare le misure sanitarie dovute alla diffusione del COVID-19. Nel riconoscere la portata di questa grave criticità,  le due agenzie hanno offerto supporto per garantire procedure di presa in carico dei nuovi arrivati rapide ed efficaci.

La rapidità delle procedure di sbarco deve essere inoltre supportata da una solidarietà tangibile da parte degli altri Stati europei mediante un meccanismo di ricollocamento tempestivo e strutturato e  – quando le condizioni lo permetteranno – un’efficace cooperazione in materia di rimpatri ai Paesi di origine per i casi che risultano non necessitare di protezione internazionale.

È necessario adottare con urgenza un sistema ampiamente condiviso di redistribuzione post sbarco se si desidera effettivamente abbandonare il ciclo perpetuo di negoziati e di accordi ad-hoc che non fanno altro che mettere a rischio ulteriore la vita e la salute delle persone.

Il ricollocamento di 17 persone da Malta alla Francia avvenuto questa mattina dimostra che, prendendo tutte le precauzioni e le misure necessarie volte a prevenire l’ulteriore diffusione del virus, la solidarietà al tempo del COVID-19 è possibile.

L’UNHCR e l’OIM ribadiscono in modo inequivocabile che nessuna persona soccorsa in mare deve essere ricondotta in Libia. Le sofferenze e i rischi posti dall’intensificarsi dei conflitti,  dalla detenzione arbitraria e dalle diffuse violazioni dei diritti umani, tra gli altri fattori, indicano chiaramente che il Paese non può essere considerato un porto sicuro. Il coinvolgimento diretto o indiretto degli Stati tramite imbarcazioni mercantili per riportare migranti e rifugiati soccorsi in mare in Libia può costituire una violazione del diritto internazionale.

FINE

Per maggiori informazioni:

UNHCR

A Ginevra, Charlie Yaxley, yaxley@unhcr.org, +41 795 808 702,
A Valletta, Anna Camilleri, camiller@unhcr.org, +356 9999 3228
A Bruxelles, Maeve Patterson, patterso@unhcr.org, +32 470 99 54 35
A Roma, Carlotta SAMI, sami@unhcr.org, +39 335 679 47 46
A Tripoli, Caroline Gluck, gluck@unhcr.org, +218 91 000 7195
A Tunisi, Tarik Argaz, argaz@unhcr.org, +216 299 612 95

OIM

Safa Msehli a IOM Geneva, Tel: +41 79 403 5526. Email: smsehli@iom.int
Ryan Schroeder a IOM Brussels Tel + 32 492 25 02 34. Email: rschroeder@iom.int
Flavio Di Giacomo a IOM Rome Tel: +39.347.089.89.96 E-mail: fdigiacomo@iom.int