UNHCR: sgomento alla notizia di trafficanti che impersonano membri dello staff dell’Agenzia in Libia mentre continuano gli scontri a Tripoli

Pubblicato il 08 settembre 2018 alle 7:30

L’UNHCR, Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, è sgomenta per la notizia secondo la quale alcuni trafficanti si presenterebbero come personale dell’UNHCR in Libia e chiede alle autorità di agire contro tutti i criminali che cercano di colpire rifugiati e migranti disperati.

Secondo alcuni rapporti ritenuti affidabili dalle nostre fonti e secondo i rifugiati stessi, sembrerebbe che alcuni trafficanti stiano spacciandosi per personale delle Nazioni Unite, incluso l’UNHCR, in diverse località della Libia. Questi criminali sono stati avvistati nei punti di sbarco e nei centri di traffico di esseri umani, usando giubbotti e altri oggetti con loghi simili a quelli dell’UNHCR.

Le informazioni in possesso dell’UNHCR provengono da rifugiati che riferiscono di essere stati venduti ai trafficanti in Libia e sono stati oggetto di abusi e torture, anche dopo essere stati intercettati in mare. L’UNHCR sta raccogliendo maggiori informazioni e indagando su queste accuse.

In Libia, l’UNHCR ed i suoi partner sono presenti nei punti ufficiali di sbarco per fornire assistenza umanitaria e medica, compresi cibo, acqua, vestiti, per salvare la vita a rifugiati e migranti.

Una volta che le persone trafficate tornano a terra, le autorità libiche li trasportano in centri di detenzione, gestiti dalla Direzione per la lotta alla migrazione illegale (sotto la competenza del Ministero degli Interni). I team dell’UNHCR sono presenti anche lì per monitorare la situazione, aiutare e identificare i più vulnerabili per cercare di trovare soluzioni, specialmente nei paesi terzi.

L’UNHCR non è coinvolto nel trasferimento di rifugiati dai punti di sbarco ai centri di detenzione.

A Tripoli, la situazione dei rifugiati e dei migranti che vivono nelle aree urbane o che sono detenuti si è drasticamente deteriorata nelle ultime settimane a causa dei pesanti scontri nella capitale libica.

L’UNHCR ha ricevuto segnalazioni di atrocità indicibili commesse contro i rifugiati e i richiedenti asilo nelle strade di Tripoli, tra cui stupri, rapimenti e torture. Una donna ha detto all’UNHCR che criminali sconosciuti hanno rapito suo marito, l’hanno violentata e hanno torturato suo figlio di un anno. La donna ha detto che il bambino è stato denudato e molestato sessualmente dai criminali.

Molti rifugiati erano detenuti in aree vicine agli scontri ed a rischio di essere colpiti dai razzi. Migliaia sono fuggiti dai centri di detenzione, in un disperato tentativo di salvare le loro vite.

L’UNHCR si oppone alla detenzione di rifugiati e richiedenti asilo, ma è presente nei luoghi in cui si trovano i rifugiati per fornire loro assistenza salvavita.

L’UNHCR chiede con fermezza che vengano messe in atto alternative alla detenzione, compreso l’uso immediato della struttura di raccolta e partenza a Tripoli, che fungerà da piattaforma per raggiungere la sicurezza in paesi terzi e che sarà gestita dal Ministero degli interni libico e dall’UNHCR. La struttura ha la capacità di ospitare 1.000 rifugiati vulnerabili e richiedenti asilo ed è pronta per l’uso.

L’UNHCR chiede inoltre una forte azione istituzionale per colpire i trafficanti responsabili.

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