UNHCR: Il Sud Sudan entra nel suo quinto anno di crisi, Filippo Grandi fa appello per un’azione urgente

Pubblicato il 13 dicembre 2017 alle 16:37

A quattro anni dall’inizio della guerra civile in Sud Sudan, Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, torna oggi ad appellarsi a tutte le parti coinvolte affinché intraprendano un’azione urgente per trovare un accordo e porre fine alla profonda crisi umanitaria del paese e la più grave crisi di rifugiati del continente africano.

“Il mondo non può continuare a restare impassibile mentre le persone in Sud Sudan vivono terrorizzate da una guerra senza senso”, ha detto il capo di UNHCR, l’Agenzia ONU per i Rifugiati. Filippo Grandi ha dichiarato che gli effetti devastanti dei combattimenti sono una diretta conseguenza di tragici fallimenti della leadership politica.

Grandi ha definito la situazione come “una crisi dei bambini rifugiati”, se si considera che il 63 percento della popolazione sud sudanese ha meno di 18 anni, e ha ribadito che “molti dei bambini arrivano non accompagnati, separati e fortemente traumatizzati”.

Le donne rifugiate che arrivano nei paesi limitrofi raccontano di essere state ripetutamente vittime di stupro, che i propri mariti sono stati uccisi e i figli rapiti.

I sei paesi che si trovano lungo il confine con il Sud Sudan ospitano due milioni di rifugiati, mentre circa sette milioni di cittadini all’interno del paese necessitano di assistenza umanitaria. Di questi, due milioni sono sfollati interni.

“Occorre esercitare pressione su coloro che portano avanti questo conflitto, che in soli quattro anni ha sradicato un terzo degli abitanti dal Sud Sudan, e ne ha uccisi e mutilati molti altri. È necessaria un’azione urgente e congiunta da parte degli attori regionali e internazionali prima che sia troppo tardi”, ha ribadito Grandi.

Ha aggiunto che un fallimento nella protezione dei rifugiati sudsudanesi e di altri civili renderebbe la crisi ancor più complessa e destabilizzerebbe la regione per i decenni a venire – una possibilità che il mondo non può permettersi.

L’Alto Commissario ha invitato le parti coinvolte nel conflitto a trovare una soluzione politica. “Il successo dell’High Level Revitalization Forum è la chiave per porre fine alle sofferenze dei rifugiati sudsudanesi e alle uccisioni di civili innocenti”, ha dichiarato.

Negoziata dall’Autorità Intergovernativa per lo Sviluppo, questa iniziativa di pace nel Sud Sudan intende ripristinare un accordo di pace stipulato nel 2015 e ormai in fase di stallo.

Il conflitto sudsudanese ha dato vita alla più vasta crisi di rifugiati del continente africano: l’UNHCR stima che la popolazione dei rifugiati potrebbe superare i tre milioni di unità a partire dal dicembre 2018.

I rifugiati vengono accolti in paesi adiacenti al Sud Sudan – Etiopia, Sudan, Uganda e Kenya, Repubblica Democratica del Congo e Repubblica Centroafricana – che si trovano ad affrontare instabilità e spostamenti di massa da parte dei propri abitanti.

Tutti e sei gli stati hanno continuato a tenere le porte aperte di fronte al crescente numero di flussi di rifugiati, nonostante la riduzione delle risorse finanziarie. Il piano regionale di risposta inter-agenzia per i rifugiati sudsudanesi ha ricevuto solo il 33 percento dei fondi necessari, e la maggior parte dei rifugiati sono a grave rischio di malattie e malnutrizione, non possono andare a scuola né ricevere cure mediche, e spesso non hanno un rifugio dove poter vivere.

“La situazione non è più sostenibile – per i governi degli Stati che concedono asilo, per le agenzie umanitarie e, soprattutto, per i sudsudanesi” ha affermato l’Alto Commissario Grandi. “Il ciclo di violenza deve essere interrotto”.