Coronavirus: l’UNHCR offre raccomandazioni pratiche a supporto dei Paesi europei per garantire l’accesso all’asilo e condizioni di accoglienza sicure

Pubblicato il 27 aprile 2020 alle 12:17

Mentre il mondo si mobilita per contrastare la diffusione del COVID-19, numerosi Paesi, in Europa e altrove, hanno attuato misure eccezionali per gestire le proprie frontiere, limitando i viaggi aerei e gli spostamenti transfrontalieri. L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, oggi ha rivolto un appello agli Stati affinché salvaguardino le tante buone prassi e raddoppino gli sforzi per rafforzare i sistemi di asilo in Europa in questo frangente così difficile.

È incoraggiante rilevare che quasi due terzi dei Paesi europei hanno trovato modalità efficaci di gestione delle proprie frontiere, permettendo, allo stesso tempo, alle persone richiedenti asilo di accedere ai loro territori. Lo svolgimento di screening medici ai confini, il rilascio di certificati di buona salute, o l’osservanza di periodi di quarantena temporanei all’arrivo sono alcune delle misure attuate dai Paesi europei. Rappresentano tutte importanti precedenti positivi per altri Stati, in Europa e altrove.

“Mettendo al centro dei nostri sforzi i rifugiati e richiedenti asilo, abbiamo stilato una serie di raccomandazioni pratiche a sostegno dei sistemi di asilo nazionali mentre continuiamo a mettere a disposizione dei governi le nostre competenze”, ha dichiarato Pascale Moreau, Direttrice dell’Ufficio dell’UNHCR per l’Europa.

Le misure volte ad attenuare la diffusione del COVID-19, quali distanziamento fisico e restrizioni a movimenti e assembramenti, hanno condizionato il funzionamento dei sistemi di asilo in Europa, sia che si tratti della registrazione di nuove domande di asilo, di documentazione, delle procedure di determinazione dello status di rifugiato o dei processi di revisione giudiziaria. Le conseguenze possono essere serie tanto per i singoli individui interessati quanto per gli Stati. Per esempio, laddove le nuove istanze di asilo non sono registrate, il soggiorno delle persone non e’ regolato e queste non hanno accesso ad assistenza e servizi sanitari di base. Quando le procedure di asilo sono sospese, le autorità nazionali competenti per l’asilo si troveranno a far fronte a notevoli sfide alla ripresa dei lavori, o, peggio, rischierannoo di perdere o addirittura annullare gli sforzi profusi precedentemente per migliorare i sistemi di asilo nazionali.

Riconoscendo i rischi associati a queste conseguenze tanto negative, la maggioranza dei Paesi europei ha, almeno in parte, adeguato i propri sistemi di asilo alla situazione attuale. Le procedure di registrazione sono state semplificate, modificate per consentire la presentazione di domande per iscritto o in via digitale, o anticipate per coincidere con lo svolgimento degli screening medici, automatizzando, allo stesso tempo, il rilascio della documentazione. Altri Paesi hanno adattato le infrastrutture fisiche all’interno degli spazi utilizzati per lo svolgimento dei colloqui oppure stanno testando e intensificando tecniche di intervista a distanza, per esempio mediante videoconferenza, per continuare le procedure di asilo.

In alcuni Stati europei le capacità di accoglienza a disposizione dei nuovi arrivati sono sotto pressione già da diverso tempo, e questa situazione e’ ora aggravata dall’emergenza COVID-19. I rischi di trasmissione del virus sono particolarmente elevati all’interno di centri di accoglienza sovraffollati o di spazi confinati, quali quelli delle strutture di detenzione per migranti. Diversi Stati hanno cominciato a trasferire i richiedenti asilo detenuti in strutture di accoglienza più sicure. Inoltre, sono state prese una serie di misure proattive volte a migliorare le condizioni all’interno dei centri di accoglienza allo scopo di ridurre i rischi di trasmissione. Alcuni Stati hanno creato rapidamente posti temporanei aggiuntivi trasferendo i beneficiari all’interno di edifici inutilizzati o di hotel vuoti per decongestionare le strutture sovraffollate, dando priorità alle persone appartenenti alle categorie a rischio, quali gli anziani.

“Nel riconoscere le sfide enormi imposte dalla crisi sanitaria, esortiamo inoltre gli Stati a proseguire gli sforzi salvavita profusi per soccorrere rifugiati e migranti in pericolo in mare”, ha affermato Pascale Moreau. “Non possiamo ammettere ritardi o esitazioni quando siamo chiamati a intervenire per salvare vite umane. Quando persone disperate in cerca di salvezza giungono alle nostre frontiere, che siano di terra o marittime, non possiamo per alcun motivo voltar loro le spalle o ricondurle alle situazioni di pericolo da cui erano fuggite”.

I vincoli alle capacità di accoglienza costituiscono, inoltre, una delle principali ragioni che ostacolano l’autorizzazione allo sbarco di rifugiati e migranti soccorsi dopo viaggi strazianti attraverso il Mediterraneo. Tuttavia, sebbene incrementare le capacità di accoglienza dei Paesi di primo approdo costituisca un importante punto di partenza, resta fondamentale profondere ulteriori sforzi, compresa la necessità di assicurare una maggiore solidarietà tra gli Stati membri dell’UE tramite programmi quali il ricollocamento.

Quando l’Europa si accinge ormai ad allentare le misure adottate per rispondere al COVID-19, è opportuno evidenziare come oltre ai rischi vi siano anche opportunità. Misure attuate in una fase segnata dalle avversità, possono contribuire a costruire sistemi di asilo più resilienti per il futuro.

“Tutti insieme dovremmo individuare e cogliere queste opportunità, per esempio l’utilizzo di mezzi digitali per registrare le domande di asilo, l’adozione di tecniche di intervista a distanza o gli sforzi per rendere più rapide le procedure di asilo pur garantendo la loro equità”, ha dichiarato Moreau. L’UNHCR continua ad apprezzare gli sforzi profusi dalle comunità ospitanti e dagli Stati per proteggere lo spazio di asilo in Europa in un momento di elevato rischio per la salute pubblica di tutti”.

L’Ufficio Regionale dell’UNHCR per l’Europa ha pubblicato una raccolta di buone prassi e raccomandazioni pratiche che offrono supporto pratico agli Stati affinché possano assicurare accesso al territorio e alle procedure di asilo, gestire le restrizioni ai movimenti o comunicare in modo efficace con richiedenti asilo e rifugiati in merito ai rischi derivanti dalla pandemia da COVID-19.

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