Dichiarazione congiunta: Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e António Vitorino, Direttore Generale dell’OIM, accolgono con soddisfazione il consenso sulla necessità di agire in Libia e nel Mediterraneo

Pubblicato il 23 luglio 2019 alle 9:26

I colloqui tenutisi ieri a Parigi con gli Stati europei sulla necessità di trovare una soluzione alla situazione nel Mar Mediterraneo e di prevenire la perdita di vite umane in Libia sono stati accolti con favore ed erano estremamente necessari. La violenza che ha colpito Tripoli nelle ultime settimane ha reso la situazione disperata come mai prima e ha evidenziato l’urgenza con cui è necessario intervenire.

Accogliamo con soddisfazione il consenso emerso in occasione dei colloqui di ieri in merito alla necessità di porre fine alla detenzione arbitraria di rifugiati e migranti in Libia. È necessario avviare un processo di rilascio ordinato delle persone trattenute nei Centri di detenzione, sia verso le aree urbane sia verso Centri di accoglienza aperti che assicurino una ragionevole libertà di movimento, riparo, assistenza e protezione della propria incolumità, oltre a un monitoraggio indipendente e all’accesso regolare e incondizionato delle agenzie umanitarie. Alla luce dei rischi di abusi, maltrattamenti o morte, nessuno dovrebbe essere ricondotto nei Centri di detenzione in Libia dopo essere stato intercettato o soccorso in mare.

L’impegno rinnovato ieri dagli Stati a prevenire la perdita di vite umane nel Mar Mediterraneo è, inoltre, incoraggiante. Lo status quo, che vede le operazioni di ricerca e soccorso spesso lasciate all’intervento di imbarcazioni commerciali o di ONG, non può continuare. È necessario lanciare un’operazione di ricerca e soccorso guidata dagli Stati dell’Unione Europea simile a quelle realizzate negli ultimi anni.

È necessario riconoscere il ruolo fondamentale svolto dalle ONG: esse non devono essere criminalizzate né stigmatizzate per il soccorso di vite umane in mare. Alle imbarcazioni commerciali, sulle quali si fa sempre più affidamento per condurre operazioni di soccorso, non deve essere chiesto né di trasbordare sulle navi della Guardia Costiera libica le persone soccorse, né di farle sbarcare in Libia, dato che non costituisce un porto sicuro.

Sono inoltre stati promettenti i colloqui sull’opportunità di istituire un meccanismo di sbarco temporaneo e coordinato per le persone soccorse in mare e di condividere le responsabilità fra Stati in previsione della successiva fase di accoglienza. Chiediamo che tali colloqui continuino, poiché un approccio congiunto a questa situazione è nell’interesse di tutti.

Nel frattempo, le evacuazioni e i reinsediamenti al di fuori della Libia continuano a costituire un’àncora di salvezza irrinunciabile per coloro le cui vite sono esposte a pericoli immediati. Continuiamo a chiedere agli Stati di collaborare per portare al sicuro i rifugiati più vulnerabili in Libia, e accogliamo con soddisfazione le espressioni di sostegno manifestate ieri al riguardo.

Infine, sono necessari sforzi maggiori per trovare soluzioni alle ragioni per cui le persone, in primo luogo, abbandonano le proprie case. Finché i molteplici conflitti in corso nell’Africa settentrionale e subsahariana e le sfide legate allo sviluppo continueranno a restare irrisolti, vi saranno persone che continueranno a cercare alternative per se stesse e per le proprie famiglie.

Negoziare una pace duratura in Libia deve rappresentare la priorità assoluta. La comunità internazionale dovrebbe sfruttare ogni mezzo a propria disposizione per riportare a dialogare le parti in conflitto, e adottare una soluzione politica capace di ristabilire stabilità e sicurezza.

 

Per maggiori informazioni:

Per l’UNHCR:

Per l’OIM:

  • In Libia, Safa Msehli, +21622241842, smsehli@iom.int o Tarik Argaz, +216 29 9612 95, argaz@unhcr.org
  • A Ginevra, Leonard Doyle, +41792857123 o Joel Millman, +41791038720