Dichiarazione dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi in occasione della Giornata Mondiale dei Rifugiati 2018

Pubblicato il 20 giugno 2018 alle 16:50

Oggi è la Giornata Mondiale dei Rifugiati, un momento di solidarietà con i rifugiati e con le comunità che li accolgono. Mentre i conflitti scoppiano, persistono e si acuiscono, 68.5 milioni di persone sono costrette a fuggire in tutto il mondo. Nove su dieci sono nei loro paesi d’origine o in paesi limitrofi. L’impatto è enorme – sui rifugiati stessi e sulle comunità che aprono le loro porte. Ora più che mai, prendersi cura dei rifugiati deve essere una responsabilità globale e condivisa. È tempo di agire in modo diverso.

Stiamo testando un nuovo modello, con risultati positivi – basato sull’equità, sulla giustizia e su valori e standard umanitari. I paesi e le comunità hanno bisogno di un sostegno più sistematico e a lungo termine mentre si assumono il compito di aiutare le famiglie sradicate. I rifugiati stessi devono essere inclusi nelle nuove comunità e avere la possibilità di realizzare il loro potenziale. E sono necessarie soluzioni per aiutare i rifugiati a tornare a casa quando è il momento appropriato o a costruirsi una vita in un luogo sicuro. Il Global Compact sui rifugiati – che verrà adottato quest’anno – mira a far sì che queste soluzioni siano realizzate.

Leggi e politiche giuste sono vitali. Ma sono le persone e le comunità locali che sono in prima linea quando arrivano i rifugiati, e che accogliendoli fanno la differenza nelle loro vite – la differenza tra il rifiuto e l’inclusione, tra disperazione e speranza, tra l’essere lasciato indietro e la possibilità di costruirsi un futuro. La condivisione della responsabilità per i rifugiati inizia lì.

Lo vediamo ogni giorno – a Beirut, in Libano; a Cox’s Bazar, in Bangladesh; a Yumbe, in Uganda; a Francoforte, in Germania; a Lima, in Perù e in innumerevoli villaggi e città in tutto il mondo. Sono gli uomini, le donne e i bambini che vivono lì, le organizzazioni locali e i gruppi religiosi, gli insegnanti, i commercianti, le istituzioni locali che fanno la differenza – con umanità, compassione e solidarietà.

Spesso queste comunità si trovano ai margini – in remote aree di confine o con poche risorse disponibili. Tuttavia, quando arrivano i rifugiati, condividono ciò che hanno, spinti dalla compassione e da un senso di dignità umana. E quando le persone lavorano insieme, i risultati sono potenti.

Chi sono questi eroi di tutti i giorni? Sono quelle persone che sanno cosa significa appartenere a una comunità e sono pronti ad aiutare anche gli altri. Offrendo una mano o lavorando insieme – come parte di una stessa chiesa o di una moschea locale, una classe scolastica, una squadra sportiva, una cooperativa sociale o un gruppo giovanile. Alcuni sono stati rifugiati e sanno questo cosa significa. Attraverso la loro generosità e le infinite occasioni di aiuto, portano una luce che contribuisce a far risplendere le potenzialità dei rifugiati.

Per aiutare i rifugiati a ricostruirsi una vita c’è bisogno di tutti noi – occorre lavorare insieme in modo che possano ottenere ciò che molti di noi danno per scontato – un’istruzione, un posto sicuro dove vivere, un lavoro, la possibilità di essere parte di una comunità. Col passare del tempo, l’impatto è enorme, per le famiglie di rifugiati e per coloro che li accolgono.

In occasione della Giornata Mondiale dei Rifugiati, è tempo di riconoscere la loro umanità – e chiedere a noi stessi e agli altri di unirsi a loro e di accogliere e sostenere i rifugiati nelle nostre scuole, nei nostri quartieri e nei luoghi di lavoro. È qui che inizia la solidarietà, a partire da tutti noi.