Il dramma dei civili siriani a Rukban, servono soluzioni urgenti

Pubblicato il 15 febbraio 2019 alle 4:43

Nel corso degli ultimi nove giorni l’UNHCR, insieme alle altre agenzie delle Nazioni Unite e alla Syrian Arab Red Crescent (SARC), ha preso parte a una delle missioni umanitarie più complesse e su vasta scala degli otto anni trascorsi dall’inizio della crisi siriana. Il convoglio ha consegnato aiuti umanitari a più di 40.000 persone, bloccate nel remoto accampamento improvvisato di Rukban, nel sud-est della Siria, che ne avevano un disperato bisogno.

Si è trattato del secondo convoglio organizzato dall’interno della Siria, dopo il primo del novembre del 2018. Sulla base di precedenti valutazioni, si è stabilito che quest’ultimo convoglio, per una missione della durata di una settimana, dovesse includere più di 300 persone tra operatori umanitari e volontari, oltre a più di 100 camion carichi di aiuti.

Il convoglio delle Nazioni Unite e della SARC ha consegnato cibo, medicinali, apparecchiature mediche, attrezzature invernali, vestiti e kit igienici per donne e ragazze. Sono stati distribuiti anche aiuti specifici per i bisogni nutrizionali, quelli relativi all’istruzione e per i bambini. Insieme ai suoi partner umanitari, l’UNHCR ha monitorato sia la distribuzione degli aiuti che le fasi successive al fine di accertarsi che i civili più vulnerabili ricevessero l’assistenza di cui hanno bisogno.

Le condizioni dei rifugiati a Rukban sono disperate. È una terra di nessuno, in cui mancano praticamente tutti i servizi, e l’accesso all’acqua potabile è estremamente limitato. Persino l’assistenza sanitaria di base è assente, e in generale le condizioni sanitarie sono drammatiche. Donne, bambini e persone con disabilità sono i più vulnerabili, privi di sostegno e abbandonati a loro stessi. I prezzi dei beni che raggiungono il campo e circolano al suo interno sono troppo alti, e la maggior parte delle famiglie non può permetterseli.

Nel quadro di un più ampio sforzo di distribuzione degli aiuti, il team di UNHCR ha trascorso più di una settimana a Rukban e ha parlato con famiglie e soprattutto donne di età diverse per comprendere le difficoltà che affrontano ogni giorno.

I civili presenti a Rukban sono per lo più donne e bambini, rifugiatisi in alloggi sparsi e di fortuna, senza alcuna privacy né protezione dalle intemperie.

I bambini camminano a piedi nudi, tra fango e pozzanghere, sotto la pioggia fredda e incessante. L’inverno non ha fatto che peggiorare una situazione già drammatica, e nell’ultimo mese almeno otto bambini hanno già perso la vita. Al fine di proteggere le famiglie e prestare soccorso, l’UNHCR e le organizzazioni partner hanno distribuito coperte termiche, sacchi a pelo, teli di plastica, abiti invernali e lampade a energia solare.

Per le ragazze, i matrimoni precoci sono molto comuni. Alcune donne sono state costrette a sposarsi più volte, altre ci hanno raccontato di aver dovuto ricorrere alla prostituzione per sopravvivere. Molte donne sono terrorizzate all’idea di lasciare le loro case di fango o le loro tende a causa dei seri rischi di abuso sessuale e molestie. Il personale di UNHCR ha incontrato madri che non permettono alle figlie di uscire, troppo spaventate per lasciarle andare alle scuole improvvisate nel campo. Le opportunità di istruzione sono scarse. Sui volti dei bambini si leggono sconforto e disperazione.

Nel corso della missione, il personale di UNHCR ha inoltre realizzato un sondaggio relativo alle intenzioni dei rifugiati. La maggior parte delle persone ci hanno riferito di voler tornare a casa. Alcune di queste famiglie si trovano a Rukban da più di quattro anni. Nonostante gli aiuti distribuiti abbiano fornito un sostegno immediato ai rifugiati, la maggior parte delle persone desidera una soluzione significativa e durevole. Dei bambini nati a Rukban, nessuno possiede documenti civili, né certificati né dichiarazioni di nascita.

Nell’ambito del suo più ampio impegno umanitario in Siria, l’UNHCR ha unito la propria voce a quella delle altre agenzie delle Nazioni Unite, facendo appello a tutte le parti per facilitare la distribuzione degli aiuti e soddisfare i bisogni più immediati e urgenti della popolazione civile. L’accesso sicuro, duraturo e pianificabile è fondamentale per la consegna di aiuti salvavita, come pure per il monitoraggio della distribuzione e per la valutazione dei bisogni, così come prescritto dal diritto umanitario internazionale.

Trovare una soluzione duratura al dramma che la popolazione civile sta vivendo è della massima urgenza, ed è fondamentale per garantire a queste famiglie la possibilità di un futuro migliore.

 

Per maggiori informazioni:

Ad Amman, Rula Amin, aminr@unhcr.org, +962 (0)790 04 58 49
In Siria, Mysa Khalaf, khalafm@unhcr.org, +963 9933 57860
A Ginevra, Andrej Mahecic, mahecic@unhcr.org, +41 79 642 97 09