Due mesi di paura e stenti nella provincia di Ituri, in RDC

Pubblicato il 16 agosto 2019 alle 14:01

A due mesi dalle violenze che hanno costretto centinaia di migliaia di persone a fuggire dalle loro case nella provincia orientale di Ituri, nella Repubblica Democratica del Congo, un grave sottofinanziamento e la crescente insicurezza hanno reso un numero crescente di persone bisognose di assistenza umanitaria e hanno impedito il loro ritorno a casa.

Nelle ultime tre settimane di giugno soltanto, oltre 145.000 persone costrette a fuggire di recente hanno cercato sicurezza e assistenza nei campi per sfollati interni e rifugiati nella provincia di Ituri, mentre si stima che altre 215.000 persone siano fuggite in aree vicine. I numeri reali sono difficili da verificare, a causa delle difficoltà di accesso in alcuni luoghi e dell’ampia area da cui le persone sono fuggite. In migliaia hanno continuato a fuggire da allora, anche se con minore frequenza.

A causa della continua violenza tra gruppi armati, molti hanno paura di fare ritorno a casa. Durante una recente missione nella città di Djugu per fornire assistenza, lo staff dell’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha trovato un villaggio vuoto dopo l’altro e innumerevoli case date alle fiamme e abbandonate.

Le persone sono state costrette a trovare un rifugio ovunque ne avessero la possibilità. Alcune sono state accolte da altre famiglie. Molte sono state costrette a dormire all’aperto. Drodro, una città relativamente piccola, ha visto la sua popolazione triplicarsi in sole poche settimane, mentre le scuole locali e le chiese sono state trasformate in grandi, squallidi dormitori.

Il nostro staff ha raccolto numerose testimonianze di persone che hanno perso i loro familiari. Alcune persone che avevano tentato di rientrare a casa per prendere cibo e beni di proprietà sono state uccise da gruppi armati come avvertimento agli altri di non tornare. E’ stata riscontrata una prevalente paura per il futuro.

I bisogni più urgenti riguardano l’alloggio, l’acqua, i servizi igienici, le cure sanitarie e il cibo. A causa delle condizioni di sovraffollamento, le donne e le bambine sono ad alto rischio di violenza sessuale e di genere. Le scarse condizioni igieniche, dovute alla mancanza di acqua pulita e di latrine, aumentano il rischio della diffusione delle malattie.

L’UNHCR sta fornendo assistenza nei campi per sfollati interni, dove sta costruendo capannoni collettivi di emergenza per le persone costrette a dormire all’aperto, e rifugi individuali per le famiglie più vulnerabili. Tuttavia, occorrono urgentemente dei rifugi nuovi per permettere di liberare le scuole prima che cominci il nuovo semestre all’inizio di settembre. Vengono forniti i beni domestici essenziali, ma il bisogno è di gran lunga superiore alle scorte attuali dell’UNHCR.

I finanziamenti per questa crisi umanitaria rimangono ad un livello criticamente basso. L’UNHCR fa appello alla comunità internazionale di farsi avanti con ulteriori fondi e permettere alle organizzazioni umanitarie di fornire un’assistenza salvavita di base. Finora nel 2019 l’UNHCR ha ricevuto solo il 32% dei 150 milioni di dollari statunitensi richiesti per le sue operazioni.

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Per maggiori informazioni:
A Ginevra, Charlie Yaxley, yaxley@unhcr.org, +41 79 580 8702
A Ginevra, Babar Baloch,
baloch@unhcr.org, +41 79 513 9549