I feroci combattimenti a Ghouta est, nelle zone rurali di Damasco e Afrin causano un nuovo massiccio esodo di civili siriani

Pubblicato il 20 marzo 2018 alle 2:58

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) esprime profonda preoccupazione per l’ulteriore peggioramento della crisi umanitaria in Siria: i feroci combattimenti a Ghouta est, nelle zone rurali di Damasco e Afrin nel nord-ovest del paese stanno infatti causando un nuovo massiccio esodo di persone.

Solo a Ghouta est sono più di 45.000 i siriani che hanno lasciato le loro case nei giorni scorsi. L’UNHCR è impegnato in prima linea a rispondere agli urgenti bisogni umanitari, ma oggi rinnoviamo il nostro appello affinché venga garantita la protezione e la sicurezza sia dei nuovi sfollati che delle centinaia di migliaia di civili ancora intrappolati a causa degli scontri e con un disperato bisognoso di aiuto.

L’UNHCR non prende parte all’attuale accordo di evacuazione o alla sua attuazione. Tuttavia fin dall’inizio di quest’ultima recrudescenza, è presente con i propri operatori presso gli improvvisati insediamenti collettivi in cui si sono riversate migliaia di famiglie, esauste, affamate, assetate, malate e prive di tutto o quasi provenienti da Ghouta est. Altri civili continuano a fuggire ogni giorno.

I nuovi sfollati sono attualmente ospitati a Dweir, nelle scuole e nel dipartimento dell’energia elettrica di Adra, a Herjelleh, Najha, Nashabiya, Khirbet al Ward, dove le condizioni sono deplorevoli. Secondo quanto riferito dagli operatori UNHCR, i bisogni sono innumerevoli e aumentano di ora in ora. Ci sono anche seri rischi per la salute.

Tutti gli inseidiamenti sono sovraffollati, saturi e privi dei servizi igienici di base. La gente fa la fila per ore per usare i bagni, la maggior parte dei quali non ha illuminazione. L’UNHCR e i suoi partner collaborano giorno e notte per fornire assistenza salvavita, in stretto coordinamento con la Mezzaluna Rossa Araba Siriana (SARC), le agenzie delle Nazioni Unite e altri attori umanitari.

I partner dell’UNHCR stanno registrando persone prive di documenti, in particolare neonati non registrati, nel tentativo di affrontare l’importante questione della protezione con le autorità siriane.

Ad oggi l’UNHCR ha consegnato 180.000 beni di prima necessità per rispondere ai bisogni più urgenti: materassi, coperte di lana e ad elevata efficienza termica, teli di plastica, kit di abbigliamento invernale, lampade solari, taniche e set da cucina. In diversi insediamenti collettivi, le persone che vivono all’aperto nei cortili della scuola sono disperate e usano le coperte dell’UNHCR come divisori per avere un po’ di privacy e per proteggere se stessi e i loro famigliari dal sole durante il giorno e dal freddo della notte.

La mancanza di sistemazioni adeguate è una delle maggiori preoccupazioni e stiamo cercando di colmare questa lacuna. Più di 2.200 materiali per la costruzione di ripari sono stati forniti alla SARC per rendere abitabili le strutture destinate ai rifugi collettivi. Circa 800 tende per famiglie dell’UNHCR sono state inviate dal nord-est della Siria e raggiungeranno Damasco entro le prossime 48 ore. Ne saranno distribuite altre, ma nel frattempo l’UNHCR sta anche fornendo tendoni mobili come sistemazione temporanea per le persone che dormono all’aperto, in particolare nei rifugi collettivi.

Affinché gli urgenti bisogni della popolazione civile vengano soddisfatti è fondamentale poter avere un accesso umanitario pieno e senza restrizioni all’interno e al di fuori di Ghouta est, per raggiungere le persone che vivono nei rifugi collettivi e in altre località.

Altrettanto importante è il pieno rispetto della libertà di movimento dei civili e della scelta del luogo in cui si sentono al sicuro. Deve essere garantito il loro pieno diritto di scegliere se rimanere a Ghouta est o cercare sicurezza altrove. In base alle informazioni a disposizione dell’UNHCR, i civili che lasciano Ghouta est sarebbero sottoposti a uno screening per ragioni di sicurezza; l’Agenzia non ha comunque accesso a tale screening.

L’UNHCR invita tutte le parti coinvolte a rispettare le norme umanitarie internazionali e i diritti umani nel trattamento dei civili, sia che risiedono a Ghouta est sia che fuggano da lì.

Nel frattempo, si sta verificando un’altra situazione di emergenza nel nord-ovest della Siria, dove si stima che 104.000 persone siano state sradicate dalle loro case nella regione di Afrin a seguito del recente intensificarsi dei combattimenti. La maggioranza, circa 75.000 persone, è sfollata a Tal Rifaat, mentre altri 29.000 hanno cercato salvezza a Nubol e Zahraa e nei villaggi circostanti nella zona settentrionale di Aleppo, a carattere rurale. Inoltre, circa 10.000 persone sarebbero state bloccate ad Az-Ziyara nell’inutile tentativo di attraversare aree controllate dal governo siriano.

Alcuni operatori dell’UNHCR si sono recati, nella giornata di ieri, a Nubol; le persone hanno raccontato loro dell’estenuante viaggio che hanno dovuto affrontare, costrette a camminare per ore tra le montagne. Hanno anche visto le condizioni di affollamento nelle scuole e nelle moschee dove i nuovi sfollati di Afrin sono alloggiati.

Per far fronte alla crescente emergenza di Afrin, l’UNHCR ha intensificato la sua risposta, distribuendo 100.000 beni di prima necessità negli ultimi due giorni, tra cui materassi, coperte, coperte di lana e ad elevata efficienza termica, teli di plastica, lampade solari, taniche, vestiti e altri articoli di base. Inoltre, sono stati spediti 1.100 kit di per la costruzione di ripari e nei prossimi giorni si prevede che arriveranno 1.000 tende a Tal Rifaat.

Come a Ghouta est, è essenziale garantire la libertà di movimento per le persone che sono state costrette ad abbandonare le proprie case ad Afrin. L’UNHCR sollecita che venga garantito un passaggio sicuro e rapido verso Aleppo e altre destinazioni dove molti degli sfollati riferiscono di avere parenti, amici o altre proprietà.

 

Per ulteriori informazioni:

 

  • Amman, Rula Amin, aminr@unhcr.org, +962 (0)790 04 58 49
  • Siria, Mysa Mohammad Ali Khalaf, khalafm@unhcr.org, +963 9933 57860
  • Ginevra, Andrej Mahecic, mahecic@unhcr.org, +41 79 642 97 09