Incombente crisi umanitaria in Sud Sudan per combattimenti e minacce coronavirus

Pubblicato il 30 aprile 2020 alle 16:16

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, avverte del possibile impatto devastante di una diffusione del COVID19 in Sud Sudan. Dopo anni di conflitto ed una serie di recenti catastrofi naturali, numerosi sfollati interni, rifugiati e comunità di accoglienza, che hanno faticato sempre di piu’ a soddisfare le proprie esigenze di base, ora si ritrovano particolarmente vulnerabili alla minaccia della pandemia da COVID19.

“Anni di violenze hanno causato gravi danni ai servizi sanitari del Sud Sudan”, ha dichiarato Raouf Mazou, Assistente Alto Commissario dell’UNHCR per le Operazioni. “La popolazione sta soffrendo gli effetti delle inondazioni dello scorso anno e della recente invasione di locuste. Insieme alla minaccia del COVID19, questi eventi rappresentano una tempesta perfetta che, se il virus dovesse diffondersi rapidamente, potrebbe causare conseguenze potenzialmente terribili ai danni di milioni di persone che vivono in condizioni già precarie”.

Ad oggi, in Sud Sudan si registrano 35 casi confermati di coronavirus. Molti degli 1,7 milioni di sfollati interni vivono in insediamenti affollati caratterizzati da condizioni igienico-sanitarie inadeguate e limitato accesso a strutture mediche.

Numerosi centri medici del Paese sono stati danneggiati o distrutti da anni di combattimenti. Le strutture rimaste non dispongono di un numero sufficiente di farmaci, personale sanitario qualificato e attrezzature mediche.

L’UNHCR e i partner continuano a lavorare in stretto coordinamento con le autorità sudsudanesi affinché le popolazioni costrette alla fuga siano incluse nel piano nazionale di preparazione e risposta alla pandemia da COVID19. Per sostenerne gli obiettivi, l’Agenzia ha costruito cinque centri di emergenza per le terapie, e ne costruirà altri cinque nell’arco delle prossime settimane. Le misure di prevenzione, sensibilizzazione e contenimento del COVID19 sono in corso di implementazione presso tutti i campi di accoglienza. A rifugiati e sfollati interni sono state consegnate quantità supplementari di sapone e secchi per mantenere condizioni igieniche adeguate. Inoltre, sono in corso senza sosta campagne pubbliche di sensibilizzazione sulle misure di prevenzione e terapia contro il COVID19.

Tuttavia, il perdurare delle violenze intercomunitarie, insieme all’imposizione di misure volte a contenere la diffusione del coronavirus, quali le restrizioni alla circolazione delle persone e alla vendita di beni, sta creando notevoli difficoltà alle organizzazioni umanitarie impegnate ad assicurare la protezione e gli aiuti di cui le popolazioni colpite hanno estremo bisogno.

A causa dei combattimenti, moltissime persone lottano per sopravvivere. Una vasta porzione della popolazione rurale fa affidamento, quali principale fonte di reddito, sulle coltivazioni e sugli allevamenti di animali, spesso uccisi o danneggiati nel corso delle violenze. In una fase in cui l’impatto economico del COVID19 è in aumento, tale situazione, in cui molte persone non hanno accesso a reti di protezione sociale, sta aggravando i già disperati livelli di povertà.

L’UNHCR rilancia l’appello del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, affinché sia decretato il cessate il fuoco a livello mondiale. Ora, come mai prima, in queste circostanze che non hanno precedenti, le parti in conflitto in Sud Sudan devono immediatamente cessare le ostilità affinché le persone possano accedere agli aiuti salvavita. I buoni progressi compiuti in seguito agli accordi di pace del 2018 non devono subire battute d’arresto. Lo slancio fin qui mostrato nell’implementazione degli accordi deve continuare in un frangente così critico per la storia del Paese.

È necessario che la comunità internazionale assicuri con urgenza ulteriore sostegno all’UNHCR e alle altre organizzazioni umanitarie. La grave insufficienza di finanziamenti continua a ostacolare gli sforzi profusi per salvare vite umane. In ogni caso, il sostegno al piano di risposta al COVID19 non può essere garantito alle spese delle preesistenti esigenze umanitarie della popolazione.

 

FINE

Nota per le redazioni:

Un video di qualità broadcast è disponibile per il download sulla piattaforma dell’UNHCR Refugees Media: https://media.unhcr.org/CS.aspx?VP3=SearchResult&VBID=2CZ7RB9JOBGT

L’UNHCR ha lanciato un appello di emergenza per la raccolta di 255 milioni di dollari da destinare all’assistenza delle popolazioni costrette alla fuga in tutto il mondo mediante l’implementazione di misure di preparazione e terapia contro il COVID19. Allo stesso tempo, l’Agenzia ha ricevuto l’11 per cento dei 179 milioni di dollari richiesti nell’ambito dell’appello volto a rispondere alle preesistenti esigenze umanitarie della popolazione presente in Sud Sudan.

Attualmente, il Sud Sudan accoglie circa 1,7 milioni di sfollati interni, nonché quasi 300.000 rifugiati provenienti da Paesi quali Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centrafricana ed Etiopia. Negli ultimi anni, inoltre, circa 260.000 sudsudanesi hanno fatto ritorno volontariamente nel Paese dopo aver cercato rifugio nei Paesi limitrofi.

Per maggiori informazioni:
Referente per il Sud Sudan, da Roma, Giulia Raffaelli, raffaelg@unhcr.org, +39 348 728 83 51
A Juba, Vi Tran, tran@unhcr.org, +90 211 01 2114
A Nairobi, Dana Hughes, hughes@unhcr.org, +254 733 440 536
A Ginevra, Charlie Yaxley, yaxley@unhcr.org, +41 795 808 702
A Ginevra, Babar Baloch, baloch@unhcr.org, +41 79 513 9549