Innovazione, green tech e luce solare assicurano acqua potabile ai rifugiati Rohingya

Pubblicato il 04 gennaio 2019 alle 3:47

I primi cinque sistemi a energia solare per la distribuzione di acqua potabile – realizzati negli ultimi sei mesi dall’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, negli insediamenti di Cox’s Bazar – sono ora entrati pienamente in funzione. Questi nuovi sistemi migliorano l’approvvigionamento quotidiano di acqua potabile destinata ai rifugiati Rohingya che vivono in aree sovraffollate del Bangladesh sudorientale.

Il progetto, finanziato dall’UNHCR, è parte di un più ampio cambio di strategia nella risposta umanitaria a favore dell’utilizzo sempre più esteso di tecnologie verdi e non inquinanti.

I nuovi sistemi di distribuzione di acqua potabile funzionano esclusivamente a elettricità generata attraverso pannelli solari. Pompe a motore estraggono l’acqua da cisterne di recente installazione da 70.000 litri contenenti cloro. L’acqua è in seguito condotta verso rubinetti collettivi installati in punti strategici in tutta l’area di Kutupalong-Balukhali. L’UNHCR mira a erogare 20 litri di acqua potabile al giorno per rifugiato.

Oltre 900.000 rifugiati Rohingya vivono in 36 differenti località nell’area di Cox’s Bazar. Vi è carenza di acqua nella maggior parte delle località. Durante la stagione secca, per esempio, l’unica soluzione nell’area di Nayapara è trasportare l’acqua su camion, soluzione estremamente costosa. Si è rivelato problematico assicurare fonti di acqua adeguate per l’intera popolazione rifugiata, la maggior parte della quale è fuggita in Bangladesh a fine 2017. E’ questo il motivo per cui, nell’arco di tutto il 2018, l’UNHCR e i partner hanno incrementato le misure per rispondere all’enorme necessità di acqua e servizi igienico-sanitari.

L’utilizzo dell’energia solare ha consentito agli attori umanitari di ridurre i costi e le emissioni per l’energia. La clorurazione rappresenta una misura salvavita negli insediamenti di rifugiati di tale scala. Test recenti hanno rivelato che la contaminazione dell’acqua potabile avviene perlopiù durante le fasi di attingimento, trasporto e conservazione in ambito domestico.

L’acqua clorurata è potabile ed elimina il rischio di diffusione di malattie. Le fonti di acqua utilizzate in precedenza, soprattutto i pozzi di trivellazione dotati di pompe manuali, erano spesso altamente contaminati dalle acque reflue che penetrano nei pozzi.

Le cinque nuove reti per la distribuzione di acqua – realizzate congiuntamente da UNHCR, MSF, OXFAM e BRAC – attualmente assicurano acqua potabile a oltre 40.000 rifugiati. Altri 55.000 rifugiati ne beneficeranno dal momento che l’UNHCR e le agenzie partner prevedono di installare altre nove reti di distribuzione a energia solare nel campo rifugiati di Kutapalong l’anno prossimo, al costo di 10 milioni di dollari statunitensi.

L’intervento teso a garantire sufficiente acqua potabile per i rifugiati presenti in tutte queste aree sovraffollate ha rappresentato un’enorme sfida che ha richiesto la trivellazione di migliaia di pozzi profondi e la costruzione di reti di distribuzione dell’acqua, inclusa l’installazione di condutture, dighe, canali, meccanismi di filtraggio e sistemi di clorurazione.

Nell’arco del 2018 l’UNHCR ha incrementato gli interventi per l’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari investendo nelle tecnologie verdi che garantiscono risparmio energetico e riducono i livelli di inquinamento. E’ stato, inoltre, potenziato il team di stanza a Cox’s Bazar, con un maggiore impiego di esperti e nuovi partner, al fine di costruire dighe lungo i corsi di acqua e creare riserve idriche a cui attingere per produrre acqua clorurata e potabile.

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha lavorato a stretto contatto con il Governo del Bangladesh per individuare fonti d’acqua. Le autorità hanno inoltre contribuito con la consulenza di esperti e la concessione di permessi per scavare pozzi e costruire altre infrastrutture quali cisterne, impianti di depurazione, condutture, serbatoi per la raccolta dell’acqua, sistemi per la clorurazione e pozzi di trivellazione dotati di pompe manuali.

 

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