La generosità dell’Africa ha bisogno di nuovi partner e di innovazione per assistere le persone costrette alla fuga – Dichiarazione di Filippo Grandi, Alto Commissario ONU per i Rifugiati

Pubblicato il 30 agosto 2019 alle 17:24

Durane una riunione di alto livello sugli aiuti per rifugiati e sfollati in Africa tenutasi a Yokohama, in Giappone, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Filippo Grandi ha sottolineato la quantità e la varietà delle sfide che il continente si trova ad affrontare, segnalando al tempo stesso nuovi approcci per risolvere questo problema.

I commenti dell’Alto Commissario sono stati espressi durante un dibattito sull’importanza del rafforzamento delle collaborazioni e della solidarietà volte a sostenere i rifugiati e gli sfollati in Africa. La riunione si è svolta nell’ambito della settima Conferenza Internazionale di Tokyo sullo Sviluppo in Africa ed è stata organizzata dall’agenzia umanitaria giapponese JICA, dalla Commissione dell’Unione Africana e dall’Ufficio del Consigliere Speciale dell’UNHCR sull’Africa.

Grandi ha affermato che il sostegno finanziario è fondamentale per aiutare i 25 milioni di rifugiati e sfollati in Africa, che costituiscono circa un terzo del totale, corrispondente a 70,8 milioni. Il conflitto è la causa principale degli esodi in corso, ma la fuga di queste persone è resa ancora più complicata da fattori quali povertà, questioni climatiche, insicurezza alimentare e malgoverno.

Nel corso dell’ultimo decennio il numero di rifugiati in Africa è triplicato, e nell’ultimo anno anche il numero di sfollati interni è aumentato vertiginosamente. È necessario formulare approcci strategici e trovare soluzioni alla situazione di queste persone. L’Alto Commissario ha dichiarato che il mondo non deve dare per scontata la tradizione africana dell’ospitalità, e che il protrarsi delle crisi in corso rende fondamentale la creazione di nuove partnership.

È stato sulla base di questa considerazione che nel 2018 si è deciso di sviluppare il Global Compact per i Rifugiati e la sua applicazione concreta, specialmente in Africa, per promuovere la stabilità regionale.

“Questo approccio prevede l’instaurazione di nuove partnership, soprattutto con gli attori dello sviluppo, il settore privato e la società civile, ma anche l’adozione di strumenti innovativi,” ha sottolineato l’Alto Commissario. Partnership e innovazione sono infatti tra i temi principali della settima Conferenza Internazionale di Tokyo.

Tale approccio ha inoltre già contribuito a mobilitare 3 miliardi di dollari USA per istruzione, infrastrutture, impiego e programmi ambientali rivolti ai rifugiati e alle comunità ospitanti in 8 paesi africani nel corso del progetto pilota GCR 2016-2018, grazie al quale i governi hanno potuto dimostrare al mondo che le abilità e la determinazione di rifugiati e sfollati sono una risorsa e non un peso.

“Gli esodi di persone costrette alla fuga non sono soltanto un fenomeno umanitario, ma una crisi globale che richiede una strategia globale. Questo è ciò che stiamo sviluppando attraverso il Global Compact per i Rifugiati,” ha affermato Grandi, sottolineando che è un tema di cui si parlerà anche durante il Forum Globale sui Rifugiati che si terrà a dicembre a Ginevra.

“È possibile dare una risposta diversa alla situazione dei rifugiati e assumere impegni concreti per il futuro, in modo che la generosità e la solidarietà dell’Africa rimangano forti e possano continuare ad essere di esempio per tutto il mondo.”

L’Alto Commissario ha inoltre svolto colloqui bilaterali con numerosi leader ai margini della Conferenza Internazionale di Tokyo, tra cui il Ministro degli Esteri giapponese Taro Kono, i presidenti di Burkina Faso, Mali e Ruanda, e il primo ministro della Tanzania, e ha partecipato ad eventi collaterali quali conferenze sulla sicurezza e la stabilità del Sahel e del Corno d’Africa.

La Conferenza Internazionale di Tokyo è stata inoltre organizzata per approfondire il tema su cui si concentra l’Unione Africana nel 2019, designato come “l’Anno per i Rifugiati, i Rimpatriati e gli Sfollati Interni” in Africa, nonché per trovare soluzioni alla loro situazione.

 

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