La risposta al COVID-19 deve proteggere i diritti e la salute di rifugiati, migranti e apolidi

Pubblicato il 01 aprile 2020 alle 11:03

Di fronte all’emergenza COVID-19, tutti noi siamo vulnerabili. Il virus ha dimostrato di non fare discriminazioni; tuttavia, numerosi rifugiati, persone costrette alla fuga, apolidi e migranti sono esposti a un rischio più elevato.

I tre quarti dei rifugiati di tutto il mondo e numerosi migranti sono accolti in regioni in via di sviluppo, in cui la capacità dei sistemi sanitari è già al collasso e necessita di ulteriori risorse. Molti vivono in campi, insediamenti, alloggi di fortuna o centri di accoglienza sovraffollati all’interno dei quali non è garantito un accesso adeguato ad assistenza medica, acqua potabile e servizi igienico-sanitari.

La situazione di rifugiati e migranti trattenuti in luoghi di detenzione formali e informali, caratterizzati da spazi angusti e condizioni malsane, suscita particolare preoccupazione. Considerate le conseguenze letali che la diffusione del COVID-19 comporterebbe, dovrebbero essere rilasciati quanto prima. I minori rifugiati e le loro famiglie, nonché quanti sono detenuti senza basi legali sufficienti, dovrebbero essere rilasciati immediatamente.

La pandemia si può contenere solo se viene adottato un approccio inclusivo capace di proteggere i diritti alla vita e alla salute di ogni singolo individuo. Migranti e rifugiati sono vulnerabili in modo sproporzionato rispetto al rischio di esclusione, stigma e discriminazione, in particolare quando privi di documenti. Per scongiurare una catastrofe, i governi devono fare tutto quanto è in loro potere per proteggere i diritti e la salute di ciascuno. Proteggere i diritti e la salute di ogni singolo individuo, di fatto, consentirà di contenere la diffusione del virus.

È di vitale importanza assicurare che tutti, migranti e rifugiati compresi, possano accedere in modo paritario ai servizi sanitari e siano inclusi efficacemente nei piani nazionali di risposta all’emergenza COVID-19, incluse le misure di prevenzione e la possibilità di sottoporsi a esami clinici e terapie. Tale inclusione permetterà non solo di proteggere i diritti di rifugiati e migranti, ma anche di tutelare la salute pubblica e contenere la diffusione globale di COVID-19. Sebbene le nazioni che proteggono e accolgono popolazioni di rifugiati e migranti siano molte, spesso non dispongono delle risorse necessarie per rispondere a crisi di questa portata. Per assicurare a rifugiati e migranti accesso adeguato ai servizi sanitari nazionali, gli Stati potrebbero aver bisogno di sostegno finanziario ulteriore. È in tale contesto che le istituzioni finanziarie di tutto il mondo possono svolgere un ruolo guida nel rendere disponibili i fondi richiesti.

In una fase in cui i Paesi stanno chiudendo le proprie frontiere e limitando gli spostamenti transfrontalieri, è possibile gestire le restrizioni ai confini secondo modalità che rispettino i diritti umani e le norme internazionali di protezione dei rifugiati, compreso il principio di non-refoulement, grazie a misure quali la quarantena e i controlli sanitari.

Mai come ora, dal momento che il COVID-19 costituisce una minaccia globale nei confronti di tutta l’umanità, il nostro obiettivo primario dovrebbe essere quello di preservare la vita di ogni singolo individuo, indipendentemente dallo status giuridico. Questa crisi richiede un approccio internazionale coerente, efficace e inclusivo. In questa fase così cruciale, è necessario unire le forze per perseguire l’obiettivo comune di contrastare questo virus letale. Molti rifugiati, sfollati, apolidi e migranti posseggono competenze e risorse che possono rivelarsi anche parte della soluzione.

Non dobbiamo permettere che la paura o l’intolleranza minaccino il rispetto dei diritti o compromettano l’efficacia delle risposte implementate a livello mondiale per contrastare la pandemia. Riguarda ognuno di noi. Potremo sconfiggere questo virus solo quando a ciascuno di noi sarà assicurata protezione.

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