L’Uganda assicura riparo ai rifugiati dalla RDC durante il confinamento imposto dal COVID-19

Pubblicato il 02 luglio 2020 alle 14:09

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, accoglie con favore la decisione presa dal Governo dell’Uganda di assicurare riparo a migliaia di rifugiati in fuga dall’acuirsi delle violenze nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) orientale. Da fine maggio, si ritrovano bloccati in un’area remota e inaccessibile del territorio di Mahagi.

Secondo le autorità locali, in precedenza, i nuovi arrivati facevano parte di un gruppo più ampio composto da circa 45.000 persone che avevano tentato di fuggire verso il confine ugandese con la RDC subito dopo gli attacchi mortali perpetrati da miliziani contro i civili nella provincia di Ituri il 17 e il 18 maggio. Sebbene alcuni siano riusciti a fare ritorno alle proprie terre di origine, migliaia sono rimasti a ridosso della frontiera.

Circa 1.500 richiedenti asilo hanno fatto ingresso in Uganda ieri attraverso i valichi di frontiera di Guladjo e Mount Zeu, nel distretto di Zombo. I nuovi arrivati erano affamati e stanchi. Molti, inoltre, si presentavano in stato di fragilità, avendo vissuto in condizioni precarie, nascondendosi nelle campagne per diverse settimane senza avere sufficiente accesso a cibo, acqua potabile e riparo. Si tratta soprattutto di donne e minori, nonché numerosi anziani.

“Sono grato al Governo dell’Uganda e alle comunità locali per l’enorme solidarietà mostrata nei confronti delle persone in fuga dal conflitto”, ha dichiarato Joel Boutroue, Rappresentante dell’UNHCR in Uganda. “Gli sforzi profusi dimostrano che, perfino nel mezzo di una crisi mondiale come quella innescata dalla diffusione del COVID-19, esistono modalità per gestire le restrizioni ai confini in modo tale da garantire il rispetto delle norme internazionali in materia di diritti umani e protezione dei rifugiati”.

L’Uganda ha imposto restrizioni ai viaggi transnazionali nel mese di marzo per contenere la diffusione del COVID-19, bloccando l’ammissione di nuovi richiedenti asilo sul territorio nazionale. A fini umanitari, il Presidente dell’Uganda ha ordinato al governo di riaprire temporaneamente le frontiere nel distretto di Zombo affinché al gruppo di rifugiati potessero essere assicurati aiuti salvavita e protezione. Il Governo ha indicato che la reintroduzione dei controlli alle frontiere è prevista per venerdì, una volta che le operazioni umanitarie saranno concluse.

L’UNHCR e i partner, in coordinamento con l’Ufficio del Primo Ministro, il Ministero della Salute e l’amministrazione del distretto locale, hanno lavorato incessantemente per rafforzare le capacità di accoglienza presso la frontiera di Zombo, allestendo anche strutture da adibire all’osservanza della quarantena, e assicurare la disponibilità di livelli adeguati di assistenza d’emergenza.

Tutti i nuovi arrivati saranno sottoposti a controlli sanitari e di sicurezza al confine. Le persone vulnerabili saranno identificate e riceveranno assistenza in via prioritaria.

Inizialmente, il gruppo osserverà un periodo di quarantena nei pressi del valico di frontiera all’interno dello Zewdu Farm Institute, che al momento può accogliere circa 6.000 persone. L’UNHCR e i partner hanno allestito tende, aree per lo screening sanitario, servizi igienici, postazioni per lavarsi le mani, e cisterne per l’acqua.

Dopo una quarantena obbligatoria di 14 giorni, secondo quanto previsto dalle linee guida e dai protocolli nazionali in materia, i richiedenti asilo saranno trasferiti presso gli insediamenti di rifugiati esistenti.

A causa della carenza di fondi, la risposta alla crisi di rifugiati in Uganda deve fronteggiare criticità molteplici, tra cui gravi riduzioni alle razioni alimentari. Con 870 casi di COVID-19 registrati in Uganda, di cui 52 relativi a rifugiati, nell’ambito del piano di risposta alla pandemia l’UNHCR ha lavorato col governo e coi partner per allestire e rafforzare strutture di isolamento e quarantena e incrementare le scorte di sapone e la disponibilità di mascherine. Molte delle strutture di transito e accoglienza dell’Agenzia presenti nel Paese sono state convertite in centri di quarantena distrettuali, dove, ogni giorno, il personale assicura ulteriore sostegno a centinaia di ugandesi e rifugiati.

“Le esigenze sono enormi e in aumento”, ha dichiarato Joel Boutroue. “È fondamentale non sprecare tempo. Se l’Agenzia non riceverà un finanziamento da 28 milioni di dollari in tempi immediati, si andrà incontro al rischio di dover interrompere l’erogazione di servizi essenziali che assicurano assistenza per problemi di salute non legati al COVID19, salute mentale e protezione dei minori”.

L’UNHCR ha raccolto solo il 18 per cento dei 357 milioni di dollari richiesti per le operazioni in Uganda. L’Agenzia esorta la comunità internazionale a mostrare solidarietà e ad aiutare l’Uganda a rispettare gli impegni assunti nell’ambito del Global Compact sui Rifugiati e a mantenere le politiche progressiste adottate in materia di rifugiati in questi giorni difficili.

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Per maggiori informazioni:

Video b-roll disponibile al link: https://media.unhcr.org/Share/g25226u6t6ps2y4g8ca31dmvl0ldr1e5