L’UNHCR esprime preoccupazione per il crescente numero di sfollati causato dai cambiamenti climatici in Somalia

Pubblicato il 04 giugno 2019 alle 15:12

In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente (World Environment Day) che si celebrerà domani, l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, chiede con urgenza ulteriori sforzi per assistere le persone costrette a fuggire dalla siccità che ha colpito la Somalia.

Le precipitazioni sotto la media verificatesi durante le stagioni delle piogge “Gu” (aprile-giugno 2019) e “Deyr” (ottobre–dicembre 2018) hanno provocato una siccità sempre più grave in diverse aree del Paese. Si stima che 4,5 milioni di persone saranno probabilmente a rischio di insicurezza alimentare entro settembre.

Circa 2,2 milioni di queste si troveranno in condizioni critiche e, nell’emergenza, necessiteranno di assistenza immediata se non sarà implementato con urgenza un piano di risposta adeguato. La siccità, inoltre, ha costretto alla fuga oltre 49.000 persone dall’inizio dell’anno per cercare cibo, acqua, assistenza e lavoro, soprattutto nelle aree urbane. Anche le persone già sfollate a causa del conflitto e delle violenze sono colpite dagli effetti della siccità, talvolta in modo sproporzionato.

Solo nell’ultimo mese più di 7.000 persone sono state costrette a fuggire.

Tre regioni principali della Somalia – Centro-meridionale, Puntland e Somaliland – sono state colpite, a dispetto delle precipitazioni marginali o nella media e delle inondazioni avvenute in alcune regioni. La aree colpite più duramente sono le regioni di Sanaag, Sool, Awdal, Bari, Nugaal, Mudug, Galgadud e Hiran.

Quest’ultima siccità ha colpito il Paese proprio quando era cominciata da poco la ripresa dall’ultima siccità che, dal 2016 al 2017, ha provocato oltre un milione di sfollati interni. In molti continuano a vivere in tale condizione.

L’UNHCR e i partner temono che le dure condizioni climatiche, unite al conflitto armato e al protrarsi dell’esilio forzato, potrebbero far precipitare il Paese in un’emergenza umanitaria di proporzioni ancora maggiori. Decenni di repentini cambiamenti climatici e di conflitto hanno generato oltre 2,6 milioni di sfollati interni.

Per scongiurare una crisi umanitaria, il 20 maggio le agenzie competenti hanno lanciato un Piano di Risposta alla Siccità (Drought Response Plan) chiedendo 710,5 milioni di dollari USA volti a garantire assistenza di base per 4,5 milioni di persone colpite dalla siccità. Ad oggi è stato raccolto il 20 per cento dei fondi richiesti.

L’UNHCR sta lavorando coi partner e con le agenzie governative per assicurare assistenza di emergenza alle persone costrette alla fuga dagli effetti della siccità in alcune delle aree più colpite.

Solo nel corso dell’anno passato, i rischi legati ai cambiamenti climatici, fra cui tempeste, cicloni, inondazioni, siccità, incendi boschivi e frane hanno costretto alla fuga 16,1 milioni di persone in tutto il mondo.

Se i cambiamenti climatici continueranno ad aumentare la frequenza e l’intensità dei disastri improvvisi, quali quelli provocati da uragani, inondazioni e tornado, e a contribuire al verificarsi di fenomeni ambientali più graduali, quali siccità e innalzamento del livello dei mari, è possibile prevedere che in futuro si verificheranno nuovi esodi forzati. L’UNHCR chiede alla comunità internazionale di agire con più efficacia per prevenire il verificarsi di disastri legati al clima, e di aumentare gli sforzi per rafforzare la resilienza delle persone colpite e proteggerle dai cambiamenti climatici usufruendo di tutte le normative disponibili.

 

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