L’UNHCR intensifica gli aiuti emergenziali mentre i conflitti in corso e la diffusione del COVID-19 aggravano le difficoltà in Libia

Pubblicato il 15 maggio 2020 alle 12:30

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, nelle ultime due settimane ha fornito assistenza di emergenza a circa 3.500 rifugiati e sfollati interni in Libia, a seguito del deteriorarsi delle condizioni di sicurezza, nonché dell’imposizione di restrizioni ai movimenti dovuta al COVID19. Il pacchetto aiuti, che includeva cibo e kit igienici per un mese, ha aiutato circa 1.300 rifugiati nelle città, oltre 700 rifugiati detenuti e quasi 1.500 sfollati libici presenti in diversi siti in tutta la Libia.

Durante il Ramadan, momento importante per mostrare solidarietà in una fase in cui tutti faticano a soddisfare le esigenze quotidiane, le distribuzioni assicurano sostegno ad alcune delle persone più vulnerabili. Sono state organizzate in coordinamento con le autorità locali e i nostri partner, LibAid, International Rescue Committee e altre agenzie delle Nazioni Unite.

I rifugiati hanno riferito al personale dell’UNHCR di avere un disperato bisogno di aiuto. Molti si erano sostentati lavorando alla giornata, ma avevano dovuto interrompere a causa del coprifuoco e di altre restrizioni imposte a seguito della diffusione della pandemia da COVID-19.  Un sondaggio realizzato da Mixed Migration Center indica che a marzo e aprile circa il 75% dei rifugiati e dei migranti hanno perso il proprio lavoro. Alcuni hanno affermato che, prima che iniziasse il Ramadan, potevano permettersi un solo pasto al giorno. Altri che, in precedenza, potevano ricevere dai parenti un sostegno ulteriore mediante trasferimenti internazionali di denaro, ma che ora si trovavano in difficoltà dopo che nelle ultime settimane avevano smesso di ricevere aiuto. Alcuni stanno ricevendo minacce di sfratto da parte dei proprietari, dovendo ancora assicurare il pagamento delle quote di affitto arretrate.

I prezzi dei generi alimentari hanno subìto un’impennata nella maggior parte delle città libiche poco dopo l’imposizione delle misure di contenimento del COVID-19: il prezzo medio dei pomodori è aumentato di oltre il 200 per cento in alcune località, mentre il prezzo dei peperoni è salito del 40 per cento.

In diverse città si registra una carenza di alimenti essenziali quali uova, verdure e grano, in un momento in cui il Paese fatica a importare prodotti agricoli a causa delle restrizioni sofferte dalle filiere produttive su scala mondiale e del conflitto in corso nelle regioni occidentali che blocca le rotte di approvvigionamento.

I prezzi dei prodotti per l’igiene sono aumentati almeno del 60 per cento e quelli di guanti e mascherine sono più che triplicati.

Nel frattempo, l’UNHCR sta continuando a garantire supporto alle autorità e ai cittadini libici rimasti sfollati durante la pandemia da COVID-19.

Il perdurare del conflitto e i bombardamenti continui, nonostante gli appelli a un cessate il fuoco a scopo umanitario, hanno condizionato gravemente le inadeguate capacità del sistema e dei servizi sanitari del Paese, i quali dispongono di risorse limitate e devono operare a corto di attrezzatture e farmaci essenziali.

Numerosi ospedali e ambulatori, situati in aree a ridosso del conflitto, a loro volta sono stati danneggiati o hanno dovuto chiudere. L’UNHCR e i partner continuano a promuovere campagne di sensibilizzazione in materia di salute pubblica tra i rifugiati, i richiedenti asilo e i cittadini libici, mediante l’utilizzo di poster, SMS e social media, allo scopo di mitigare i rischi derivanti dall’esposizione al COVID-19.

L’UNHCR e partner hanno inoltre fornito generatori, ambulanze, container prefabbricati e cliniche da campo a supporto dei servizi sanitari locali in tutto il Paese. Articoli di prima necessità quali materassi, coperte, set da cucina, taniche, teli impermeabili, indumenti e lampade a energia solare, sono stati distribuiti alle autorità sanitarie di Misurata. Forniture di sapone destinate a circa 20.000 sfollati interni sono state distribuite negli insediamenti di Bengasi, nonché in numerosi centri di detenzione delle regioni orientali del Paese, nei quali le condizioni igieniche sono estremamente precarie. A diverse centinaia di famiglie libiche sfollate ad Ain Zara, nella Libia occidentale, sono stati distribuiti kit igienici.

L’UNHCR rilancia l’appello del Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, affinché tutte le parti in conflitto nel mondo cessino le ostilità a supporto dei piani di risposta alla pandemia da COVID-19. L’Agenzia, inoltre, esorta la comunità internazionale ad assicurare fondi ulteriori da destinare alle crescenti esigenze umanitarie derivanti dalla crisi sanitaria stessa: nell’ambito di un piano di più ampia portata lanciato dalle Nazioni Unite, giovedì scorso l’UNHCR ha sollecitato gli Stati a donare 745 milioni di dollari per garantire assistenza alle popolazioni colpite in tutto il mondo.

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