L’UNHCR osserva il lutto per la morte di tre colleghi vittime dello schianto del volo Ethiopian Airlines

Pubblicato il 11 marzo 2019 alle 6:31

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, oggi piange la tragica scomparsa di tre colleghi rimasti uccisi nello schianto del volo Ethiopian Airlines avvenuto in Etiopia ieri mattina (10 marzo).

I dipendenti dell’UNHCR Nadia Ali, Jessica Hyba e Jackson Musoni erano tra i passeggeri a bordo del volo ET 302 da Addis Abeba a Nairobi precipitato poco dopo il decollo.

Ethiopian Airlines ha confermato che non ci sono stati sopravvissuti. Fra le vittime vi sono, inoltre, colleghi di altre agenzie delle Nazioni Unite, nonché di altre organizzazioni internazionali e organizzazioni non governative.

“Siamo addolorati da queste terribili perdite improvvise”, ha dichiarato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi, interrompendo la propria visita in Medio Oriente per fare rientro alla sede centrale dell’UNHCR a Ginevra. “È un evento devastante per tutte le famiglie che hanno perso i propri cari nello schianto di ieri. I nostri pensieri vanno a loro”.

“Stiamo facendo tutto il possibile per dare supporto alle famiglie di Nadia, Jessica e Jackson in questo momento estremamente difficile e doloroso. A nome di tutti i colleghi dell’UNHCR nel mondo, esprimo loro le condoglianze più sentite. Oggi piangiamo i nostri cari colleghi e amici. L’UNHCR ha perduto professionisti che operavano con dedizione e instancabilmente per milioni di persone costrette a fuggire da guerre e persecuzioni in tutto il mondo”.

Nadia Adam Abaker Ali, cittadina sudanese di 40 anni, aveva cominciato a lavorare per l’UNHCR a Nyala, in Sudan, nel 2010. In qualità di Assistant Protection Officer aveva assistito i sudanesi fuggiti dal Darfur. Prima di unirsi all’UNHCR, Nadia aveva lavorato come consulente sanitario a Nyala e Khartoum. Lascia il marito e una figlia di sei anni.

Jessica Hyba, cittadina canadese di 43 anni, lavorava come Senior External Relations Officer per l’UNHCR a Mogadiscio. Aveva assunto quest’ultimo incarico a febbraio di quest’anno. Jessica aveva cominciato a lavorare per l’UNHCR in Iraq nel 2013 e aveva lavorato anche presso la sede centrale dell’agenzia a Ginevra. In precedenza, Jessica si era distinta lungo tutta la sua carriera lavorando per Care Canada, Care International e UNICEF. Fra i familiari più stretti, lascia le due figlie di 9 e 12 anni.

Jackson Musoni, cittadino ruandese di 31 anni, dalla fine del 2017 lavorava per l’UNHCR come Associate Field Coordinator nel Darfur Orientale, in Sudan. Aveva iniziato a lavorare per l’UNHCR nel 2014, a Butare, in Ruanda. Dal 2011 al 2014 Jackson aveva lavorato per il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione del Ruanda. Fra i familiari più stretti, lascia i tre figli di otto, cinque e quattro anni.

Dalla sede centrale dell’UNHCR, a Ginevra, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi, ha chiesto ai colleghi dell’UNHCR di stanza in tutto il mondo di osservare un minuto di silenzio questo pomeriggio.