Madagascar: una nuova legge stabilisce uguali diritti per uomini e donne nel trasferimento della nazionalità ai figli

Pubblicato il 06 febbraio 2017 alle 13:06

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) accoglie con favore un nuovo emendamento della legge sulla cittadinanza in Madagascar, che attribuisce a uomini e donne uguali diritti nel trasferire la nazionalità ai figli. La nuova legge stabilisce anche che coniugi e bambini possano mantenere la propria nazionalità, anche qualora uno dei due coniugi o un genitore perdano la loro.

Questa riforma in materia di cittadinanza rappresenta un importante e incoraggiante passo avanti nel prevenire e ridurre l’apolidia. L’UNHCR continuerà a supportare il Governo del Madagascar, il Parlamento e gli attori della società civile nell’implementazione della legge. L’UNHCR si appella anche affinché il Madagascar aderisca alle convenzioni sull’apolidia del 1954 e del 1961 e implementi questi strumenti attraverso leggi nazionali.

Nel 2014, l’UNHCR ha lanciato la campagna globale #IBelong per porre fine all’apolidia entro il 2024. La campagna chiede che sia rimossa dalle leggi nazionali ogni discriminazione di genere per la trasmissione della nazionalità, che è una delle principali cause dell’apolidia.

La maggior parte delle situazioni di apolidia sono diretta conseguenza di discriminazioni basate su etnia, religione e genere. Da quando la campagna è stata lanciata, la riforma della legge in Madagascar fa sì che questo Paese sia il primo ad uscire dalla lista dei 27 Paesi in cui alle donne è ancora negato il diritto di trasferire la loro cittadinanza ai figli su basi paritarie rispetto agli uomini.

Dal lancio della campagna #IBelong, abbiamo assistito a progressi significativi con Stati che sono diventati parti delle Convenzioni ONU sull’Apolidia – trattati che contengono misure per aiutare a prevenire e a ridurre l’apolidia. Inoltre, molti Paesi hanno fatto importanti passi avanti per ridurre il numero di persone apolidi nei loro rispettivi territori.

A livello globale, 89 Paesi sono parte della Convenzione ONU del 1954 relativa allo Status delle Persone Apolidi, mentre 68 sono parte della Convenzione del 1961 sulla Riduzione dell’Apolidia.