Nigeria settentrionale: le brutali violenze costringono migliaia di persone a fuggire in Niger

Pubblicato il 27 settembre 2019 alle 14:08

Sono ormai oltre 40.000 le persone costrette a valicare il confine dalla Nigeria nordorientale in Niger in seguito alla recrudescenza degli attacchi violenti nei confronti dei civili degli ultimi dieci mesi.

Le persone cercano di mettersi al riparo dagli attacchi indiscriminati scatenati dai gruppi armati organizzati contro uomini, donne e bambini. Sono stati riportati casi frequenti di rapimenti, tortura, estorsione, omicidio, violenza sessuale e distruzione di case e proprietà.

L’intensificarsi delle violenze negli Stati nigeriani di Sokoto, Zamfara e Katsina – perpetrate da gruppi diversi oltre a Boko Haram – ha portato a una nuova emergenza umanitaria nelle regioni di confine del Niger. I rifugiati nigeriani continuano ad arrivare in oltre 50 villaggi dei dipartimenti di Guidan Roumji, Guidan Sori e Tibiri. Nella sola data dell’11 settembre, più di 2.500 persone sono fuggite allorché i civili sono stati aggrediti da gruppi armati sul versante nigeriano. Dal momento che nello Stato di Sokoto la situazione continua ad aggravarsi, ci si aspetta l’arrivo di altri rifugiati in Niger.

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, sta lavorando con le autorità locali e coi propri partner per assicurare assistenza ai rifugiati, molti dei quali arrivano traumatizzati e con pochi effetti personali.

Gli abitanti in fuga riferiscono che gli aggressori sono equipaggiati e organizzati in modo efficiente e che alcuni rifugiati sono stati perseguitati oltre confine all’interno del Niger. Sarebbero stati oggetto di aggressioni e assassinati dai gruppi armati anche alcuni capivillaggio del Niger.

I rifugiati in arrivo, molti dei quali donne e bambini, rivelano dettagli raccapriccianti di estrema violenza.  Una bambina rifugiata di 14 anni ha riferito al personale dell’UNHCR che nel suo villaggio gli aggressori hanno ucciso oltre 50 persone, compresi i suoi familiari. Suo padre e lo sorelle più piccole, di tre e quattro anni, sono stati uccisi a colpi di pistola, mentre suo fratello, di cinque anni di età, è stato assassinato a colpi di machete. Gli assassini hanno portato via tutti gli effetti personali della sua famiglia.

Gli aggressori prendono alcune persone in ostaggio e ne lasciano libere altre affinché avvertano il resto della comunità rispetto alle conseguenze derivanti dal mancato pagamento dei riscatti e dal rifiuto di abbandonare le proprie case.

L’UNHCR sta inviando con urgenza aiuti nell’area e sta registrando i nuovi arrivati grazie a sei unità mobili operative nelle regioni di frontiera. Inoltre, ha aperto una nuova sede sul posto dispiegando personale e risorse di emergenza per rispondere alle esigenze umanitarie. Un aereo cargo 747 con a bordo 98 tonnellate di beni di prima necessità messe a disposizione dall’UNHCR è atterrato a Niamey lunedi (23 settembre). I beni sono stati distribuiti ai rifugiati e alle comunità che li accolgono nei propri villaggi.

La maggior parte dei rifugiati si trova nei villaggi a ridosso del confine maggiormente esposti alle incursioni di gruppi armati. L’UNHCR sta lavorando con le autorità locali per ricollocare i rifugiati fra dieci villaggi individuati in aree considerate più sicure.

Tuttavia, sono urgentemente necessarie maggiori risorse per sostenere i rifugiati e le comunità che li accolgono. Un piano di risposta inter-agenzie per i rifugiati lanciato questa settimana prevede la raccolta di 35,5 milioni di dollari USA fino alla fine di quest’anno. Ad oggi, è stato raccolto il 6 per cento dei fondi richiesti.

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