Nuovi flussi di rifugiati in Iraq in una settimana di violenze nel nord-est della Siria

Pubblicato il 18 ottobre 2019 alle 16:12

Per il quarto giorno consecutivo, l’UNHCR, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha accolto centinaia di rifugiati che dal nord-est della Siria hanno attraversato il confine con l’Iraq. I rifugiati provengono principalmente dalle città della Siria settentrionale – Kobani, Amoda e Qamishly e dai villaggi circostanti.

A partire da questa mattina, oltre 1.600 rifugiati siriani sono stati trasferiti dalle aree di confine al campo di Bardarash, a circa 150 chilometri a est. Il sito è stato predisposto per accogliere i recenti arrivi di rifugiati in fuga dai combattimenti nel nord della Siria.

Le persone accolte hanno raccontato ai nostri operatori di aver impiegato giorni per arrivare al confine mentre fuggivano tra bombardamenti e combattimenti. La maggior parte dei nuovi arrivati sono donne, bambini e anziani. Le loro condizioni fisiche generali sembrano buone, ma alcuni hanno richiesto un supporto psicosociale.

A sostegno della risposta guidata dalle autorità locali, i nostri team e quelli di altre agenzie e partner umanitari hanno lavorato senza sosta per trasferire i rifugiati al campo di Bardarash e far fronte ai bisogni più urgenti. Sono state allestite tende familiari per fornire riparo, e sono stati predisposti impianti idrici, servizi igienico-sanitari e altre infrastrutture di base.

All’arrivo i rifugiati ricevono pasti caldi, acqua, beni di prima necessità tra cui materassi, coperte, set da cucina, taniche e altri articoli. Sono presenti squadre mediche con ambulanze e un’unità medica mobile per fornire assistenza sanitaria, se necessario. I nostri team collaborano con diversi partner per fornire i servizi necessari, compresi supporto psicosociale e servizi di protezione. I rifugiati vengono registrati mediante scansione biometrica dell’iride e le loro esigenze specifiche vengono valutate per determinare il tipo di assistenza di cui possono aver bisogno.

Nel frattempo, in Siria, dopo una settimana di violenze nel nord-est del Paese, l’UNHCR e i suoi partner sono stati in grado di fornire assistenza salvavita a quasi 60.000 nuovi sfollati siriani e a coloro che sono stati costretti a fuggire da un campo all’altro. All’interno dei campi, quasi 23.000 persone hanno ricevuto aiuti di base e articoli invernali. L’UNHCR ha inoltre fornito la stessa assistenza ad altri 35.700 rifugiati nei ripari collettivi e nelle comunità ospitanti.

Secondo le attuali stime fornite dalle Nazioni Unite, sono circa 166.000 le persone che sono state costrette a lasciare le loro case negli ultimi sette giorni. Le famiglie recentemente sfollate continuano a cercare rifugio in campi già allestiti o improvvisati, strutture comunitarie, presso famiglie, amici o conoscenti. Molti di loro sono stati trasferiti più volte da una zona all’altra ad Al-Hassakeh, Tal Tamer e Raqqa.

Laddove possibile, i team dell’UNHCR valutano i bisogni di protezione e forniscono una risposta continua. Ogni giorno i nostri partner nel settore della protezione identificano le persone bisognose di assistenza e cure specialistiche.

La violenza ha scatenato il caos tra i civili, colpendo duramente i più vulnerabili. I nostri operatori hanno riferito di un bambino di 13 anni di Ras-Al-Ain, che si è separato dai genitori mentre correva nel tentativo di fuggire ai combattimenti. Ha seguito la folla e ha raggiunto uno dei rifugi collettivi di Al-Hassakeh, dove gli assistenti volontari dell’UNHCR hanno perlustrato instancabilmente ogni struttura di accoglienza finché non sono riusciti a trovare la famiglia del ragazzo.

A fronte dei nuovi e significativi bisogni umanitari, l’UNHCR rinnova le sue richieste di protezione per la popolazione e le infrastrutture civili. È inoltre fondamentale che gli operatori umanitari abbiano libero accesso agli sfollati affinché possano assisterli laddove necessario.

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