NUOVO RAPPORTO DENUNCIA I RISCHI DI VIOLENZA SESSUALE E DI GENERE PER LE DONNE RIFUGIATE IN TRANSITO IN EUROPA – Comunicato Stampa Congiunto UNHCR – UNFPA – WRC

Pubblicato il 21 gennaio 2016 alle 11:14

Oumo, una giovane donna sub-sahariana, sta fuggendo dalle persecuzioni che hanno causato la morte di suo cognato e la scomparsa di sua sorella. Preoccupata per la sua vita, ha intrapreso un pericoloso e difficile viaggio verso l’Europa, dove ora spera di trovare asilo e protezione. Durante il suo viaggio verso la Grecia, due volte Oumo è stata costretta a prostituirsi in cambio di un posto su un’imbarcazione e un passaporto falso. Una volta arrivata su un’isola greca, ha dormito all’aperto senza alcuna forma di riparo, privacy o accesso ad assistenza. “Ho paura che finirò per impazzire,” ha ammesso.

L’Agenzia ONU per i Rifugiati (UNHCR), il Fondo per la Popolazione dell’ONU (UNFPA) e la Commissione per le Donne Rifugiate (WRC) esprimono forte preoccupazione per i gravi rischi in cui incorrono le donne rifugiate e migranti, come Oumo ed altre, che sono in transito in Europa.

A causa delle rigide temperature invernali, questo mese meno persone si metteranno in viaggio via mare rispetto al mese scorso. Tuttavia, in media sono ancora 2.000 le persone che arrivano ogni giorno in Europa. Con i governi che impongono restrizioni e rafforzano i controlli ai confini, le strutture di accoglienza e di transito potrebbero diventare sovraffollate e ulteriormente pericolose, aumentando i rischi per donne e bambine. Rifugiati e migranti potrebbero anche decidere, spinti dalla disperazione, di ricorrere a rotte più pericolose, nelle mani dei trafficanti.

Alla data del 15 gennaio 2016, poco più del 55% delle persone arrivate sono donne e bambini, in confronto al 27% nel giugno 2015. Lungo le rotte del Mediterraneo orientale e dei Balcani occidentali la risposta umanitaria si è posta come obiettivo prioritario quello di introdurre in tutte le attività umanitarie misure di prevenzione di violenza sessuali e di genere. La capacità di prevenire, identificare e rispondere adeguatamente, dipende, però, principalmente dai singoli Stati e dalle agenzie dell’Unione Europea, che devono assumersi queste responsabilità e adottare i provvedimenti necessari.

A novembre 2015, UNHCR, UNFPA e WRC hanno condotto in maniera congiunta una valutazione sul campo rispetto ai possibili rischi a cui sono esposte donne e ragazze rifugiate e migranti in Grecia e nell’ex Repubblica Jugoslava di Macedonia. Come emerso dal rapporto che ne è seguito, “le donne che viaggiano sole o con bambini, le donne incinte, quelle che allattano, le ragazze adolescenti, le bambine non accompagnate, le bambine vittime di matrimoni precoci – loro stesse in alcuni casi già con bambini appena nati – le persone con disabilità, e donne e uomini anziani, sono tra le persone maggiormente a rischio e richiedono risposte di protezione coordinate e adeguate.” Questo progetto comune è stato il primo tra tante missioni ed esercizi di individuazione dei profili e dei bisogni che agenzie umanitarie e di advocacy stanno conducendo sul campo per valutare accuratamente i problemi presenti, e raccomandare azioni chiave per affrontarli.

Molte donne e bambine rifugiate e migranti sono già state esposte a varie forme di violenza sessuale e di genere nei loro paesi di origine, nei paesi di primo asilo o durante il viaggio verso l’Europa o in Europa stessa. Alcune tra le donne intervistate hanno raccontato di essere state obbligate a prostituirsi per “pagare” i documenti di viaggio o il viaggio stesso. Alcune donne e ragazze pur di non dover posticipare il loro viaggio e quello delle loro famiglie, si rifiutano di denunciare le violenze subite o di chiedere assistenza medica.

“La salute e i diritti delle vittime di guerre e persecuzioni, specialmente donne e giovani adolescenti, non dovrebbero essere considerati nelle risposte umanitarie come l’ultima preoccupazione. L’UNFPA sta lavorando con i suoi partner per assicurarsi che le donne rifugiate e migranti abbiano accesso ai servizi per la salute sessuale e riproduttiva, e per prevenire e rispondere alla violenza di genere,” ha detto il Dottor Babatunde Osotimehin, Direttore Esecutivo dell’UNFPA, il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione.

“Molte donne e ragazze che viaggiano sole, senza la protezione della loro famiglia e comunità, sono totalmente indifese,” ha detto Vincent Cochetel, Direttore dell’Ufficio Europeo dell’UNHCR. “Ma anche le donne che viaggiano con la famiglia sono spesso vulnerabili ad abusi. Spesso non denunciano i crimini e per questo non ricevono il sostegno di cui avrebbero bisogno. Alcune donne ci hanno raccontato di essersi addirittura sposate per disperazione.”

“Poiché le strutture di accoglienza in Europa non erano attrezzate per prevenire e rispondere alla violenza sessuale e di genere, la risposta umanitaria non è stata in grado di offrire alle donne e alle bambine la protezione che meritano e di cui hanno bisogno,” ha dichiarato Sarah Costa, Direttrice Esecutiva della Commissione per le Donne Rifugiate. “Dobbiamo impegnarci in interventi che sappiamo potranno essere utili, come l’impiego di esperti di violenza di genere lungo le rotte”.

La commissione congiunta ha valutato la risposta dei governi, degli attori umanitari, delle istituzioni e agenzie europee e delle associazioni della società civile, inadeguata e incapace di prevenire e rispondere al pericolo, allo sfruttamento e alle diverse forme di violenza sessuale e di genere di cui donne e bambine rimangono vittime in tutta Europa. Ad esempio, nonostante i tentativi dell’UNHCR e dei suoi partner di fornire strutture di accoglienza e alloggi ben illuminati e divisi per genere, molti ancora non garantiscono servizi idrici, igienici e sanitari privati e sicuri e dormitori per donne e bambini separati, esponendoli ulteriormente al rischio di violenze. Dalla valutazione congiunta è emersa l’esigenza per le associazioni della società civile e i partner umanitari di integrare misure di prevenzione e di risposta alla violenza sessuale e di genere in tutti i settori, dai servizi idrici e igienici a quelli abitativi e sanitari, oltre che quella di fornire assistenza legale e sostegno psicologico.

Il Rapporto evidenzia anche alcune raccomandazioni di base per i governi e le agenzie europee:

  • Stabilire un sistema di risposta coordinata per la protezione di donne e bambine all’interno dei confini e nelle aree di confine;
  • Prendere coscienza dei rischi associati alla protezione di queste persone, dislocare personale sul campo e mettere in atto procedure specifiche per prevenire, identificare e rispondere alla violenza sessuale e di genere;
  • Assicurare una risposta alla violenza sessuale e di genere che non ponga ostacoli alle donne nella denuncia di episodi di violenza e accesso ai servizi;
  • Prevedere canali legali di accesso alla protezione, specialmente per donne, bambini e vittime di violenza sessuale e di genere, compreso il ricongiungimento familiare, e considerare questi rifugiati con bisogni specifici come prioritari nelle opportunità di reinsediamento e ricollocamento.

 

*Per ragioni di protezione il nome ”Oumo” è stato cambiato.

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Il rapporto congiunto è scaricabile QUI: http://www.unhcr.org/569f8f419.html