Passaporto europeo per le qualifiche dei rifugiati in Italia

Pubblicato il 20 novembre 2018 alle 9:19

Roma/Strasburgo, 19 novembre 2018

Un passaporto europeo per riconoscere le qualifiche dei rifugiati e facilitare la loro integrazione nelle società europee attraverso l’istruzione e l’occupazione.

Il progetto del Consiglio d’Europa relativo al Passaporto europeo per le qualifiche dei rifugiati (EQPR) si propone di facilitare il riconoscimento delle qualifiche dei rifugiati anche in assenza di una documentazione completa.

In Italia, i valutatori di credenziali provenienti dai Centri nazionali di informazione europei (ENIC) di Francia, Germania, Grecia, Italia e Norvegia, hanno esaminato le qualifiche dei rifugiati durante le sessioni di valutazione tenutesi a Torino e a Milano dal 12 al 16 novembre.

All’apertura della riunione del Gruppo di coordinamento del progetto, tenutasi il 19 novembre a Roma presso il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Federico Cinquepalmi, Dirigente dell’Ufficio Internazionalizzazione della Formazione superiore, ha dichiarato che l’Italia ha una lunga tradizione di integrazione dei rifugiati e continuerà a sostenere l’uso del Passaporto europeo per le qualifiche dei rifugiati in collaborazione con le università italiane. Ha anche parlato dell’esperienza di CIMEA nella tecnologia blockchain.

Il Passaporto europeo per le qualifiche dei rifugiati (EQPR) è l’unico strumento internazionale progettato per facilitare il riconoscimento delle qualifiche dei rifugiati. I rifugiati possono utilizzare questo documento anche in altri paesi europei, se necessario. In questo modo si riducono i costi e gli sforzi in quanto non sarebbe necessaria alcuna ulteriore valutazione.

Nel corso della nuova fase avviatasi nel 2018, si sono tenute fino ad ora 3 sessioni, due in Grecia e una in Italia, durante le quali sono state condotte 142 interviste, e sono stati rilasciati 115 Passaporti. Complessivamente, dall’inizio del progetto sono state condotte 234 interviste ed emessi 188 Passaporti.

L’iniziativa, sostenuta dall’UNHCR sin dalla sua prima fase, ha visto la partecipazione di partner provenienti dal Belgio (Comunità fiamminga), dalla Grecia, dall’Italia, dalla Norvegia e dal Regno Unito. Il progetto si trova attualmente in una nuova fase (2018-2020) che coinvolge, oltre ai partner originali, nuovi partner provenienti dall’Armenia, dal Canada, dalla Francia, dalla Germania e dai Paesi Bassi.

Le interviste online si sono dimostrate un mezzo molto efficiente ed economico per raggiungere più rifugiati in diverse località. Le università italiane sono state di grande aiuto e il Passaporto europeo per le qualifiche dei rifugiati è considerato un documento affidabile e utile per le domande di partecipazione ai corsi universitari introdotte da rifugiati”, ha sottolineato Sjur Bergan, capo del Dipartimento dell’istruzione.

Felipe Camargo, Rappresentante Regionale per il Sud Europa dell’UNHCR, ha sottolineato l’importanza del Passaporto europeo per le qualifiche dei rifugiati, per l’integrazione locale dei rifugiati in termini di accesso al mercato del lavoro e alle università.

 

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