“Ho camminato e camminato, giorno e notte”

Quando la tua stessa identità ti mette in pericolo, devi fare una scelta: andartene, o morire. Per Estefanía*, rimanere in Honduras significava negare la propria identità o dover fare i conti, nel migliore dei casi, con violenza e persecuzione.

“In Honduras non potevo camminare per strada senza temere che mi facessero del male, o senza sentire commenti feroci rivolti a me,” racconta Estefanía. “Anche il commento meno aggressivo era comunque estremamente doloroso.”

Secondo il Cattrachas Collective, un’organizzazione per i diritti umani con sede nella capitale, dal 2017 in Honduras sono stati uccisi 64 membri della comunità LGBTI. Secondo l’organizzazione regionale RedLac Trans, il 38 % delle violenze contro le persone transessuali si verifica in strada.

Violenze e persecuzioni costringono i membri della comunità LGBTI in Honduras a vivere nascosti. La discriminazione è spesso così profondamente radicata che persone come Estefanía non hanno nemmeno accesso ai servizi di base o all’impiego.

 

“In Honduras non potevo camminare per strada senza temere che mi facessero del male.”

 

Anche dopo aver finalmente trovato lavoro in un negozio di toelettatura per cani, Estefanía doveva affrontare ogni giorno discriminazioni, minacce e messaggi di odio. È riuscita a resistere otto mesi. “Non ce la facevo più. Il livello di persecuzione e discriminazione era insopportabile, sapevo che in quanto donna transessuale in Honduras avrei incontrato molte difficoltà.”

Estefanía si è dunque trovata a un bivio: restare e sopportare le persecuzioni, o abbandonare il paese. “Non può essere peggio di quello che devo sopportare a casa, no?”, pensava.

Dopo aver detto addio alla madre, Estefanía è fuggita dall’Honduras con un gruppo di persone appartenenti alla comunità LGBTI.

“Ho camminato e camminato, giorno e notte,” ricorda, con un misto di paura e speranza. Ma era determinata a trovare un posto dove potesse sentirsi al sicuro. “Ero terrorizzata. Il viaggio era tutt’altro che sicuro, ma almeno non ero sola.”

 

“Una notte il nostro gruppo è stato attaccato,” racconta. “Sono stata picchiata e mi hanno dovuta portare in ospedale. Mi hanno dato sette punti sulla testa. Ma ne è valsa la pena.” Estefanía è infatti riuscita a raggiungere Città del Messico, dove ha presentato richiesta di asilo.

“Qui la discriminazione non raggiunge gli stessi livelli dell’Honduras. Le persone sembrano di mentalità più aperta, e sono riuscita a entrare in contatto con altri membri della comunità LGBTI che mi hanno aiutata molto.”

Ora Estefanía guarda con speranza al futuro, augurandosi di poter ricominciare la propria vita facendo il lavoro che ama. “Mi piace spazzolare i cani, fare loro la toeletta, renderli carini. Qui le persone tengono molto alla cura dei loro cani.”

Anche se trovare lavoro non è facile, Estefanía non si arrende. “Riconosco lo sguardo che alcune persone hanno quando mi vedono. Mi mandano via anche se hanno posti di lavoro disponibili. Ma mi sento al sicuro perché posso essere me stessa, e mi prendo cura dei cani dei miei amici per arrivare alla fine del mese.”

 

Trovare sicurezza in Messico

Il Messico è diventato una delle destinazioni principali delle persone bisognose di protezione internazionale, con un aumento delle richieste di asilo pari al 103% nel 2018. In un anno, da 14.596 le richieste sono diventate 29.623.

Negli ultimi mesi ci sono stati cambiamenti nelle politiche migratorie. A febbraio, il Governo ha sospeso il rilascio di permessi umanitari che consentivano l’accesso a impiego e servizi nel paese per un anno. Con l’adozione di un approccio incentrato sulla sicurezza e il controllo, la Guardia Nazionale di recente costituzione è stata inoltre dispiegata lungo il confine meridionale del paese.

L’UNHCR ha rivolto ai paesi dell’America Centrale un appello affinché vengano discusse e programmate azioni coordinate per rispondere in maniera efficace e sostenibile alle sfide legate agli esodi, dando la priorità alla protezione della vita umana e alla buona gestione delle frontiere.

L’UNHCR ha inoltre aumentato il personale e intensificato le proprie attività in Messico al fine di sostenere l’attuazione del Quadro Regionale Integrale per la Protezione e le Soluzioni (conosciuto come MIRPS), adottato dal governo, in particolare per quanto riguarda l’esame delle richieste di asilo e la garanzia di protezione per richiedenti asilo, rifugiati e altre persone bisognose di protezione internazionale.

 

I nomi sono stati cambiati per proteggere le persone coinvolte.