Donne in fuga dalle mutilazioni genitali subiscono violenze in Libia

Di Vania Turner e Béla Szandelszky | 18 ottobre 2017

Oltre 200 milioni di donne e ragazze nel mondo sono state vittime di mutilazioni genitali, mentre tre milioni sono ritenute a rischio ogni anno

CATANIA, Italia – Aisha (Il nome è stato cambiato per ragioni di protezione) aveva sette anni quando nella sua Costa d’Avorio è stata sottoposta a quest’operazione. Sua sorella maggiore ne aveva solo quattro quando le hanno fatto la stessa cosa. Lo scorso anno Aisha è fuggita insieme alla sorella minore per salvarla dalla mutilazione.

Ma anziché trovare sicurezza, è caduta nella crudele realtà delle reti dei trafficanti. Ha vissuto l’incubo della prigionia per nove mesi, durante i quali ha subito ripetuti abusi e ha assistito all’uccisione di molte persone che erano imprigionate con lei.

 

L’UNHCR, l’Agenzia ONU per i Rifugiati, chiede che vengano adottate delle misure volte alla prevenzione dei rischi di violenze sessuali e di genere e alla creazione di canali legali per le persone che fuggono dalle persecuzioni.

Giovedì 17 ottobre l’UNHCR ha espresso la sua preoccupazione per le condizioni deplorevoli in cui vengono tenuti i rifugiati e i migranti in Libia.

Per oltre una settimana l’UNHCR ha lavorato contro il tempo per soddisfare le necessità di più di 14.500 migranti e rifugiati tenuti prigionieri in vari luoghi, tra i quali fattorie, case e magazzini nella città costiera di Sabratha, in Libia, e nei dintorni.

I rifugiati e i migranti sono stati portati in un hangar nell’area di Dahman che funge da punto di raccolta sin dall’inizio della crisi. Da lì, le autorità provvedono a trasferire i rifugiati e i migranti in centri di detenzione ufficiali all’interno dei quali le associazioni umanitarie forniscono assistenza salvavita.

Le autorità libiche stimano che 6.000 migranti e rifugiati siano ancora in balia dei trafficanti. Se confermato, questo dato porterebbe il numero totale di rifugiati e migranti a Sabratha a 20.500, inclusi quelli già ospitati nelle strutture ufficiali.

Lo staff dell’UNHCR si trova sul campo sin dall’inizio di questa crisi umanitaria, fornendo assistenza in tutte le località nelle quali i rifugiati e i migranti sono stati trasferiti, e ha avviato delle valutazioni per determinare bisogni e vulnerabilità.

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