Filippo Grandi chiede al Consiglio di Sicurezza ONU una risposta decisa per far fronte agli esodi di rifugiati

Filippo Grandi ha sottolineato che è possibile affrontare la stigmatizzazione senza precedenti che colpisce rifugiati e migranti.

NEW YORK – Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha ricordato ieri, 9 aprile 2019, ai leader internazionali del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il loro ruolo fondamentale nel trovare risposte urgenti agli esodi incessanti in tutto il mondo, in un momento in cui la retorica tossica e velenosa su rifugiati e migranti è in aumento.

In un discorso rivolto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a New York, Grandi ha indicato la strada da percorrere per far fronte alle crisi che si verificano nel mondo.

“Ritengo che sia sbagliato considerare quanto sta accadendo una crisi globale, che non è possibile gestire”, ha affermato. “Con la volontà politica, che qui rappresentate al più alto livello, [e] attraverso migliori risposte così come sancito nel Global Compact sui Rifugiati, adottato a dicembre dall’Assemblea Generale, è possibile e urgente affrontare queste crisi, e in quanto membri del Consiglio di Sicurezza avete un ruolo fondamentale in questo senso.”

68.5 milioni di persone in tutto il mondo, un numero senza precedenti, sono state costrette a fuggire. Tra loro vi sono circa 25.4 milioni di rifugiati, di cui più della metà ha meno di 18 anni, e la maggior parte è accolta in paesi in via di sviluppo.

 

“L’85 % dei rifugiati nel mondo si trova in paesi poveri o a reddito medio. È lì la vera crisi.”

 

L’Alto Commissario ha rivolto tre appelli ai membri del Consiglio di Sicurezza. Ha innanzitutto esortato a lavorare congiuntamente per far fronte alla mancanza di pace e di sicurezza, causa principale delle crisi.

“La gran parte dei quasi 70 milioni di rifugiati e sfollati interni è in fuga da conflitti”, ha sottolineato. “Se si prevenissero o risolvessero i conflitti, la maggior parte dei flussi di rifugiati scomparirebbe. Eppure, da dove ci troviamo possiamo osservare strategie di risoluzione dei conflitti e di pacificazione estremamente frammentarie, oltre che insufficienti.”

L’Alto Commissario ha menzionato le violenze crescenti in Libia, dove l’intera popolazione civile è a rischio, e ha espresso particolare preoccupazione per i rifugiati e i migranti intrappolati nei centri di detenzione nelle zone in cui divampano i combattimenti.

 Filippo Grandi ha poi riferito del ricollocamento, da parte di UNHCR, di più di 150 persone dal centro di detenzione di Ain Zara nel sud di Tripoli al Centro di raccolta e partenza dell’UNHCR, situato in un’area sicura nelle vicinanze.

Filippo Grandi ha inoltre rivolto un appello agli Stati Membri per rafforzare il sostegno ai paesi che ospitano i rifugiati. “L’85 % dei rifugiati nel mondo si trova in paesi poveri o a reddito medio. È lì la vera crisi. Occorre intensificare il sostegno a questi paesi”, ha affermato. “La loro ospitalità non deve essere data per scontata.”

L’Alto Commissario ha evidenziato in particolare l’eccezionale solidarietà dimostrata in America Latina a fronte dell’esodo di 3.4 milioni di venezuelani verso 15 paesi nella regione, tra cui Colombia, Perù, Ecuador e Brasile.

“Il nostro appello per far fronte alle crisi che si verificano in quella regione è uno dei più scarsamente finanziati a livello mondiale”, ha affermato. “Il mancato sostegno a quei paesi lascerà i governi esposti agli effetti delle crisi.”

L’Alto Commissario ha aggiunto che il Global Compact sui Rifugiati – un nuovo quadro di riferimento internazionale approvato dagli Stati Membri lo scorso dicembre – garantirà la condivisione delle responsabilità nel fornire sostegno a quanti sono costretti a fuggire da conflitti e persecuzioni, oltre che alle comunità che li ospitano.

Filippo Grandi ha inoltre esortato i membri del Consiglio di Sicurezza a collaborare per rimuovere gli ostacoli che impediscono alle persone di fare ritorno volontariamente e in condizioni di dignità e sicurezza ai loro paesi d’origine.

 

“Anche scegliere di non tornare è un diritto.”

 

“Sempre più dobbiamo affrontare le sfide di uno scenario in cui la pace non è del tutto garantita”, ha dichiarato. “[Ma questo] molto spesso significa che i rifugiati sono spinti a tornare nel proprio paese in condizioni tutt’altro che ideali.”

“Riteniamo che il ritorno sia un diritto”, ha affermato Filippo Grandi. “Ma anche scegliere di non tornare è un diritto.”

L’Alto Commissario ha fatto riferimento al desiderio di circa sei milioni di rifugiati siriani di tornare alle proprie case, ma ha sottolineato che molti esitano a fare ciò, a causa di varie preoccupazioni tra cui quelle relative agli alloggi, al lavoro, e alla sicurezza, oltre che a proprietà e documenti.

“Abbiamo bisogno di garantire l’accesso dell’UNHCR e del personale delle Nazioni Unite alle aree cui le persone fanno ritorno, al fine di creare la fiducia necessaria ai rifugiati per prendere una decisione così difficile”, ha aggiunto Filippo Grandi.

L’Alto Commissario ha inoltre fatto riferimento al Myanmar, dove il ritorno dei rifugiati non sarà possibile senza la garanzia di condizioni di dignità e sicurezza, soprattutto alla luce della perdurante insicurezza nello stato settentrionale del Rakhine.

Facendo eco a quanto affermato da Filippo Grandi, alcuni membri del Consiglio di Sicurezza hanno espresso grande preoccupazione per l’entità degli esodi a livello mondiale, e hanno rinnovato il loro impegno nel sostenere le popolazioni colpite, riconoscendo il legame tra conflitti e ingenti spostamenti di persone, oltre alla necessità di lavorare congiuntamente per affrontare le cause profonde dei conflitti.

Numerosi Stati Membri hanno poi espresso la speranza che l’adozione del Global Compact sui Rifugiati dia nuovo slancio alla cooperazione internazionale per far fronte agli esodi di rifugiati e richiedenti asilo, coinvolgendo nuovi attori provenienti dal settore privato e dello sviluppo.

Molti hanno inoltre ripreso l’insistenza di Filippo Grandi sul diritto al ritorno volontario, consapevole e dignitoso per le persone che hanno abbandonato le proprie case.