Grande emozione per i rifugiati etiopi di ritorno a casa

Decine di rifugiati sono di ritorno a casa in Etiopia orientale dal campo di Kakuma in Kenya.

Di Catherine Wachiaya a Nairobi, Kenya | 21 febbraio 2020

Ardo Hassan Kowdan è fuggita dall’Etiopia in Kenya 11 anni fa, e da allora sogna il giorno in cui sarebbe potuta tornare a casa. Quando mercoledì si è imbarcata sull’aereo che da Kakuma, nel nord-est del Kenya, l’avrebbe portata a Dire Dawa, nell’Etiopia orientale, è stato un momento di grande emozione.
“Sono estremamente felice di tornare dove sono nata e dove ho dato alla luce i miei tre figli”, dice la quarantatreenne.

Abdirashid Mohumed, 24 anni, ha fatto un cenno d’intesa mentre le stava accanto. Si era vestito per l’occasione con una giacca grigio antracite e una camicia blu a quadri.

“Sono felice al 100% di tornare a casa. Mi sono mancati molto la mia famiglia e i miei amici”, ha detto.

I due sono tra i 76 etiopi che questa settimana sono tornati a casa dal campo rifugiati di Kakuma, il gruppo più numeroso ad essere tornato volontariamente finora.

“Sono felice al 100% di tornare a casa. Mi sono mancati molto la mia famiglia e i miei amici”.

Questo ritorno, sostenuto dall’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e dai governi di Etiopia e Kenya, fa parte di una tendenza crescente in cui migliaia di rifugiati etiopi della regione scelgono di tornare a casa. Sono motivati, in parte, dall’impatto delle recenti riforme politiche ed economiche in patria.

Undici persone sono tornate l’anno scorso e si prevede che quest’anno ne seguiranno altre 4.000, su un totale di circa 28.500 rifugiati etiopi in Kenya.

La maggior parte dei rimpatriati proviene dalla regione somala dell’Etiopia e vive da oltre un decennio come rifugiati. Più della metà sono donne e ragazze, alcune nate e cresciute nel campo.

L’UNHCR sta fornendo alle persone che decidono di tornare a casa un pacchetto di aiuti che includono denaro contante e indennità di trasporto, in modo che possano viaggiare verso i loro luoghi d’origine.
Quando l’aereo è finalmente atterrato a Dire Dawa, i passeggeri sono sbarcati, con l’aria felice. Il personale dell’UNHCR, guidato da Ann Encontre, Rappresentante UNHCR in Etiopia, li ha accolti così come i funzionari dell’ARRA, l’agenzia del governo etiope che si occupa dei rifugiati e il personale dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni.

“Tutti i rifugiati hanno il diritto di tornare volontariamente nel loro Paese, quando ritengono che sia il momento giusto, in sicurezza e dignità”, ha detto Encontre. “Tornano a casa e si stabiliscono con le loro famiglie e nei villaggi da cui sono dovuti fuggire e l’UNHCR è davvero felice oggi”.

Il gruppo è stato registrato e ha ricevuto un pasto di benvenuto. Hanno trascorso la notte a Dire Dawa prima di recarsi a Jijiga, la capitale della regione somala dell’Etiopia.

I rimpatriati hanno grandi speranze per il futuro, ma l’incontro con le loro famiglie e gli amici viene prima di tutto.

“Credo che morirò di felicità”.

“Voglio solo festeggiare il mio ricongiungimento con la mia famiglia”, ha detto Abdirashid. “Voglio godermi quel momento, prima di pensare a cosa farò per vivere”.

Dopo un lungo periodo di assenza, sarà fondamentale per loro ricevere un sostegno continuo dal governo, dall’UNHCR e da altre agenzie per ricominciare la loro vita.

Ardo ha detto che vuole che i suoi figli, che hanno 16, 17 e 18 anni, tornino a scuola il più presto possibile e ha idee per avviare un’attività.

“La vita come rifugiati non è stata facile, perché ho faticato a crescerli e a educarli”, ha detto. “Ho bisogno del sostegno del governo e dell’UNHCR per la mia nuova vita”.

Ma prima, la sua priorità è tornare a casa e incontrare la madre e i parenti.

“Credo che morirò di felicità”, ha detto.

Ulteriori informazioni da Samuel Otieno a Kakuma, Kenya, Helle Degn e Kisut Gebre Egziabher a Dire Dawa, Etiopia