La “marsupio-terapia” aiuta a salvare i neonati prematuri in Camerun

Le giovani mamme hanno a disposizione un modo semplice ma efficace per salvare la vita dei neonati prematuri attraverso l’iniziativa congiunta di UNHCR e Gates Foundation.

Di Xavier Bourgois e Melvis Lu-uh Kimbi a Bertoua, Camerun | 27 aprile 2020

Per tutta la sua vita Absatou ha vissuto circondata dalla natura selvaggia. Ma fino a poco tempo fa non aveva mai sentito la parola canguro, nè ne aveva mai visto uno. Ora è una grande fan di uno dei simboli più famosi dell’Australia.
Absatou è una rifugiata di 22 anni della Repubblica Centrafricana, paese che ospita elefanti, ippopotami, giraffe e una specie unica di gorilla. Come migliaia di suoi connazionali, è fuggita dalla violenza qualche anno fa e da allora vive nel campo di Gado, nel Camerun orientale.

Mentre culla una neonata tra le sue braccia, racconta: “E’ nata due mesi prima del tempo. Pesava meno di due chili. Pensavo che l’avrei persa”.

Ha spiegato di aver già perso due bambini, entrambi nati prematuri.

Questa volta, la vita della sua bambina è stata salvata grazie alla marsupio-terapia (Kangaroo care).

Si tratta di una forma semplice ma geniale di cura neonatale ispirata al modo in cui i canguri si prendono cura dei loro piccoli.

Il pilastro della marsupio-terapia – che ha salvato la vita di molti piccoli – è il costante contatto pelle a pelle. Avvolto vicino al petto della madre, il bambino mantiene una temperatura corporea stabile grazie al calore naturale generato dal suo corpo.

Al contrario della maggior parte degli ospedali e delle cliniche, il monitoraggio e la cura dei neonati prematuri sono più difficili in aree remote come questa. Qui l’ospedale locale non dispone di elettricità costante o di un generatore affidabile e la mancanza di cure specializzate rende alto il rischio di mortalità per i neonati prematuri.

Prima della marsupio-terapia, le madri riempivano bottiglie di plastica con acqua calda e le mettevano attorno ai neonati prematuri per tenerli al caldo. Questo stratagemma non era molto efficace in quanto i bambini potevano facilmente scottarsi o subire un calo di temperatura quando l’acqua si raffreddava.

“Perdevamo regolarmente i bambini a causa dell’ipotermia. Andavamo nel panico quando facevamo nascere un bambino prematuro di 800 o 900 grammi”, ha spiegato Monique Meka, un’ostetrica dell’ospedale principale del distretto di Garoua Boulai, a circa 25 chilometri dal campo di Gado, che è stato costruito nel 2014 e ospita 25.000 persone.

Aggiunge che la maggior parte dei neonati morirebbe durante il tragitto verso l’ospedale regionale di Bertoua, a circa quattro ore di distanza, l’unico nella regione ad avere la capacità di gestire questo tipo di casi.

Finanziato dalla Bill & Melinda Gates Foundation attraverso l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e la sua agenzia partner, Africa Humanitarian Action, il progetto ha trasformato l’assistenza neonatale nella zona dalla sua nascita alla fine del 2018.

Il personale medico ha ricevuto una formazione su questa terapia e a sua volta ora la insegna a madri come Absatou e Dourou, 23 anni, che tiene stretto al petto suo figlio. Alla nascita, pesava appena due chili. Ora ha raddoppiato il suo peso.

“Oltre al calore del corpo, c’è anche la parte emotiva. Il bambino è costantemente in contatto con la madre che percepisce immediatamente se qualcosa non va”, ha spiegato Monique.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, oltre 20 milioni di neonati nati ogni anno pesano meno di 2,5 chilogrammi, di cui oltre il 96 per cento nei Paesi in via di sviluppo.

La marsupio-terapia è raccomandata per la cura dei neonati prematuri e dovrebbe essere avviata nelle strutture sanitarie non appena i neonati sono clinicamente stabili.

Il Dr. Benoit Kayembe, un funzionario dell’UNHCR con sede a Yaounde, ha aggiunto che la marsupio-terapia ha contribuito a mitigare molti dei rischi che accompagnano la nascita dei bambini.

“Avevamo un alto rischio di mortalità per le madri perché i neonati prematuri non potevano affrontare il viaggio verso l’ospedale principale. Le donne partorivano a casa e usavano la medicina tradizionale per guarire, rischiando più infezioni”, spiega.

Aggiunge che il progetto ha migliorato l’accesso delle madri alle cure sanitarie, ha aumentato la formazione del personale medico e ha aumentato la comprensione delle donne sull’importanza di partorire in una clinica.

“Le donne hanno acquistato fiducia e questo ci ha aiutato a salvare molte vite”, ha aggiunto.

Inoltre, quasi 700 kit per la marsupio-terapia – sacchetti realizzati con un tessuto speciale che trattiene il calore – sono stati distribuiti alle madri in sei campi rifugiati nel Camerun orientale. Tuttavia, i bisogni sono ancora enormi. Solo sei dei 42 centri sanitari che l’UNHCR sostiene nel Camerun orientale stanno beneficiando del progetto.

Nel centro sanitario di Mbile, un gruppo di giovani madri sono raggruppate in due piccole sale parto. Quattro giovani madri si riposano dopo il parto qualche giorno prima. Sembrano tutte stanche e malnutrite.

“Non ho latte da dare ai miei gemelli e non ho soldi per comprarne un po’”, ha spiegato Salamatou, madre di sette figli.

Il numero di pazienti supera chiaramente lo spazio limitato e l’insufficienza di cibo che causa la malnutrizione è un problema costante per la maggior parte delle donne.

“Questo progetto ha avuto un grande impatto e speriamo che venga esteso”, ha detto Kayembe.