L’assistenza in denaro offre ai rifugiati la possibilità di scegliere

Il programma di assistenza in denaro dell’UNHCR permette a milioni di persone di ricevere protezione, soddisfare i propri bisogni con dignità e diventare più resilienti.

Recandosi ad un bancomat di Beirut con una carta prepagata, Manar Al Sayer, una vedova siriana, può ritirirare alcune sterline libanesi digitando un codice PIN.

Soldi in mano, ora può stabilire le priorità per le spese mensili per sé e i suoi tre figli: Aseel, di sei anni, Abdullah, di nove, e Osaima, di 12. “Utilizzo il denaro per far andare i miei figli a scuola la mattina”, spiega. “Lo uso per pagare il trasporto scolastico dei miei figli e sono molto felice di essere finalmente in grado di pagare qualcosa”, aggiunge. Costretta a fuggire dalla sua casa a Homs nel 2012 a seguito di un bombardamento, Manar ha cercato asilo nel vicino Libano l’anno successivo. Dopo la morte di suo marito in un incidente stradale, ora è lei ad essere a capo della famiglia.

“Ora non ci viene più imposto ciò che dobbiamo comprare”.

Una volta occupatasi della scuola dei suoi figli, Manar può organizzare le spese per il resto del mese.“Ho promesso ai miei figli di comprare loro delle pantofole con parte dell’assistenza in denaro di questo mese. E lo farò perché ho i soldi per farlo”, aggiunge.

Manar, che ha 29 anni, è tra i milioni di rifugiati che in decine di paesi in tutto il mondo hanno potuto assumere un maggiore controllo delle proprie vite da quando nel 2016 l’UNHCR ha iniziato ad espandere il programma di assistenza in denaro.

Il programma ha l’obiettivo di aiutare i rifugiati, i richiedenti asilo, i rimpatriati, gli sfollati interni e gli apolidi a soddisfare le proprie esigenze in modo dignitoso, di proteggerli e di promuoverne la resilienza. Negli ultimi due anni il programma ha aiutato 10,5 milioni di persone in difficoltà in 94 paesi. Attualmente l’assistenza in denaro fornita dall’UNHCR è maggiore rispetto agli aiuti materiali. La maggior parte del denaro viene erogato senza restrizioni, il che significa che i rifugiati stessi possono scegliere come spenderlo. Ciò va a beneficio dell’economia locale in quanto i rifugiati acquistano beni essenziali nei negozi locali e pagano per i servizi locali.

“Con i contanti abbiamo la libertà di scelta. Ciò che acquistiamo non ci è più imposto”.

“Prima potevamo spendere l’assistenza in denaro solo nei supermercati. Ma da quando sono stati messi a disposizione anche i contanti, abbiamo la libertà di scelta. Ciò che acquistiamo non ci è più imposto”, afferma Manar.

Mentre Manar dà priorità alle spese per la scuola dei suoi figli, altre persone che rientrano nel mandato dell’UNHCR, dalla Grecia al Niger alla Somalia, usano l’assistenza in denaro per pagare l’affitto, comprare medicine, pagare i debiti o persino avviare attività commerciali. Flessibile e innovativa, l’iniziativa aiuta persino gli sfollati che vivono in alcuni dei luoghi più remoti dove l’UNHCR è presente, come i campi in Niger.

Nel campo di Tabareybarey, nell’Africa occidentale, l’UNHCR ha distribuito ai rifugiati 2.500 telefoni cellulari. Usando pagamenti elettronici sicuri – il cosiddetto “Mobile Money”– l’UNHCR sta assistendo 10.000 uomini, donne e bambini fuggiti dall’instabilità in Mali.

Un SMS notifica ai beneficiari l’avvenuto versamento dell’assistenza. I beneficiari possono quindi ritirare il denaro presso il negozio di telefonia – una cabina rossa situata nel campo – o pagare le merci direttamente con i loro telefoni nei negozi locali.

“Abbiamo visto che fornire denaro anziché merci è uno dei modi migliori per soddisfare i bisogni fondamentali dei rifugiati qui in Niger”, afferma Robert Heyn, Programme officer dell’UNHCR, responsabile per gli interventi in denaro nel paese. “È economicamente più vantaggioso, dà ai rifugiati la dignità di scelta e ha anche un impatto molto positivo sull’economia locale. Quindi ne traggono beneficio allo stesso tempo i rifugiati e l’economia ospitante”.

“Ne traggono beneficio allo stesso tempo i rifugiati e l’economia ospitante.”

Coloro che ricevono Mobile Money non hanno più bisogno di portare con sé contanti nel portafoglio, ma possono accedere al loro denaro “ogni volta che ne hanno bisogno, ogni volta che è necessario, e possono anche lasciare denaro sui loro conti Mobile Money”, dice Heyn. I rifugiati apprezzano la flessibilità e la sicurezza. Tra questi anche Zeinabu Warekoufaf, originario del Mali. “Quando i soldi sono nel cellulare, nessuno sa cosa hai e se qualcuno te lo ruba, non può sapere di quanto disponi”, dice.

Recandosi in un negozio nel campo, Zeinabu usa i contanti per comprare zucchero, tè e cous cous, così come matassine di lana dai colori vivaci con le quali produce cuscini destinati alla vendita. Molti dei negozianti hanno aumentato le loro entrate da quando i rifugiati hanno iniziato a ricevere denaro e sono contenti di questa soluzione.

L’UNHCR spera che la libertà e la sicurezza offerte da Mobile Money consentano ai rifugiati come Zeinabu di lasciare i campi e di integrarsi nella comunità locale, dove poter vivere in maniera più indipendente e sostenibile.

Nel 2016 e 2017, i primi due anni di attivazione dell’assistenza in denaro, l’UNHCR ha distribuito un totale di 1,2 miliardi di dollari americani, in collaborazione con i governi, altre agenzie delle Nazioni Unite, le organizzazioni non governative e il settore privato.

Le più grandi operazioni fino ad oggi si trovano in Libano, Afghanistan, Giordania, Somalia, Ucraina, Sudan, Iraq, Egitto, Siria e Turchia. Da allora sono state avviate operazioni in altri paesi tra cui il Bangladesh, dove il programma assiste circa 45.000 rifugiati Rohingya che vivono in insediamenti informali.

“La prima cosa che farò è pagare i nostri debiti, che ammontano a circa 200 taka (2,50 dollari USA), e poi useremo questi soldi per comprare del cibo”, dice Samuda, una madre sola con una figlia di 15 anni, in occasione del lancio del progetto pilota nel Bangladesh sudorientale ad aprile. L’assistenza in denaro copre  l’intero arco temporale degli esodi, dalle persone sfollate all’interno e oltre i confini del loro paese, a coloro che scelgono di tornare a casa quando le condizioni sono abbastanza sicure – tra questi, migliaia di somali.

“La prima cosa che farò è pagare i nostri debiti, che ammontano a circa 200 taka (2,50 dollari USA)”.

Quasi tre decenni di guerra civile nel Corno d’Africa hanno costretto oltre due milioni di persone a fuggire nei paesi vicini. Con il miglioramento della sicurezza nel paese di origine, 80.000 rifugiati sono finora rimpatriati volontariamente. Per loro, l’assistenza in denaro si sta rivelando vitale per poter ricostruire le proprie vite nella ancora fragile terra natia.

Qui l’UNHCR fornisce assistenza in denaro attraverso il suo partner Amal Bank – che nelle città e nelle aree remote della Somalia offre una gamma di servizi finanziari che vanno dai trasferimenti di denaro alla microfinanza. L’Agenzia eroga un pacchetto di sovvenzioni a coloro che sono rimpatriati, tra cui un unico stanziamento di un’indennità in denaro, un sostegno mensile, un’indennità per ogni figlio e un finanziamento per l’alloggio. Quale passo importante verso la piena reintegrazione, coloro che hanno fatto ritorno al proprio paese dispongono anche di conti bancari personali che consentono loro di ricevere e risparmiare denaro.

Aisha, una donna di 55 anni madre di 5 figli, che ha trascorso 25 anni come rifugiata a Dadaab, in Kenya, è tra i beneficiari. Al suo ritorno in Somalia all’inizio del 2017, Aisha aveva ricevuto una sovvenzione di 200 dollari americani destinata al rimpatrio e alla reintegrazione. Ha usato i soldi per aprire un piccolo negozio a Kismayo, dove vende una varietà di prodotti, dalle banane e i cocomeri alle penne.

Coloro che hanno fatto ritorno al proprio paese dispongono anche di conti bancari personali che consentono loro di ricevere e risparmiare denaro.

Aisha lavora nel suo negozio, rifornito di articoli acquistati dai grossisti locali del paese, che si sta ora rimettendo in piedi dopo decenni di guerra e instabilità. “Mi permette di soddisfare la maggior parte dei bisogni della mia famiglia”, racconta Aisha. Altri usano le sovvenzioni e l’assistenza in denaro per comprare terra e bestiame, o per avviare un’attività. Tra questi ultimi c’è Mohamed Noor Omar, 47 anni, che dopo essere fuggito dalla guerra civile in Somalia nei primi anni ’90, si era rifugiato nel campo di Kakuma in Kenya. Anche qui però aveva di fronte un futuro incerto.

Con l’attrattiva delle sovvenzioni per un totale di 1.600 dollari americani, l’anno scorso è tornato a Mogadiscio, capitale della Somalia, dove ha usato parte del denaro per comprare una barca da pesca. Ha poi collaborato con una persona del posto, che disponeva di un motore per mettere in moto la barca.

Uscendo in mare al massimo alle 6 di mattina, Mohamed guadagna da 7 a 10 dollari americani al giorno, a seconda del pescato, e adesso sta cercando di far crescere la sua attività come qualsiasi altro imprenditore. “Quello che guadagno è abbastanza per soddisfare i miei bisogni essenziali”, dice Mohamed, che vuole comprare reti migliori per catturare più pesce, e un motore fuoribordo che può portarlo al largo. “In questo modo posso migliorare le mie condizioni di vita”.

Reportage di Rima Cherri e Houssam Hariri in Libano, Caroline Gluck in Bangladesh, Robert Heyn in Niger, and Njoki Mwangi e Urayayi Mutsindikwa in Somalia.