Le condizioni di vita dei richiedenti asilo a Moria, Grecia

Filippo Grandi, testimone delle condizioni di vita dei richiedenti asilo nel centro di Moria a Lesbo, invita gli Stati europei ad aiutare la Grecia ad affrontare la situazione.

Di Josie Le Blond a Lesvos, Grecia | 28 novembre 2019

Ibrahim Mohamed e la sua famiglia sono fuggiti dalla Siria all’inizio di quest’anno, quando i bombardamenti hanno distrutto la loro casa. Hanno cercato sicurezza in Europa, ma ora vivono fuori da un affollato centro di accoglienza e identificazione a Moria, sull’isola greca di Lesbo.
Sono fuggiti da una situazione intollerabile, per trovarsi in un’altra.

“Guardate le condizioni qui, vi sembra umano?” dice Ibrahim, 49 anni. Gesticola verso i ripari in legno e teli di plastica che ha costruito per se stesso e la sua famiglia.

Molti dei vicini di casa di Ibrahim nell’improvvisato e sovraffollato campo conosciuto come Olive Grove (“L’uliveto”) hanno detto di sentirsi allo stesso modo. L’avvicinarsi dell’inverno ha peggiorato le cose.

Fragili tende, pedane di legno e teli di plastica non potevano competere con il forte vento e la pioggia di questa settimana. L’acqua sporca ha reso i sentieri scivolosi e si è infiltrata nelle abitazioni, impregnando coperte e vestiti.

A peggiorare le cose, migliaia di uomini, donne e bambini nel campo mancano di privacy e sicurezza. L’energia elettrica e l’acqua calda mancano e le persone hanno scarso accesso ai servizi medici. Ci sono stati ripetuti episodi di violenza e disordini.

Le condizioni sono inaccettabili, ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, mercoledì scorso durante una visita al campo.

“Quello che stiamo vedendo qui a Lesbo è molto preoccupante”.

Filippo Grandi ha invitato gli Stati europei a sostenere la Grecia nell’affrontare la situazione e ha lanciato un appello urgente affinché migliaia di richiedenti asilo siano trasferiti in alloggi migliori.

“Quello che stiamo vedendo qui a Lesbo è molto preoccupante”, ha detto Grandi, che si trovava sull’isola nell’ambito di una visita di tre giorni in Grecia. “Siamo in Europa. Non possiamo accettare che persone in difficoltà vivano in condizioni così orribili”.

La situazione a Moria si è fortemente deteriorata dall’ultima visita di Grandi nel 2016, soprattutto a causa del sovraffollamento. Attualmente circa 30.000 richiedenti asilo vivono in cinque centri di accoglienza nelle isole dell’Egeo, progettati per sole 5.400 persone.

In questo contesto, Grandi ha accolto con favore le misure adottate dal governo greco per alleviare la situazione, tra cui l’impegno a trasferire 20.000 persone in condizioni migliori sulla terraferma.

“Siamo incoraggiati a concentrarci su aspetti importanti della situazione: migliore sistemazione, trasferimento verso la terraferma, processi più rapidi per determinare lo status giuridico e il futuro di queste persone”, ha detto.

Grandi ha anche elogiato la popolazione greca per aver accolto e ospitato i richiedenti asilo. Quest’anno la Grecia ha ricevuto più richiedenti asilo di Italia, Spagna, Malta e Cipro messi insieme. La maggior parte erano famiglie provenienti da Afghanistan, Siria e Iraq.

“C’è bisogno di solidarietà, c’è bisogno di compassione, c’è bisogno di capire che quello che la Grecia sta facendo con incredibile generosità e apertura deve essere condiviso più ampiamente”, ha detto Grandi. “Dobbiamo stare tutti dalla parte della Grecia”.

Grandi ha anche visitato il personale e i partner dell’UNHCR del vicino centro di accoglienza Kara Tepe. Ha parlato con donne che hanno espresso preoccupazione per le violenze domestiche e sessuali. Gestito dal comune di Mitilene e dall’UNHCR, Kara Tepe ospita attualmente 1.300 richiedenti asilo, con particolare attenzione ai casi vulnerabili.

“I minori non accompagnati hanno bisogno di soluzioni”.

Grandi ha anche incontrato la vedova siriana Ibtisam e i suoi figli con esigenze particolari dal punto di vista medico. La famiglia è fuggita in Grecia attraverso la Turchia a seguito di un attentato dinamitardo alla loro casa che ha ucciso cinque membri della famiglia, compresi il marito e la sorella di Ibtisam.

Grandi ha visitato una classe di un centro educativo a Mitilene ed ha espresso preoccupazione per la situazione dei giovani richiedenti asilo e dei rifugiati. Ha fatto appello all’Europa per aiutare i 5.000 minori non accompagnati in tutta la Grecia, di cui 1.000 sono a Lesbo.

“I minori non accompagnati hanno bisogno di soluzioni in termini di rifugio sicuro, istruzione e prospettive future”, ha detto.

Ad Atene, Grandi ha incontrato il primo ministro Kyriakos Mitsotakis e i rappresentanti del governo per discutere di azioni pratiche e di principio per risolvere le sfide urgenti che la Grecia sta affrontando, nonché soluzioni a lungo termine per aiutare i rifugiati a diventare autosufficienti e integrarsi.

L’Alto Commissario ha sottolineato i temi chiave dell’integrazione e della condivisione delle responsabilità con un gruppo di sindaci che hanno aperto le loro città ai rifugiati in un incontro ospitato dal sindaco di Atene Kostas Bakoyannis.