Un nuovo inizio per i bambini venezuelani a rischio di apolidia

Una nuova misura concede la cittadinanza ai bambini nati da genitori venezuelani in Colombia, aiutando migliaia di neonati a rischio di apolidia.

Di Jenny Barchfield a Bogotá, Colombia | 14 ottobre 2019

Un pomeriggio di inizio settembre, mentre puliva l’appartamento seminterrato che condivide con gli altri 11 membri della sua famiglia allargata con cui è fuggita dal Venezuela, Yonielys Villegas ha sentito un forte dolore addominale. Ha pensato che non poteva avere nulla a che fare con la sua gravidanza, visto che era solo al settimo mese. Ha pensato che doveva essere solo un mal di stomaco.

Ma il dolore è peggiorato, e ha iniziato a perdere sangue. I membri della famiglia hanno tirato Yonielys fuori dal letto e l’hanno aiutata a scendere dalla ripida collina su cui è arroccata la baraccopoli dove vivono. L’hanno portata in un vicino ospedale pubblico e lì i medici hanno eseguito un cesareo d’emergenza. Il bambino, Enmanuel, era vivo ma pesava solo 1,7 chili. E’ stato portato in un’incubatrice, dove sarebbe rimasto per settimane, attaccato ad un respiratore.

“I medici mi hanno detto che mio figlio non sarebbe sopravvissuto se fossimo stati ancora in Venezuela”, ha detto Yonielys, 25 anni. La neomamma proviene dalla città di Puerto Cabello, sulla costa caraibica del Venezuela, ed è arrivata in Colombia insieme al marito e al figlio di 4 anni alla fine del 2018. “E’ solo perché siamo qui, dove possiamo ottenere cure mediche adeguate, che è sopravvissuto”.

“Secondo le regole precedenti, questi bambini erano essenzialmente apolidi – è così semplice. Non c’è un altro modo di dirlo”.

I medici colombiani hanno salvato la vita del piccolo Enmanuel. Ora una nuova misura promulgata dal governo cerca di garantire che insieme a migliaia di altri bambini nati come lui da genitori venezuelani, abbia la possibilità di sfruttarla al meglio. Nell’ambito di questa misura, ai bambini nati sul suolo colombiano da genitori venezuelani viene ora concessa la nazionalità, che elimina le barriere all’accesso all’istruzione, all’assistenza sanitaria e ad altri diritti fondamentali di cui godono i cittadini colombiani.

In passato, solo i bambini con almeno un genitore colombiano o nati da genitori stranieri con i requisiti di residenza potevano ottenere la cittadinanza colombiana. Con l’interruzione dei servizi pubblici di base in Venezuela e nei consolati del paese all’estero spesso è impossibile ottenere documenti di identità per confermare la nazionalità venezuelana. Di conseguenza i neonati sono stati lasciati in un limbo, senza nessuna nazionalità nè i diritti ad essa associati.

“Secondo le regole precedenti, questi bambini erano essenzialmente apolidi – è così semplice. Non c’è un altro modo di dirlo”, ha detto Alcides Aguilar Piratova, funzionario dell’anagrafe del distretto di San Cristóbal di Bogotá, una zona popolare dove gli alloggi relativamente economici hanno fatto da calamita per molte famiglie venezuelane.

Ci sono milioni di apolidi in tutto il mondo. Senza nazionalità, vengono negati loro anche i diritti fondamentali come l’istruzione, l’assistenza sanitaria, il lavoro e la libertà di movimento. Spesso, gli apolidi non sono in grado di fare neanche cose essenziali come vedere un medico, trovare un lavoro, aprire un conto in banca, comprare una casa, sposarsi o anche comprare una carta SIM per il cellulare.

“Questa misura avrà un effetto duraturo”. 

La nuova misura ha posto la Colombia all’avanguardia nella prevenzione dell’apolidia tra i rifugiati e i migranti venezuelani. Entrata in vigore nell’agosto 2019, la misura rimarrà valida per due anni e includerà retroattivamente i bambini nati dal gennaio 2015. Circa 27.000 bambini nati in Colombia da genitori venezuelani stanno acquisendo la nazionalità colombiana.

Ciò significa che il personale degli uffici di registrazione, come quello del distretto di San Cristóbal, deve passare al setaccio i loro registri per identificare i bambini che hanno diritto a ricevere la nazionalità colombiana e modificare i loro certificati di nascita, un compito che richiede molto tempo e molto lavoro.

L’UNHCR, l’OIM e l’UNICEF si sono mobilitati per aiutare a pagare il personale supplementare in alcuni degli uffici di registrazione con il carico di lavoro più pesante. L’obiettivo è di completare la modifica di tutti i certificati di nascita dei bambini idonei entro la fine dell’anno.

“Sebbene la costituzione colombiana stabilisca che tutti i bambini sotto i cinque anni dovrebbero poter accedere ai servizi di base come l’assistenza sanitaria, la realtà è che le persone senza documenti colombiani spesso si trovano di fronte a veri e propri ostacoli”, ha detto Leonardo Guerrero, assistente responsabile del programma presso l’ufficio dell’UNHCR a Bogotà.

“Questa misura avrà un effetto duraturo, garantendo che quando questi bambini cresceranno e avranno ancora più bisogno di utilizzare servizi pubblici – come le scuole – vi avranno lo stesso accesso di qualsiasi altro cittadino colombiano”.

“So che essere colombiano gli renderà le cose molto più facili”.

Oltre quattro milioni di venezuelani sono fuggiti dalla scarsità di cibo e medicine, continui blackout, violenza e disfunzioni diffuse nel paese. La maggior parte cerca sicurezza nei paesi vicini dell’America Latina e dei Caraibi.  Più di 1,4 milioni di persone vivono in Colombia.

Per le famiglie con bambini nati dopo l’entrata in vigore della misura, la transizione ha funzionato perfettamente.

Quando Yeika* è andata a registrare la nascita di suo figlio Luiger*, il personale dell’ufficio di registrazione ha semplicemente incluso una nota in fondo al certificato di nascita che dichiara che il ragazzo era colombiano.

“Sono molto sollevata”, ha detto Yeika, che ha affrontato il difficile viaggio via terra dalla sua casa nella città costiera di Maracaibo alla capitale colombiana quando era incinta di quattro mesi. “So che essere colombiano gli renderà le cose molto più facili”.

Se vuoi sapere di più su come puoi fare la differenza nella vita di neonati come Enmanuel e Luiger, unisciti alla nostra campagna #IBelong per porre fine all’apolidia.

* I nomi sono stati cambiati per motivi di protezione.